martedì 22 ottobre 2013

AFFARI ITALIANI - 22/10/12 - Nsagate/ Stucchi (Copasir) ad Affari: "Noi spiati? Non posso escluderlo

Anche l'Italia intercettata dagli Stati Uniti? "Chiediamo di conoscere se effettivamente sia successo qualcosa", spiega ad Affaritaliani.it il senatore Giacomo Stucchi, presidente del Copasir. "Il nostro compito è quello di controllare i servizi del nostro Paese e per quanto abbiamo verificato e appurato abbiamo avuto ampie rassicurazione sull'operato dei nostri servizi sui dati sensibili dei nostri concittadini. Per quanto riguarda gli Stati Uniti - aggiunge il numero uno del comitato di controllo - il tutto verrà chiarito nel gruppo di lavoro Ue-Usa, ma sicuramente non si può escludere nulla. E' opportuno che si verifichi e se qualcosa è accaduto è bene che venga reso noto. Siamo nel campo delle ipotesi, le rivelazioni dei dati forniti da Snowden devono essere verificate per la loro reale portata. Bisogna capire se si tratta di metadati (identificativi del chiamante, del chiamato e della durata) o se si tratta dei contenuti. Questo vale anche per sms ed email. In italia i metadati e i contenuti hanno lo stesso livello di tutela, molto elevato. Negli Usa i metadati sono molto più analizzabili mentre i contenuti sono soggetti a una normativa specifica. Chiederemo al governo di ottenere ulteriori informazioni. Ad oggi l'azione posta in essere dagli Usa non è chiara e non possiamo dire che è stato fatto oppure no, la volontà è quella di far chiarezza e ottenere tutte le informazioni il prima possibile. Ed è il governo l'interlocutore con gli Usa", conclude Stucchi.

venerdì 11 ottobre 2013

L'ALTRO QUOTIDIANO - 11/10/13 - Da Azzollini-Totò all'altolà del duo M5s sui clandestini

