domenica 9 agosto 2015

AFFARI ITALIANI.IT - 09/08/15 - MIGRANTI/ STUCCHI (COPASIR): FERMARE GLI SBARCHI, PERICOLO TERRORISTI

Il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, ad Affaritaliani.it: il vero pericolo con i barconi "sono i cosiddetti 'lone wolf', ovvero i lupi solitari, che potrebbero attivarsi all'improvviso". Quanto al Giubileo...

"Bisogna assolutamente fermare tutti questi sbarchi, impedendo le partenze dalla Libia". Lo afferma ad Affaritaliani.itil presidente del Copasir, Giacomo Stucchi. "E' da febbraio che si dice che bisogna bloccare la partenza di questi soggetti, ma sono passati sei mesi e non è stato fatto. Intanto, però, sono arrivate 100mila persone in più. Il senatore Stucchi, quanto all'ipotesi che tra i migranti in arrivo possano esserci anche potenziali terroristi, afferma: "Tutto è possibile. E' evidente che è meno probabile che arrivino con i barconi terroristi strutturati, ovvero persone su cui sono stati investiti tanti soldi per l'addestramento e che hanno impiegato tanto tempo per essere in possesso delle conoscenze necessarie per colpire. E' logico che sia più difficile ma non è affatto impossibile". Il vero pericolo con i barconi "sono i cosiddetti 'lone wolf', ovvero i lupi solitari", spiega il presidente Stucchi. "Potrebbero arrivare con i barconi o attraverso la rotta balcanica o con altri mezzi e strade. Non è possibile impedirlo e potrebbero attivarsi all'improvviso". Infine, in vista del Giubileo a Roma, il presidente del Copasir spiega: "E' una delle manifestazioni più delicate e quindi la si segue costantemente durante la sua preparazione, come per l'Expo o per altri eventi. Non ci sono al momento allarmi particolari ma l'attenzione è elevata su diversi fronti".

giovedì 6 agosto 2015

IL GIORNALE - 06/08/15 - "ANCHE L'ITALIA E' NEL MIRINI DELL'ISIS"

