Il Copasir ha chiesto di essere aggiornato costantemente nel caso emergano, nell'inchiesta su Roma Capitale, coinvolgimenti di uomini dei servizi. A dirlo è Giacomo Stucchi, presidente del comitato, intervenuto a Effetto Giorno: "Prima di tutto nell'indagine coordinata da Pignatone non Mafia Capitale, Stucchi (Copasir): "Verfichiamo tutto, abbiamo chiesto aggiornamenti costanti"risulta iscritto nel registro degli indagati nessun appartenente ai servizi. Questo è un dato di fatto. Se parliamo dell'esistenza di personaggi che vengono identificati di volta in volta come appartenenti ai servizi, confidenti dei servizi, fonti dei servizi, servizi deviati dobbiamo dare un nome a queste persone, altrimenti restiamo nel campo delle ipotesi. Naturalmente per fugare ogni dubbio - spiega Stucchi - il Comitato ha chiesto fin dalla settimana scorsa un'informativa urgente al direttore dell'AISI Esposito e proprio ieri abbiamo chiesto di essere aggiornati costantemente su quelli che sono gli sviluppi delle informazioni, qualora che dovesse verificarsi che qualcuno dell'agenzia, magari negli anni passati, abbia preso parte a qualche operazione che viene oggi attenzionata dalla magistratura. Ad oggi è escluso, ma è nostra intenzione verificare tutto". Stucchi prosegue: "Lì si tratta di un branco di delinquenti che facevano affari sulla pelle dei cittadini e spesso sui loro bisogni primari. Va fatta piena luce perché ogni volta che si parla di forze dell'ordine corrotte o servizi deviati, sento un po' la puzza che si voglia spostare l'attenzione da quelli che sono i reali responsabili dei comportamenti. Comunque faremo tutti gli accertamenti per verificare il rispetto delle norme e dei regolamenti da parte dei nostri agenti nei servizi". Ci sono anche intercettazioni che parlano di trasferimento di denaro da parte degli uomini dei servizi che si trovano all'Estero verso l'organizzazione coinvolta: "Anche questa intercettazione riporta dei sentiti dire, delle cose che nessuno mai ha avuto modo di verificare di persona, anche qui siamo nel campo delle ipotesi. Le stiamo verificando, però non prendiamo per buone le intercettazioni di soggetti che non sono stinchi di santo e che spesso parlavano sapendo di essere intercettati". Sa dire se Carminati in passato avesse ricevuto coperture da uomini dei servizi? "Lo abbiamo chiesto e ci stiamo già lavorando. Sui contatti, coperture non mi sembra il termine adeguato".
giovedì 11 dicembre 2014
venerdì 24 ottobre 2014
IL GIORNALE.IT - 24/10/14 - Nel nostro Paese 200 jihadisti sorvegliati
Porre la «massima attenzione» per evitare il «gesto estemporaneo ed emulativo» di singoli soggetti che potrebbero entrare in azione anche nel nostro Paese. È l'invito che il Viminale ha rivolto a questure e prefetture all'indomani dell'attentato al Parlamento canadese. Un'apposita circolare chiede di attuare una «attenta vigilanza» su obiettivi sensibili e sedi istituzionali, di attivare tutte le fonti investigative e di monitorare sia i luoghi dove si ritrovano i soggetti più vicini alle posizioni radicali, sia i forum e i siti frequentati dagli estremisti, nuova frontiera del jihadismo fai-da-te e dell'attentatore "isolato". L'Antiterrorismo ha già individuato 48 cosiddetti foreign fighters , combattenti «legati in qualche modo all'Italia in termini di transito o di passaggi vari effettuati nel nostro Paese». L'allerta è stata invece elevata per i cosiddetti ufficiali di collegamento tra il nostro territorio e la galassia fondamentalista: monitorati costantemente, ma nessun ritiro del passaporto. Secondo l'intelligence, almeno 200 soggetti attenzionati, ritenuti pericolosi perché rientrati in Italia dopo un periodo di addestramento in basi segrete all'estero, principalmente in Afghanistan e in Malesia, o collegati all'estremismo di matrice islamica. Oggi più legato ai siti Internet, che non alle moschee. Alcuni forum non vengono oscurati dall'intelligence proprio per permettere di raccogliere elementi di indagine. Un punto, questo, ribadito nella circolare inviata a prefetti e questori italiani dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell'Interno. Secondo Giacomo Stucchi, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), in Italia «la situazione è sotto controllo: c'è una giusta preoccupazione ma l'allarmismo è ingiustificato». Ogni giorno si ricevono segnalazioni e l'intelligence di tutti i Paesi, compresa quella italiana, le esamina nel dettaglio, stabilendone l'attendibilità. Più allarmi anche nella stessa giornata, spiega al Giornale «verificati nel silenzio più rigoroso, il che aiuta a evitare possibili attacchi». Nel caso dell'attentato di Ottawa, c'è stata probabilmente una «sottovalutazione», sostiene Stucchi: Zehaf Bibeau, il canadese convertito all'islam ucciso dalla polizia, era stato condannato in Quebec a 60 giorni di reclusione per possesso di stupefacenti (nel 2004). Gli avevano confiscato a luglio il passaporto, considerandolo dopo la conversione «un viaggiatore ad alto rischio». In Italia «non ci sono stati provvedimenti di questo tipo», almeno non ancora, spiega il presidente del Copasir. Un altro obiettivo è «evitare la possibilità di infiltrazione di jihadisti nelle carceri italiane», dice al Giornale Luigi Pagano, reggente del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria): 10.400 i detenuti di fede musulmana in Italia, di cui il 70% si dichiara praticante e fa richiesta di dieta halal, spiega Pagano. Solo 14 sono accusati o condannati per terrorismo internazionale. Tutti nel carcere di Rossano (Cosenza). Nel 2010 erano più di 80, dislocati in tre strutture: Macomer, Benevento, Rossano.
