"Il Giubileo annunciato da Papa Francesco è un'altra di quelle manifestazioni che come l'Expo di Milano richiede molta attenzione e un impegno preventivo rilevante da parte dell'intelligence, dato che si tratta di un evento di portata mondiale", afferma ad Affaritaliani.it il presidente del Copasir Giacomo Stucchi. "Verrà fatto tutto quello che normalmente viene compiuto in questi casi, visto che c'è una marcata caratteristica religiosa e questo rende l'evento molto delicato. Bisogna attivarsi perché non accada nulla. Inizia ora la procedura per prevenire eventuali situazioni difficili e la macchina viene posta in essere fin da questi giorni. Un lavoro che però non parte da zero, in quanto va a sommarsi a tutto ciò che è già in essere in un contesto attuale comunque non semplice". Stucchi aggiunge: "Si lavorerà con con tutte le autorità coinvolte per il Giubileo. Si lavorerà quindi anche con le istituzioni vaticane preposte alla sicurezza. Come qualsiasi evento che riguarda la Chiesa Cattolica, ad esempio una canonizzazione di un personaggio importante, verrà eseguita una seria attività preventiva". Per quanto riguarda l'Expo, il presidente del Copasir spiega: "Continua il monitoraggio. I problemi sono di due tipi: da una parte la lotta alla criminalità organizzata, e questa riguarda soprattutto la parte di preparazione all'evento, e successivamente possibili gesti di natura terroristica. Su entrambi le questioni si è operato e si sta lavorando per ottenere i migliori risultati possibili in termini di rispetto della legalità e di controllo della sicurezza dei luoghi e delle persone che li visiteranno".
lunedì 16 marzo 2015
domenica 15 febbraio 2015
AFFARI ITALIANI - 15/02/15 - Stucchi (Copasir): "Inevitabile l'intervento militare in Libia"
Il presidente del
Copasir, Giacomo Stucchi, parla con Affaritaliani.it della crisi libica.
"La situazione in Libia è realmente pesante e per questo ritengo che un
intervento militare sia inevitabile". E ancora: "Una delle
conseguenze di un intervento internazionale in Libia, che comporterebbe
prioritariamente il recupero di un pieno controllo delle coste, sarebbe lo stop
alle partenze delle carrette del mare". Quanto all'allarme terrorismo,
Stucchi afferma: "Sono preoccupato dai cosiddetti 'lone-wolf', ovvero i
lupi solitari che sono la componente del "terrorismo molecolare" dai
comportamenti più difficilmente prevedibili". "La
situazione in Libia è realmente pesante e per questo ritengo che un intervento
militare sia inevitabile. Non solo per riportare la situazione alla normalità e
per fermare l'espansione dell'Isis, che aumenta incessantemente le aree sotto
suo controllo, ma anche per impedire possibili conseguenze pericolose che
potrebbero riguardare in modo preoccupante tutta l'Europa e non solo
l'Italia". Il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, parla con Affaritaliani.it
della crisi libica. "La situazione è tale per cui per porre fine alle
azioni militari dell'Isis vedo difficile una soluzione diversa dall'intervento
sul terreno. Non parlo di un'azione isolata dell'Italia e di altri 3 o 4 stati,
ma di un intervento tramite l'Onu di 'peace enforcing' o di altro strumento che
risulti adeguato. Mi auguro che nei prossimi giorni il Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite ne discuta con urgenza e assuma una decisione in tal
senso". C'è il rischio che terroristi islamici si nascondano tra i
profughi che arrivano in Italia? "In questo momento, vista la
situazione, ogni soggetto che arriva in Italia viene controllato in modo più
approfondito. Nulla può essere lasciato al caso, ovviamente. Certo tutto è
possibile ma che possa realmente accadere non è così facile. Evidenzio anche
che una delle conseguenze di un intervento internazionale in Libia, che
comporterebbe prioritariamente il recupero di un pieno controllo delle coste,
sarebbe lo stop alle partenze delle carrette del mare, eliminando quindi alla
radice anche questo pericolo ". Stucchi aggiunge: "Sono più
preoccupato dai cosiddetti 'lone-wolf', ovvero i lupi solitari che sono la
componente del "terrorismo molecolare" dai comportamenti più
difficilmente prevedibili. Questi personaggi agiscono in modo autonomo come
abbiamo visto in Danimarca e possono causare eventi anche drammatici . Ma una
cosa è la possibilità, una cosa la probabilità e una cosa ancora la certezza
assoluta che qualcosa accada e la nostra intelligente lavora in questa
direzione. Certo che non possiamo stare tranquilli, dire che non ci sono
possibili pericoli. Dobbiamo essere consapevoli di quanto sta accadendo attorno
a noi e vivere questa situazione con razionale preoccupazione".