Il Senatore Giacomo Stucchi è il presidente del COPASIR, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Da mesi si dichiara a favore di un intervento militare in Libia e avverte l’Italia del rischio dei “lupi solitari” ispirati dall’Isis. Sen. Stucchi, i terroristi dello Stato Islamico ogni giorno minacciano l’Occidente e l’Italia ovviamente rientra tra gli obiettivi di conquista dichiarati dal Califfato. In un e-book pubblicato di recente dall’Isis, i musulmani vengono invitati a unirsi in “gang, al fine ultimo della conquista di Roma”. Quanto è esposta l’Italia ai pericoli del terrorismo islamico? L’Italia è esposta al pari delle altre comunità occidentali. Altri hanno già avuto problemi, anche se in realtà anche noi indirettamente al Bardo abbiamo subito le conseguenze del terrorismo. La verità è che siamo tutti nel mirino. Noi ovviamente siamo particolarmente attrattivi, ciò è dovuto alla presenza nel nostro paese di importanti punti di riferimento della religione cristiana. Ma questo non basta. L’obiettivo delle organizzazioni terroristiche è creare terrore appunto, dunque i target potrebbero essere religiosi, ma anche laici, come una metropolitana per esempio. Ma noi perché ancora non abbiamo subito direttamente un attacco? E’ così per adesso. Chi dice che non accadrà sicuramente nulla, illude i cittadini. Non è possibile avere un controllo così stringente del territorio da poter escludere qualunque rischio. Siamo nel mirino quanto gli altri. E’ una fortuna se ancora non è accaduto. Detto questo gli altri sono più esposti dall’interno, avendo sul territorio più cittadini di seconda generazione, ma cresciuti in famiglie provenienti da paesi esteri. Faccio spesso l’esempio della teoria della “Torre Eiffel”: in Francia gli immigrati arrivano credendo di essere in credito nei confronti dell’Europa, si aspettano di andare a vivere sugli Champs Elysees, ma poi finiscono nelle banlieue e lì si accorgono di vivere peggio di prima. Questo provoca frustrazione e porta a vedere con un occhio ostile il paese che li ospita. Poi c’è chi invece vive in Europa da sempre, o addirittura chi vi è nato, ma rifiuta di seguire il percorso dei genitori, rifiutando in buona sostanza di integrarsi. Senatore quanto è reale la possibilità che sui barconi in partenza dalla Libia si possano nascondere dei terroristi? Se parliamo di terroristi strutturati, è difficile che il barcone venga utilizzato come strumento per raggiungere l’Europa. Il discorso è diverso se parliamo invece di terroristi con una preparazione limitata, sui cui le organizzazioni terroristiche hanno investito poco. Al momento quella dei barconi non è una vera e propria minaccia. Lei più volte ha parlato del pericolo dei “lupi solitari”. Ci può spiegare meglio chi sono e come vengono monitorati? Se noi pensiamo ad al-Qaeda abbiamo davanti una struttura grande, quindi più facile da penetrare. Se invece riflettiamo su Charlie Hebdo, ci accorgiamo di essere davanti a dei “lupi solitari”, quindi persone difficilmente rintracciabili: non usano cellulari, email e messaggi. Vivono apparentemente integrati, vanno al bare frequentano luoghi non riconducibili all’estremismo islamico. Spesso si attivano senza dare segnali che possano suonare come un avviso. Quello dei lupi solitari è un pericolo reale. Qual è la soluzione all’instabilità che regna in Libia?  L’arma della diplomazia non è più sufficiente. Stiamo perdendo tempo cercando fare andare d’accordo Tripoli con Tobrouk, ma sappiamo benissimo che questo accordo non arriverà a breve. Dobbiamo imporre la pace, ovviamente il tutto sotto l’egida delle Nazioni Unite. Sen. conosciamo il numero certo degli italiani andati in Siria e in Iraq a combattere nelle file dell’Isis? Certamente. Il numero viene aggiornato settimanalmente. Per quanto riguarda i cittadini italiani, dunque persone con il passaporto italiano, il numero dei foreign fighters è molto al di sotto delle cento unità. Dei quattro italiani rapiti proprio in Libia, non sappiamo ancora molto. Per adesso solo scambi di accuse tra Tripoli e Tobrouk. Qual è la direzione intrapresa dai servizi per ottenere il rilascio dei nostri connazionali? Siamo al lavoro. Le informazioni sul posto sono state acquisite da professionisti che già altre volte hanno operato. Stiamo parlando di persone rischiano direttamente, ma che in circostanze simili hanno fatto un ottimo lavoro. Al momento non posso dirle di più. La Libia non è un paese tranquillo, ma sappiamo operare sul campo con maggiore facilità rispetto che in altre nazioni. Non siamo in Siria per intenderci. Alba Libica aveva annunciato la liberazioni dei 4 italiani in un massimo di dieci giorni. Come dobbiamo leggere questi annunci? Non dobbiamo prendere per buono ogni tweet lanciato da soggetti che dicono di conoscere i fatti. Parlano sapendo di avere un’eco internazionale ed è questo il loro obiettivo. Il mondo dei servizi seziona ogni informazione ricevuta, fa un controllo approfondito prima di dichiarare la credibilità di questi annunci. Tripoli ha bisogno di una sponda internazionale per potersi affermare e questa volta ci ha provato con l’Italia. E’ partendo da questa analisi che dobbiamo leggere questi avvisi. Gentiloni nei giorni scorsi ha parlato di un sequestro a scopo di estorsione. Come dovrebbe comportarsi l’Italia davanti ad una richiesta di denaro per ottenere la liberazione dei prigionieri? La vita umana viene prima di tutto e quindi l’obiettivo centrale è riportare a casa i nostri concittadini. Dobbiamo però distinguere i sequestri eseguiti da criminali “ordinari”, i quali molto spesso chiedono semplicemente denaro, da quelli perpetrati da vere e proprie organizzazioni terroristiche. Per quanto riguarda quest’ultimo caso, capita che le detenzioni siano più lunghe e alla fine portino ad una “contropartita”. Se si ritiene che questo scambio sia equo allora ci si può muovere. I sequestri non si risolvono quasi mai solo con il pagamento in denaro.