martedì 30 settembre 2014
AFFARI ITALIANI - 30/10/14 - Isis, la Gran Bretagna: "E' una minaccia nucleare"
Ancora esecuzioni da parte dei jihadisti dello Stato islamico.
Quasta volta non si tratta di occidentali, ma di quattro peshmerga, i
miliziani curdi che da oltre dieci giorni tentano di respingere
l'avanzata dell'Is verso la città di Kobane, non distante dal confine
tra Siria e Turchia. Secondo Osservatorio nazionale per i diritti umani,
i jihadisti hanno decapitato i quattro curdi, di cui tre donne, caduti
nelle loro mani durante i combattimenti. L'ong ha riportato anche un
dettaglio macabro: le teste delle vittime sono state esposte nella città
di Jarablus. Il britannico John Cantlie, ostaggio dei jihadisti dell'Is appare per
la terza volta in un video, diffuso in nottata e intitolato "prestatemi
ascolto" e "messaggi del detenuto britannico John Cantlie". Un video di
5 minuti e mezzo in cui il 43enne giornalista che ha lavorato per una
serie di testate tra cui il Sunday Times appare vestito con la stessa
tuta arancione, seduto a un tavolo. Ora il filmato è stato rimosso da
Youtube e decine di account twitter pro-is sono stati chiusi. L'Is
incalza e l'America continua a rimbalzare colpe e respondabilità. LA MINACCIA NUCLEARE - Lo Stato Islamico come
minaccia nucleare. A sostenerlo e' stata il ministro dell'Interno
britannico, Theresa May, parlando dal palco del congresso dei
conservatori in corso a Birmingham. "L'Isis potrebbe presto entrare in
possesso di armi chimiche, biologiche o persino nucleari", ha detto May,
aggiungendo che questo "e' il primo vero e proprio Stato terrorista al
mondo". I toni allarmistici di May sono stati subito appoggiati dagli
interventi di altri delegati che, insieme al ministro, hanno ripetuto
che "l'Isis e' una seria minaccia che dobbiamo fermare", anche perche',
come ha ribadito il titolare degli Interni, "stanno operando a poche ore
di volo dal nostro Paese". May, che corre anche per la leadership del
partito dei Tory nei prossimi anni, ha poi ricordato un allarme lanciato
dallo stesso primo ministro David Cameron: "Questa battaglia dovra'
essere combattuta per molti anni in futuro. La lezione della storia ci
dice che quando i nostri nemici dicono di volerci attaccare, lo vogliono
fare veramente. Non dobbiamo scappare di fronte alle nostre
responsabilita', ora". COPASIR - "Una giusta preoccupazione deve
realisticamente esserci. Quello che va evitato e' un clima di eccessivo
allarmismo". Lo ha detto Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, al
termine dell'audizione del presidente del consiglio Matteo Renzi. "Non
c'e' stato nessun focus particolare sul Vaticano", ha aggiunto Stucchi,
"ma si sono individuati alcuni obiettivi sensibili su cui concentrare
l'attenzione. Non abbiamo parlato di ostaggi", ha concluso.
lunedì 29 settembre 2014
LAPADANIA - 29/10/14 - Passati dall'Italia 48 militanti islamisti
Sono 48 i combattenti stranieri passati dall'Italia ed entrati nelle
file dei jihadisti dell'Isis. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, a margini di una conferenza di alto livello sulla sicurezza a Bruxelles.