giovedì 5 febbraio 2015
IL GIORNO - 05/02/15 - Uccise il ladro, chiede la grazia. Il caso Monella ora torna al Quirinale
Il caso del benzinaio di Vicenza indagato per aver sparato e ucciso un bandito armato che insieme ad alcuni complici che aveva assaltato la gioielleria confinante con il distributore di carburante, ha riacceso i riflettori sui vari episodi di vittime di furti e rapine che hanno reagito sparando contro chi li minacciava e per questo si sono trovati nei guai con la giustizia. Uno di questi casi avvenuto nella Bassa Bergamasca, dovrebbe approdare presto sul tavolo del nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale verrà presentata la domanda di grazia per Antonio Monella, 54 anni, l’imprenditore bergamasco di Arzago d’Adda. L’uomo è stato infatti condannato in via definitiva a 6 anni e 2 mesi di reclusione per aver ucciso con un colpo di fucile, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2006, un ladro albanese di 19 anni, Ervin Hoxha, che era entrato nella sua villetta e che stava allontanandosi dopo aver rubato il suv parcheggiato in cortile. Monella si trova rinchiuso nel carcere di Bergamo dall’8 settembre scorso, giorno in cui, una volta diventata definitiva la sentenza, si era presentato spontaneamente al cancello della casa circondariale di via Gleno accompagnato dal figlio. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenuto il 26 gennaio scorso a Bergamo per un convegno sulla legalità organizzato dal Pd alla Borsa Merci, ha promesso di interessarsi del caso e di portarlo davanti al Capo dello Stato. E che il neopresidente dovrà decidere sul caso-Monella lo ha confermato nei giorni scorsi il senatore della Lega Nord Giacomo Stucchi, presidente bergamasco del Copasir: «Misureremo le scelte del nuovo presidente della Repubblica - ha detto l’esponente del Carroccio - e sottoporremo la richiesta di grazia per Antonio Monella. Ci auguriamo che risponda subito». La Lega Nord si è sempre battuta in favore dell’imprenditore e non ha intenzione di mollare la presa. Per questo il 26 gennaio, in occasione dell’arrivo nel capoluogo orobico del ministro Orlando, aveva organizzato un sit in di protesta, al quale avevano partecipato i vertici del Carroccio bergamasco e una trentina di sindaci lumbard con la fascia tricolore e lo striscione “Grazia per Antonio Monella”, già appeso fuori da numerosi Comuni in questi mesi. All’esponente del governo il segretario provinciale del Carroccio, Daniele Belotti, aveva consegnato le centinaia di firme raccolte tra gli esponenti istituzionali della Lega. Il più convinto sostenitore della grazia all’imprenditore di Arzago d’Adda è il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che nelle scorse settimane si era scagliato contro Orlando, reo di non aver ancora firmato il fascicolo, impedendo che il documento arrivasse sul tavolo di Giorgio Napolitano prima delle sue dimissioni. «Il ministro - aveva tuonato Calderoli - mi aveva promesso che il documento sarebbe stato firmato entro la settimana precedente l’addio di Napolitano, ma ciò non è accaduto. Inoltre ha rigettato la parte della risoluzione sulla giustizia presentata dalla Lega laddove richiedevamo ogni iniziativa utile, entro i limiti di competenza del ministro, volta alla concessione della grazia di Antonio Monella». Favorevoli alla grazia, però, non sono solo gli esponenti leghisti: anche il sindaco di Arzago, il segretario provinciale Pd,Gabriele Riva, pur criticando le “strumentalizzazioni” leghiste, si è dichiarato in favore della grazia.
giovedì 29 gennaio 2015
IL GIORNALE - 29/01/15 - IN TUTTA EUROPA LOTTA ALLA JIHAD. DA NOI TERZO RINVIO AL DECRETO
Londra, Francia e persino l'indolente Unione europea sono già pronti a combattere il
terrorismo islamico con
nuove leggi
e nuove armi. Il nostro governo
invece discute e temporeggia.