lunedì 13 luglio 2015

IL TEMPO - 11/07/15 - "GLI HACKER NON HANNO I DATI DEI NOSTRI 007"

Parla Giacomo Stucchi, presidente Copasir: "Trafugato solo il software non le informazioni"
«Secondo le informazioni in mio possesso da noi la situazione è sotto controllo. Per quanto riguarda i dati riservati dell'intelligence italiana infatti non credo si possa ripresentare lo scenario di una nuova WikiLeaks. Quello che accadrà in altri Paesi che usavano il software non possiamo saperlo». All'indomani dell'hackeraggio subito da Hacking Team che produce software spia utilizzati da 007 e forze dell'ordine di molti Paesi, tra cui anche l'Italia, il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, torna sul rischio che informazioni riservate su intercettazioni e monitoraggi fatti dai nostri servizi segreti, possano finire in mani sbagliate. È possibile che in mano degli hacker, e non solo, siano finiti dati sensibili sul lavoro dei servizi segreti? «Mi hanno rassicurato sul fatto che gli hacker non possano arrivare al materiale su cui ha lavorato l'Aise. Il risultato dell'utilizzo del software è rimasto solo all’interno di Forte Braschi. L'azienda fornitrice del software che generava trojan si limitava ad installarlo sul computer dei clienti ma non poteva sapere su quali obiettivi veniva usato. È importante capire che Hacking team faceva solo i software per entrare nei computer. Questi trojan venivano installati automaticamente con l'apertura di email spedite ai soggetti "target" o in altri modi simili. Ciò consentiva da remoto di avere lo specchio di ciò che veniva fatto dal pc e controllarlo per vedere quello che stava accadendo magari intorno al soggetto. Questo, però, non lo faceva Hacking Team, quindi i dati esfiltrati, per quanto riguarda il comparto intelligence, non contengono quello che è stato fatto dall'Agenzia interessata, ma sono dati amministrativi, contatti, fatture. A quanto mi risulta, infatti, non c’è pericolo che i dati Aise siano finiti nelle mail dell'azienda che, ripeto, vende il programma a clienti che poi lo usano in totale autonomia». Il problema dell'utilizzo del software spia, però, è che una volta installato non è possibile rimuoverlo.  «In effetti pare che sia così, che rimanga nei dispositivi, ma sembra che gli antivirus aggiornati in queste ore lo rileveranno e lo neutralizzeranno. Forse il problema più delicato è che il codice sorgente ora è pubblico e quindi si trovano programmi freeware creati utilizzandolo. Questo significa che chiunque potrebbe scaricarli liberamente, magari per fare controlli illegali. Mi dicono però che gli aggiornamenti di firewell e antivirus che verranno rilasciati nelle prossime ore permetteranno di individuarli e "spegnerli"». E le autorizzazioni per utilizzarlo? «Le forze dell'ordine sono sempre autorizzate dalla Procura competente. Per i servizi segreti, invece, occorre una autorizzazione preventiva del Procuratore Generale della Corte d'Appello di Roma che ha una durata definita. Poi il materiale raccolto, dopo aver ottenuto gli elementi informativi ricercati, deve essere distrutto. Non può infatti essere utilizzato in giudizio». Francesca Musacchio

LA STAMPA - 13/07/15 - "SERVONO CONTROLLI PIU' SEVERI SU CHI LAVORA PER I SERVIZI"