«Abbiamo fatto un monitoraggio che teniamo sempre aggiornato e che ci
indicava un numero di 48 persone, in qualche modo legate a vario titolo
all'Italia in termini di transito o di passaggi vari effettuati nel
nostro Paese». Alfano ha sottolineato che «il comitato analisti
strategica antiterrosrimo si riunisce ogni settimana. Abbiamo sempre
valutazioni aggiornata e teniamo sotto controllo la situazione».
L'allerta per l'Italia «è elevata, anzi elevatissima, pur in assenza di
una minaccia specifica» perché l'Italia è parte di quella grande
comunità occidentale che contrasta il terrorismo, perchè è sede della
cristianità e perché ha fatto delle scelte importanti in Parlamento
anche negli ultimi mesi e noi siamo parte di quella grande comunità che
è sotto attacco da parte di un califfo e di un sedicente Stato e di
una organizzazione criminale che ha condizioni, soldi e uomini che
nessuno ha mai avuto». Alfano ha parlato alla vigilia di un'audizione del Copasir che vedrà protagonista il premier Matteo Renzi. «Nel corso del nostro confronto - ha spiegato il leghista Giacomo Stucchi,
presidente del Copasir - saranno affrontate con il premier tematiche
di attualità, scenari internazionali e altri argomenti. E saranno
formulate domande e richieste di chiarimenti da parte dei membri del
Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Il nostro
interesse è confrontarci su terrorismo e minaccia dell'Isis, ma anche
su Ucraina, Libia e altre questioni sul tappeto. Il lavoro di
intelligence che il nostro comparto sta portando avanti ha garantito
finora un controllo reale della minaccia nel nostro Paese».
sabato 20 settembre 2014
IL MESSAGGERO - 20/09/14 - L'esperto: concreto il rischio che terroristi Isis compiano attentati in Italia
Cittadini europei o statunitensi addestrati alla morte in Siria e Iraq possono tornare nelle proprie nazioni. Sono i jihadisti della porta accanto, e possono colpire. Molti di loro sono andati a combattere sotto la bandiera dell'Is, in Siria e Iraq o ingrossano le fila dei gruppi terroristici e delle milizie in conflitti non convenzionali. «Il rischio ''foreign fighters'' è concreto anche in Italia», mette in guardia Andrea Margelletti, presidente del CeSi (Centro Studi Internazionali), che spiega: «Mentre disegniamo giotteschi buchi nel terreno, frutto di armi intelligenti più che della strategia che le utilizza, c'è il pericolo che cittadini europei o statunitensi addestrati alla morte in Siria e Iraq, possano tornare nelle proprie nazioni attraversando le maglie della nostra presunzione e, potenzialmente, provare a mettere a segno attentati nel cuore dell'Occidente. Combattono con l'esercito nero -sottolinea l'esperto di strategia militare- ma non sono organici allo Stato islamico. È questa la minaccia che può far davvero male all'Europa. La campagna militare contro l'Is -rimarca Margelletti- potrà essere tanto efficace quanto saranno mirati e strategici gli interventi dell'intelligence dei paesi occidentali, ma occorre riconquistare anche le tribù sunnite della provincia di Al Anbar, che in passato avevano combattuto contro Al Qaeda. I miliziani di queste tribù rappresentano infatti l'ossatura del cosiddetto esercito di Abu Bakr al Baghdadi», l'autoproclamato Califfo dello Stato islamico. Usa, Iran e Siria che non si parlavano da tempo ora hanno ripreso il confronto. Per il presidente del CeSi, «finora il vero successo ottenuto nella lotta contro l'Isis, è il fatto che nazioni che non si parlavano da tempo, come Usa, Iran e Siria, ora abbiano ripreso il confronto. L'ideologia senza senso ha lasciato spazio a una ''Realpolitik'' più concreta e in grado di attrezzarsi di fronte alla minaccia terroristica. Il salto dell'amministrazione Usa che dal bombardare Assad ora lo considera uno dei suoi validi alleati, spiega come la politica Washington sia ancora confusa e priva di una strategia a lungo termine». Per Margelletti, «ci sarebbe da augurarsi che l'Europa o perlomeno nazioni come la Francia -particolarmente capace nell'avviare azioni militari e molto meno nel firnirle, e più interessata ad avere un palcoscenico per la propria industria della difesa che a risolvere effettivamente i problemi- siano in grado di proporre concrete idee piuttosto che appiattirsi su posizioni precotte da altri. La lotta all'Isis -taglia corto il presidente del CeSi- forse è l'ultima possibilità occidentale per mettere del buonsenso e provare a rimediare ai disastri fatti negli ultimi anni in Medioriente». A San Pietro resta alta l'allerta su possibili attacchi. L'attenzione dell'intelligence resta alta. E niente, dell'impianto di sicurezza, viene trascurato per fronteggiare possibili minacce dopo l'allerta su possibili atti terroristici contro il Papa o il Vaticano. Al momento non risulta un rafforzamento dell'organico della Polizia di Stato in Vaticano, ma in luoghi come San Pietro, da sempre considerati tra gli obiettivi sensibili per quanto riguarda possibili attacchi del terrorismo internazionale, l'allerta delle forze di polizia è costante anche in assenza di minacce specifiche La possibile minaccia terroristica al Vaticano, peraltro, è stata più volte al centro dei lavori del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Giacomo Stucchi. Il tema è stato infatti affrontato durante l'audizione del direttore del Dis, ambasciatore Giampiero Massolo e a quanto si apprende anche giovedì scorso, quando a palazzo San Macuto è stato sentito il capo degli 007 di Forte Braschi, il generale Alberto Manenti, direttore dell'Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna). La questione, riferiscono le stesse fonti qualificate, sarà uno dei temi al centro dell'audizione al Copasir del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in programma il prossimo 30 settembre.