Il terzo rinvio del decreto legge
contenente le nuove, indispensabili
norme antiterrorismo
viene giustificato, a ben tre settimane
dall'attacco a Charlie Hebdo, con
la necessità di concentrarsi sull'elezione del presidente. «Fare un decreto su questi temi mentre sono in corso le consultazioni per l'elezione del capo dello Stato non c'è
sembrato giusto», spiega il sottosegretario con delega ai Servizi, Marco Minniti
negando, però,
l'esistenza di divisioni all'interno del governo. Una giustificazione che non soddisfa il presidente del Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) Giacomo Stucchi. «Resto esterrefatto nel vedere che norme destinate a venir
ratificate pochi giorni fa verranno
approvate, se tutto andrà bene,
appena la prossima settimana. Mai
come stavolta - dichiara Stucchi al Giornale - erano presenti tutti gli
elementi
d'urgenza previsti dalla Costituzione. Ogni giorno perduto è un giorno regalato ai terroristi».Secondo
Stucchi dietro l'ennesimo rinvio non
c'è la nomina del Capo di Stato,
mala questione della «superprocura»,
l'organismo chiamato a coordinare tutte le indagini sul terrorismo e a sintonizzarsi non solo con l'intelligence nazionale, ma con tutte le autorità simili a livello europeo e internazionale. Osteggiata da quanti, come il presidente del Copasir, ritengono «superfluo mettere in campo un'ulteriore struttura non ancora collaudata e di dubbia efficacia», la Superprocura è vista con diffidenza anche da chi ritiene imprudente condividere con la magistratura le informazioni sull'operato dei servizi segreti. Ecco perché la soluzione potrebbe essere la trasformazione della Superprocura in un'appendice della Direzione nazionale antimafia. Una soluzione sottoscritta ieri, a nome
dell'intelligence, da Marco Minniti.
«La cosa migliore - spiega il sottosegretario
- è creare una sezione specializzata
nel terrorismo all'interno della
Direzione nazionale antimafia, in
modo da avere un elemento di forte
coordinamento in una struttura che
già esiste senza partire da zero».
Mentre governo e istituzioni italiane
discutono, gli altri Paesi europei sono già in trincea. Nel Regno Unito il decreto con le norme che prevedono il blocco alle frontiere dei reduci
jihadisti, maggiori controlli su
intemet e telefoni e una stretta
vigilanza su università, prigioni e
luoghi di culto risale allo scorso novembre.
La Francia, colpita al cuore dai
jihadisti, ha impiegato due
settimane per approvare lenormevolute
dal primo ministro Manuel Valls che
prevedono investimenti p er 425
milioni di euro e la creazione di 2600
nuovi posti di lavoro. E persino il Parlamento europeo, regno di tutti i rinvii e ritardi burocratici, ha discusso ieri il nuovo piano antiterrorismo proposto dalla Commissione Ue.Il piano prevede tra l'altro la
raccolta elaregistrazione fino a cinque
anni dei dati personali di tutti i
passeggeri che viaggiano da e per
l'Europa. E tra le 42 tipologie di
informazioni registrate, non
rientreranno solo nominativi,
indirizzi e metodi di pagamento, ma perfino le preferenze alimentari. La sceltadiun
menu islamico rigorosamente halal
sarà ad esempio motivo di
segnalazione e comporterà la
registrazione in un database centrale
al quale avranno accesso polizia e
forze di sicurezza. Nulla comunque in confronto a quello che già avviene negli Stati Uniti. Lì, come spiega il Wall Street Journal, è già perfettamente operativo - e a disposizione di tutte le forze
di polizia e
di sicurezza - un sistema di rilevamento delle targhe attraverso telecamere capace di registrare ed immagazzinare
i movimenti degli automobilisti su tutte le principali strade degli Stati Uniti.