Stucchi (Copasir): "Il caso Hacking team deve farci riflettere" 
Senatore Giacomo Stucchi, quanto sono preoccupati i nostri servizi segreti per l’attacco informatico alla società HackingTeam? «Guardi, senza oscillare tra letture troppo allarmiste o eccessivamente riduttive, il problema è che quel software che utilizzavano i nostri servizi, ma anche le forze di polizia, e da quel che vedo anche molti clienti nel mondo, tra qualche giorno sarà disattivato dagli antivirus. Da quel momento, il software-spia cesserà di funzionare e addio indagini. C’è poi il secondo pericolo che sulla base del codice sorgente possano trovarsi presto in Rete dei programmi d’intercettazione a disposizione di tutti. Temo un facile, nonché illegale, spionaggio fai-da-te». to disattivato». Da quanto le hanno detto, si possono temere danni anche alle indagini fin qui svolte? Gli hacker che hanno violato la società d’informatica di Milano potrebbero avere l’elenco dei soggetti intercettati o addirittura pezzi di intercettazione? «Da quanto è stato riferito al Copasir, questo pericolo non esiste. A meno che qualcuno tra i clienti della Hacking Team non sia stato tanto pazzo da mettere per iscritto in una mail i suoi bersagli». Scusi, ma nel software c’era una backdoor, ossia un ingresso, o no? Teoricamente da Milano avrebbero potuto supervisionare su ogni intercettazione in atto nel mondo. «La backdoor in effetti esisteva, ma solo in entrata, per permettere gli aggiornamenti del software, non in uscita. Ci è stato spiegato che i dati sensibili erano diretti esclusivamente ai clienti della Hacking Team. I quali, in Italia, erano esclusivamente forze di polizia e l’Aise e hanno operato le intercettazioni su autorizzazione della magistratura». Se davvero la storia finirà qui, limitata a un danno d’immagine per molti «clienti» che avrebbero voluto restare nell’ombra, qual è l’insegnamento di questa vicenda? «Che occorrono controlli più puntuali sulle imprese private che collaborano con l’intelligence e con le polizie per le intercettazioni. Non si può dare nulla per scontato. La materia che maneggiano è davvero troppo delicata». Francesco Grignetti

IL MESSAGGERO - 13/07/15 - IL PRESIDENTE DEL COPASIR: "MA ROMA E' IN PRIMA LINEA



ROMA Il presidente del Copasir Giacomo Stucchi preferisce non avvalorare nessuna delle ipotesi sull’attentato di due giorni fa al Cairo. Anche perché più tempo passa, più si sommano gli elementi che portano ad una pista ”interna”. L’Italia però, spiega, potrebbe essere stato l’obiettivo ”secondario” dell’azione. Presidente Stucchi, l’ipotesi che dietro l’attentato ci sia l’Isis sembra perdere ulteriormente peso col passare delle ore. Cosa ne pensa? «La nostra intelligence sta verificando tutte le ipotesi. Certo è che l’Isis di solito fa attentati e li rivendica nei minuti successivi se non direttamente, nel corso dell’azione. In questo caso la rivendicazione tardiva di 10 o 12 ore è alquanto anomala. La stessa natura, distruttiva ma dimostrativa, con un’esplosione potenzialmente molto pericolosa avvenuta in orario di chiusura e in un giorno in cui l’ufficio sarebbe rimasto comunque deserto è un elemento da tenere in considerazione». L’obiettivo era il consolato italiano? «Se così fosse sarebbe preoccupante. E’ possibile che ci fosse un obiettivo interno diciamo primario e che gli attentatori abbiano scelto di agire proprio accanto alla sede del nostro consolato per dare un segnale anche a noi. E’ una tesi che non può essere esclusa ». L’Italia si è schierata contro le organizzazioni terroristiche e combattenti di integralisti. Si può dire che siamo in prima linea? «Nella comunità occidentale siamo stati tra i primi ad esprimerci con nettezza contro il califfato. Se dovesse concretizzarsi l’azione di blocco delle partenze dalle sponde libiche, anche grazie al recente decreto, potremmo essere ancora più esposti nel conflitto contro gli integralisti islamici». Perché sarebbe ridotto un canale di finanziamento? «Sì, ma anche perché l’immigrazione clandestina è un arma di pressione psicologica non indifferente. Basti pensare al fatto che il lavoro di screening su chi arriva funziona bene solo se i numeri sono limitati.  controlli non possono dare le stesse garanzie se i numeri crescono». In questi giorni il Copasir si è occupato anche dell’attacco hacker alla società Hacking team, con l’audizione del capo del Dis Giampiero Massolo. Qual è il suo giudizio? «Per quanto riguarda la nostra intelligence, solo l’Aise ha comprato il software diHacking team e lo ha utilizzato su target specifici, con l’autorizzazione del procuratore generale prevista dalla legge, in ogni caso su soggetti stranieri al di fuori del nostro territorio. E’ importante richiamare i soggetti istituzionali a controllare i privati a cui vengono affidati incarichi cosi delicati».SaraMenafra