mercoledì 10 settembre 2014
"IL SOLE 24 ORE" 10/09/14 - Terrorismo, Stucchi (Copasir): "Se si notano situazioni strane, bisogna segnalarle alle forze dell'ordine
"Condivido la preoccupazione di Alfano. E' una preoccupazione reale
che non viene messa lì per creare allarme...
"Condivido la preoccupazione di Alfano. E' una preoccupazione reale
che non viene messa lì per creare allarme, ma per cercare di far capire a tutti
che ci stiamo confrontando con una realtà potenzialmente pericolosa". Così
Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, intervenuto a Terrorismo, Stucchi (Copasir): "Se si notano situazioni strane,
bisogna segnalarle alle forze dell'ordine". Effetto Giorno, su Radio24 in merito all'allarme terrorismo. Secondo
Stucchi "Bisogna porre la massima attenzione ad ogni singola situazione
che si possa verificare sul nostro territorio, possa sembrare strana e magari
riferirla alle forze dell'ordine perché possano prevenire gesti che possono
essere molto cruenti o avere effetti negativi sulla tranquillità dei
cittadini". Per quanto riguarda il reclutamento di persone che vanno a
combattere in Siria o Iraq e quello di persone che possano colpire i Paesi
occidentali Stucchi spiega che "Il reclutamento è un'operazione che
avviene nel nostro Paese e che per fortuna non riguarda grandi numeri. Quelle
poche persone che hanno deciso di seguire queste proposte che vengono fatte non
si trovano più nel territorio del nostro Paese, spesso sono figli di stranieri
e oggi sono cittadini italiani, che tornano verso i Paesi d'origine. Per quanto
riguarda il reclutamento di soggetti che potrebbero compiere attentati nel
nostro Paese è un'operazione che viene compiuta più all'esterno, con obiettivi
occidentali, più che italiani. Anche questo è un lavoro che viene seguito dalla
nostra intelligence con molta attenzione, perché comunque tutti i soggetti che
potrebbero essere problematici, già nel momento dell'arrivo o subito dopo danno
segnali che potrebbero far suonare il campanello d'allarme". Ci sono
minacce specifiche? "No, però si lavora per cercare di coglierle appena
dovessero manifestarsi".
domenica 24 agosto 2014
IL GIORNALE - 24/08/14 - Salvini offre la solidarietà della Lega all'imprenditore che uccise un ladro
«Si è difeso durante una rapina. Punto e basta». Il segretario della Lega Matteo Salvini con Giacomo Stucchi e Daniele Belotti ha incontrato ieri ad Arzago d'Adda Antonio Monella, l'imprenditore bergamasco che la settimana prossima rischia di finire in galera dopo una condanna a sei anni e due mesi per aver ucciso un rapinatore che otto anni fa gli era entrato in casa. «Giustizia da matti - ha detto ieri Salvini dopo l'incontro - Spacciatori tranquilli a spasso e chi si difende in galera». Di qui la raccolta di firme organizzata per chiedere la grazia al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al ministro della Giustizia Andrea Orlando. In un paese di 2.800 anime, oltre 2mila quelle raccolte per evitare a Monella la prigione. A organizzare la richiesta di grazia anche il sindaco di Arzago Gabriele Riva, segretario provinciale di Bergamo del Pd. Da dire che l'imprenditore dopo aver addirittura messo per iscritto il suo pentimento, ha già risarcito la famiglia del dicianovenne albanese con 200mila euro. Tanto che i giudici gli hanno concesso le attenuanti generiche. «Entro la prossima settimana - spiega Salvini - aspettiamo un provvedimento di grazia. Altrimenti rischia forte. Ma noi non lo abbandoneremo».
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