mercoledì 28 gennaio 2015
IL GIORNALE.IT - 28/01/15 - CHIUDERE I CENTRI ISLAMICI CHE VIOLANO LE NORME
Lo scrittore e giornalista, ospite del Movimento universitario padano, ha presentato il suo libro edito dal «Giornale»: «Non perdiamo la testa», e ha incontrato i cittadini pavesi nell'aula magna dell'Università in piazza Leonardo Da Vinci, per una conferenza dibattito dedicata a «L'inverno arabo. Conseguenze della primavera araba». Un'analisi su illusioni e realtà del mondo islamico anche alla luce della terribile strage del 7 gennaio nella redazione del giornale parigino «Charlie Hebdo». Con Magdi Allam c'era anche il presidente del Copasir (il comitato parlamentare di controllo sui servizi) il leghista Giacomo Stucchi. Notevole spiegamento di forze dell'ordine, ma Stucchi ha spiegato che è importante non cambiare la propria vita e le proprie abitudini per paura della minaccia terroristica. Fra i relatori anche Toni Iwobi, responsabile immigrazione della Lega Nord, militante di origine nigeriana che aveva già affiancato il segretario Matteo Salvini sul palco del Duomo nel corso della manifestazione leghista di Milano. Grande attenzione è stata riservata al tema dei centri islamici. «Bisogna chiudere tutti le moschee che non rispettino rigorosamente le norme» ha avvertito Allam. E l'applauso più lungo e convinto lo ha riscosso il no all'apertura della moschea di Pavia. «Bisogna fare le barricate». Il tema è sentitissimo in città e ha spaccato la maggioranza. Dopo un clamoroso pronunciamento del capogruppo del Pd Davide Ottini, infatti, pochi giorni fa anche il sindaco ha bocciato la richiesta della comunità islamica locale, spiegando in Consiglio comunale che il progetto presentato era sovradimensionato e previsto oltretutto in un'area verde.
venerdì 23 gennaio 2015
AFFARI ITALIANI - 23/01/15 - INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL COPASIR SEN. GIACOMO STUCCHI
Ci sono novità sui rischi di attentati terroristi in Italia? "Posso dire che
siamo stati aggiornati costantemente è che questa settimana ci è stato fornito
un nuovo elenco di soggetti che si sono aggiunti alla lista di coloro che
vengono seguiti con attenzione dall'intelligence. Abbiamo verificato anche come
alcune di queste persone siano già oggetto di indagine da parte della
Magistratura. L'incremento del numero di soggetti inseriti negli elenchi da una
parte fa piacere, perché dimostra che c'è attenzione massima da parte dei
nostri servizi di sicurezza ma, dall'altra, preoccupa perché vuole dire che in
questo momento c'è un numero maggiore di persone potenzialmente
pericolose".Questi
soggetti sono in Italia?"Alcuni di questi sono in
italia ma la maggior parte all'estero e molti fuori dall'Europa".Che cosa sapete di queste persone?
"Sappiamo i loro nomi e dove vivono, si cerca di capire chi incontrano e
si valutano i loro comportamenti. Non vi posso peró rivelare il numero
esatto". Sono meno
di cento?"Sì, certamente. Si tratta comunque di un numero
di soggetti la cui consistenza non è tale da impedire a chi opera sul campo di
seguirli in modo adeguato. Non è un numero eccessivo, ribadisco che non
parliamo di migliaia di soggetti, però mi lasci dire che l'allerta deve essere
massima anche se ci trovassimo di fronte ad un solo caso. Ed essendo più di uno
la preoccupazione è più che legittima".Qual è il lavoro della nostra intelligence?