venerdì 3 luglio 2015

LIBERO - 03/07/15 - "BASTA MOSCHEE, HA RAGIONE SALVINI"

Giacomo Stucchi, lei è presidente del Copasir, in sostanza l'organo di controllo dei servizi segreti.Gli arresti di Roma e Milano sono la dimostrazione che anche in Italia potrebbero esistere cellule del terrorismo islamico  pronte a colpire. Come viene effettuato il controllo del territorio?
C'è l'impegno dell'Intelligence, ci sono le procure e le forze dell'ordine, che sono costantemente operative. Il lavoro di controllo del territorio svolto sino a oggi nel nostro Paese ha dato i suoi frutti. E il fatto che le operazioni antiterrorismo, come quella da lei citata, si susseguano, se da un lato può destare preoccupazione dall’altro dimostra  che la prevenzione esiste e ha funzionato, almeno fino ad ora.
In Tunisia , dopo la strage di turisti sulla  spiaggia di Sousa, sono state chiuse moschee considerate centri di reclutamento di  terroristi. In italia invece solo Matteo Salvini si oppone all'apertura di nuove.
 “Matteo Salvini fa benissimo a opporsi all’apertura di nuove moschee. Oltre a essere potenziali centri di reclutamento per terroristi, come dimostrato da varie inchieste, c’è da dire che in passato  spesso non sono stati fatti dei controlli adeguati sulla destinazione d'uso di un certo tipo di aree, magari nelle periferie delle città.  E poi c'è il problema della reciprocità: mi chiedo se sia giusto che noi si debba concedere la costruzione di una moschea in casa nostra, e non si possa invece vedere riconosciuto il diritto di costruire una chiesa in Egitto, dove i cristiani copti vengono perseguitati e ammazzati dai musulmani, piuttosto che in Arabia Saudita o in qualsiasi altro Paese dell'Islam.
E per quanto riguarda la lingua?
Per quanto riguarda l'utilizzo della lingua italiana nelle moschee seguirei il recente esempio austriaco che lo ha imposto per legge”. Si è tollerato molto in nome della libertà di religione,  senza sapere quello che veniva detto in questi centri culturali che poi diventano  anche scuole islamiche e in alcuni casi anche delle  infermerie per curare soggetti la cui presenza si riteneva opportuno celare alle autorità. Più in generale, penso che le moschee rappresentino un problema nel momento in cui, all'interno delle stesse, ciò che viene predicato non è “compatibile con quelli che sono i valori di un Paese civile e occidentale, come il nostro, e con le conquiste sociali e culturali che sono costate sangue e vite nei secoli scorsi.
Come mai le varie comunità islamiche in Italia, non denunciano i reclutatori che operano nelle moschee?
 “Questo bisognerebbe chiederlo a chi vive in quelle comunità. Io posso dire che  bisogna continuare a espellere tutti coloro che all’interno delle comunità islamiche inneggiano all’odio o al terrorismo. Certamente nel dato che lei evidenzia é possibile, come molti sostengono, leggere anche una sorta di paura del "troppo filo-occidentale", con tutte le possibili conseguenze del caso”.
 Intanto dal Nord Africa continuano ad arrivare migliaia di clandesini.
 “Non c’è da stupirsi, purtroppo.  Abbiamo un governo che non ha fatto nulla di concreto per impedire le partenze.  Si è  parlato di blocco navale, di controllo delle coste, di affondamento mirato dei barconi vuoti ormeggiati sulle coste libiche e, per ultimo dei respingimenti, strumento che tutte le democrazie “normali” utilizzano, ma nulla è stato fatto.
Fra l'altro, molti immigrati salvati dai barconi non vengono neanche identificati. Come mai?
Coloro che arrivano molte volte rifiutano di farsi identificare perché nella maggior parte dei casi non sono profughi ma clandestini che andrebbero espulsi immediatamente. Ma pure quelli che si fanno identificare, pur sapendo di non essere in possesso dei requisiti per accedere all'asilo, decidono di farlo e di presentare ugualmente una contestuale domanda per la verifica del loro status, sapendo che conseguentemente verranno ospitati a spese dei cittadini nei centri di raccolta o addirittura in hotel per un lungo periodo.  Da queste strutture, non trattandosi di prigioni, sono liberi di muoversi come vogliono”.