"Lavora per evitare che possibili atti terroristici diventino probabili o,
speriamo di no, concreti. L'impegno è massimo. Confido in loro". Ci sono anche italiani?"Alcuni
sono o erano residenti in Italia e alcuni, pochi, sono anche cittadini
italiani. Molti di questi non sono più vivi, sono morti in Siria combattendo
per l'Isis. E tanti di questi hanno o avevano una cittadinanza straniera e
diversi di loro si trovano ancora tra Iraq e Siria". Tra questi soggetti ci sono anche i
famigerati foreign fighter?"Certamente sì". Quali sono i luoghi più a rischio?"Tutto
il mondo occidentale è potenzialmente in pericolo. Poi che all'interno del
mondo occidentale ci siano zone o città o luoghi che possono risultare più
rischiosi è quasi ovvio. In Italia come in altri paesi europei è chiaro che i
rischi maggiori di attentati sono i classici luoghi dove ci può essere una
concentrazione maggiore di gente. Per questo anche da noi i target sono quelli
dove troviamo persone che utilizzano mezzi di trasporto di massa piuttosto che
per il tempo libero o quelli religiosi. Gli obiettivi possono essere molti. Per
questo la sfida è ardua".L'Italia
sta facendo abbastanza per la prevenzione?"Le forze
dell'ordine e gli uomini dei servizi ci stanno mettendo il massimo impegno. Il
governo ha recepito la richiesta del Copasir e inserirà in un prossimo decreto
legge lo stanziamento di più risorse per avere più uomini per combattere il
terrorismo internazionale. Incremento di risorse anche per le attrezzature
contro il cyber-terrorismo, ovvero per seguire siti e/o blog dove ci possono
essere le avvisaglie di chi vuole compiere atti di cyber-terrorismo. Molto
importanti sono anche le garanzie funzionali, pure queste in fase di
approvazione, che permetteranno ai nostri agenti di agire sotto copertura anche
a livello internazionale per ottenere informazioni utili al fine di prevenire
problemi che possono verificarsi in Italia".Il Vaticano è nel mirino? "E' un
simbolo dell'Occidente, come tantissime altre realtà in Europa. Tutti i
potenziali obiettivi vengono controllati il più possibile nella speranza che si
eviti quello che può accadere. Ma non ci sono specifici e circostanziati segnali
di allarme. Questo però non ci deve indurre a sottovalutare il pericolo".
lunedì 19 gennaio 2015
CORRIERE.IT - 19/01/15 - Il Copasir: «C’è stata contropartita ma dodici milioni sono troppi»
Il presidente Giacomo Stucchi sull’ipotesi che sia stato pagato un riscatto per la liberazione delle due ragazze: «Sarebbe inaccettabile un pagamento così elevato»
Continua il dibattito politico, e non solo, sull’ipotesi che sia stato pagato un riscatto per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Interviene il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica: «Contropartite ci sono sempre quando uno riesce a liberare ostaggi - spiega ai microfoni di Sky Tg24 il presidente del Copasir Giacomo Stucchi - ma non sempre sono di tipo economico». Il presidente Stucchi aggiunge, poi, che la cifra di 12 milioni di euro circolata «sembra esagerata dal tipo di informazioni che io ho. In ogni caso, sottolinea Giacomo Stucchi, «a prescindere dall’importo, pagare dei soldi, poi magari utilizzati per comprare armi, sarebbe sicuramente un errore da non fare», meglio «individuare altre soluzioni», meno «dannose anche per il futuro perché se io faccio vedere che sono disponibile a pagare poi tutte le persone che si recano in certe zone diventano un bancomat per i terroristi. Mercoledì - ricorda ancora il presidente del Comitato per la sicurezza della Repubblica - avremo una riunione di Comitato (in calendario l’audizione del direttore del Dis, Giampiero Massolo, ndr) in cui ci verrà illustrato tutto l’iter del sequestro: in quella occasione il Parlamento, perché il Copasir è il Parlamento per le questioni legate all’intelligence, verrà reso edotto di tutti questi passaggi e faremo le nostre valutazioni». Se si fosse pagato quel riscatto sarebbe inaccettabile».Per Stucchi, resta il fatto che le due volontarie «sono state avventate e anche un po’ sprovvedute, perché non ci si reca in zone così senza preparazione, sono luoghi molto delicati dove nemmeno le associazioni che vengono gestite da professionisti spesso si recano. Anche Amnesty ha ricordato che sulla cooperazione non si scherza e non si improvvisa, è un messaggio importante anche perché le conseguenze quando si tratta di affrontare un sequestro non solo, seppure importanti, di tipo economico: occorre impiegare risorse e uomini in territori delicatissimi, che mettono a repentaglio la loro stessa sicurezza».
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