 

sabato 6 giugno 2015

LIBERO - 06/06/15 - STUCCHI: "ORFINI SUI SERVIZI HA PRESO UN ABBAGLIO"

Mentre su mafia capitale proseguono gli interrogatori in carcere di assessori, consiglieri comunali ed ex capi di gabinetto del Partito Demografico, come Odevaine e Venafro, stretti collaboratori dell'ex sindaco di Roma Veltroni e del governatore del Lazio Zingaretti, il Presidente del Pd Matteo Orfini cerca di coinvolgere nella bufera politico-giudiziaria addirittura i nostri servizi segreti. Nella sua veste di commissario del partito a Roma, Orfini annuncia un'interrogazione al Copasir, il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, per chiedere come è possibile che i servizi segreti non si siano accorti di cosa stava facendo una persona a loro nota come carminati. Un tentativo di depistaggio dell'opinione pubblica subito stoppato dal presidente del Copasir Giacomo Stucchi, senatore della Lega Nord.
Presidente cosa risponde a Matteo Orfini che chiede chiarimenti sull'attività dei nostri servizi in riferimento alla vicenda Mafia Capitale?
"Semplicemente che il Copasir anche in questo caso ha fatto fin da subito il suo dovere, esercitando i suoi poteri di controllo. Ovvio che essendo il lavori del Copasir soggetti al vincolo di segretezza, notizie simili non siano di pubblico dominio. Di più non posso dire.
Però stando alle parole di Orfini potrebbe sorgere il sospetto almeno di una certa superficialità o di qualche debolezza da parte degli apparati di intelligence.
"Non sono affatto d'accordo. Su tutta la vicenda di mafia Capitale non è emersa nessuna debolezza nel ruolo e nelle funzioni svolte dalle nostre agenzie".
Il capo della Polizia Pansa ha parlato della possibilità di una gestione del trasporto di migranti dalla Libia da parte dell'Isis, ed ha espresso una certa preoccupazione per il rischio di infiltrazioni di terroristi sui barconi insieme ai clandestini. Che cosa ne pensa?
"Che sono preoccupazioni legittime e doverose. Prima l'infiltrazione dei terroristi tramite i barconi si riteneva solo possibile; oggi c'è il timore che possa essere anche probabile".
Questo significa che le minacce alla sicurezza da parte del terrorismo internazionale aumentano in proporzione al numero dei clandestini che arrivano in Italia. Che cosa fanno i servizi per fronteggiare questa situazione?
"I servizi seguono le direttive adottate dal governo. Tutte le questioni più delicate vengono seguite e il Comitato viene informato periodicamente. Non ritengo giusto parlare nello specifico di una cosa o di un'altra, perché sono tutti argomenti classificati e su cui vige la massima riservatezza".
Però anche il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Muiznieks rileva una certa debolezza del sistema italiano in conseguenza dei poteri di controllo non sufficientemente forti del Copasir.
"Fin dal nostro insediamento, all'indomani del caso Snowden, ci siamo resi conto della necessità di implementare i poteri di controllo sull'attività dei Servizi a noi attribuiti. Da tempo discutiamo suoi contenuti di una nuova proposta di legge che attualizzi funzioni e compiti di Controllo del Comitato e nel contempo ne estenda i poteri rendendo ancor più incisiva la nostra azione.