Martedì 8 ottobre il Senato è convocato alle ore 16 per proseguire l'esame del provvedimento di conversione del decreto-legge 31 agosto 2013 n. 101 recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni - Relatore Pagliari (ddl n. 1015). Sono in calendario anche la nota di aggiornamento del Documento economico finanziario 2013, un'informativa del presidente del Consiglio sul semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea e l'incardinamento del decreto-legge su violenza di genere e sicurezza, ove approvato e trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati. Arriva la notizia dell'inchiesta sulla maxi-truffa da 150 milioni di euro per la costruzione del porto di Molfetta (Bari) che vede coinvolto il presidente della Commissione Bilancio del Senato Antonio Azzollini , indagato insieme ad altre sessanta persone tra amministratori ed imprenditori per gravissimi reati, Paola Taverna capogruppo del Movimento 5 Stelle, dice: “Azzollini come Totò: ha portato avanti un progetto irrealizzabile: pertanto si dimetta da senatore e affronti il processo da semplice cittadino. Totò vendette la Fontana di Trevi. Ma quello era un film. Il presidente della Commissione Bilancio del Senato ed ex sindaco di Molfetta (Bari), il senatore Antonio Azzollini (Pdl), insieme ad altri sessanta indagati invece avrebbe avallato l'irrealizzabile progetto del Porto della cittadina pugliese, i cui fondali sono impraticabili per la presenza di migliaia di ordigni bellici. Ma questo non è un film e non c'è purtroppo niente da ridere visto che a pagare il conto di centinaia di milioni di euro sono i cittadini italiani. Azzollini-Totò si dimetta da ogni incarico. Subito". Nell’aria immobile di una mattina nebbiosa e piovosa, intervallata da acquazzoni, entro in Senato inzuppato d’acqua, vado alla buvette, bevo il mio cappuccino d’orzo, poi vado al Salone Garibaldi e trovo il collega di Radio Radicale Claudio Landi che sta intervistando il senatore del gruppo Autonomie Francesco Palermo. Subito dopo lo blocco anch'io: “L’Italia - sbotta - è una repubblica fondata sull’evasione fiscale. E costituendo l’Agenzia della Coesione Territoriale si crea una burocrazia centrale, svuotando le competenze legislative delle Regioni”.In apertura di seduta alle ore 16 il Presidente Grasso dà lettura del messaggio sulla situazione carceraria, inviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 87, comma secondo della Costituzione, e richiama il pronunciamento dell'8 gennaio 2013 della Corte europea dei diritti dell'uomo (la cosiddetta sentenza Torregiani che conferma l'incapacità dello Stato italiano a garantire i diritti elementari dei reclusi). Ma ve ne abbiamo parlato abbondantemente in questi giorni, con lo strascico di polemiche destinate ad andare avanti per molto.Il presidente Pietro Grasso ha poi commemorato le vittime del Vajont nel cinquantesimo anniversario del disastro che provocò la morte di 1917 persone. Secondo il ministro dell'ambiente Orlando la tragedia del Vajont costituisce un monito rispetto ai rischi del dissesto idrogeologico: occorre approvare la legge sul consumo del suolo e stanziare risorse aggiuntive per interventi di messa in sicurezza del territorio, che vanno sottratti ai vincoli del Patto di stabilità. Per ricordare la tragedia del Vajont, che non fu conseguenza di una calamità naturale bensì di errori umani e scelte dettate dalla logica del profitto, hanno preso la parola i senatori Panizza (Aut-PSI), Cervellini (Misto-Sel), Raffaela Bellot (LN-Aut), Dalla Zuanna (SCpI), Girotto (M5S), Piccoli (PdL), Zanda (PD). L'Assemblea ha ripreso l'esame del ddl n. 1015 di conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni.Nel Salone Garibaldi fermo il senatore socialista Enrico Buemi capogruppo socialista in Commissione Giustizia, al quale chiedo un giudizio sul messaggio di Napolitano. “Coraggioso, generoso e responsabile - mi risponde - perché fotografa in maniera puntuale e rigorosa la gravità della situazione della giustizia nel nostro Paese e l'emergenza cronica del sovraffollamento delle carceri. Evidenzia con puntualità le ipocrisie e le contraddizioni di una politica che non sa assumersi le sue responsabilità di fronte ad amnistie striscianti e individuali, derivanti dalle oltre 150 mila prescrizioni all'anno. Richiama l'attenzione delle forze politiche e di una opinione pubblica distratta sulla flagrante e permanente incostituzionalità delle detenzioni in condizioni che negano qualsiasi forma di finalità rieducativa, ripetutamente sanzionate dagli organismi internazionali. I socialisti, in sinergia con l'Unione delle Camere Penali Italiane, risponderanno al messaggio del Presidente della Repubblica con una propria iniziativa legislativa, aperta ai contributi di quanti vorranno adoperarsi per riportare l'Italia nel novero dei Paesi in cui la giustizia è rapida, rigorosa e rispondente ai principi della Costituzione. La riforma vera della giustizia italiana non può partire che da una presa d'atto di una gravissima situazione emergenziale – conclude Buemi - che impone coraggio per un cambiamento radicale della impostazione del sistema sanzionatorio e l'attuazione concreta e non solo formale del sistema delle garanzie, la cui assenza discrimina i cittadini di serie A rispetto a quelli di serie B, in funzione della propria capacità economica e quindi di difesa, nei confronti della necessità di uguaglianza davanti alla legge e della certezza del diritto, che deve riprendere il sopravvento rispetto a gestioni opportunistiche e spesso stravaganti" .Mercoledì 9 ottobre nell’aria immobile di una mattina nebbiosa e piovosa con un cielo plumbeo mentre una pioggerellina cade implacabile, arrivo al Senato e trovo nel Salone Garibaldi capannelli di senatori che commentano ancora il messaggio di Napolitano alle Camere sulle carceri e i provvedimenti proposti per alleggerire l'affollamento. L’Aula si è riunita in due sedute nell’antimeridiana alle ore 9,30 e in quella pomeridiana alle 16 con il seguente o.d.g.: seguito della discussione sulla Conversione in legge del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni - Relatore Pagliari (Relazione orale).Tra una seduta e l’altra vado alla ricerca di qualche altro commento sul messaggio del Capo dello Stato e nella Sala degli Struzzi antistante l’Aula fermo il senatore sardo del Pd membro della Commissione Giustizia Giuseppe Cucca: “Diamo a Cesare quel che è di Cesare - dice. Il vero protagonista della politica di tutto questo periodo è uno solo, a dispetto di chi tenta di impossessarsi della scena politica con atti, gesti e comunicati che con la Politica, quella con la p maiuscola appunto, hanno poco a che vedere, quasi nulla. Grande, grandissimo Giorgio Napolitano. A dispetto di coloro che vorrebbero archiviarlo, intimoriti dal ruolo di custode e garante della Costituzione e supremo difensore degli interessi del Paese, svolto in maniera impeccabile, con il messaggio alle Camere di ieri ha dato a tutti un'altra lezione di altissima politica, definita da taluno - ed io condivido - una svolta epocale. Ha avuto il coraggio di trattare a viso aperto e senza infingimenti il tema della situazione carceraria in Italia, indicando una serie di provvedimenti da adottare, condivisi da tempo da molti, ma che nessuno aveva più il coraggio di sostenere. L'amnistia e l'indulto, associati ad un serio provvedimento di depenalizzazione dei tanti reati bagatellari che ingolfano gli uffici delle Procure, costituiscono l'unico modo per affrontare in maniera concreta il problema delle carceri in Italia, che ha ormai da tempo assunto contorni drammatici. Tali provvedimenti - dice Cucca - magari inquadrati nell'ambito di una riforma organica dell'intero settore Giustizia, lungi dal celare la volontà di favorire qualcuno, costituiscono l'unico modo per affrontare in modo definitivo le annose problematiche della situazione carceraria in Italia. L'amnistia e l'indulto sono provvedimenti previsti dalla nostra Costituzione, cui dal 1990, salvo l'indulto del 2006, non si è più fatto ricorso, generalmente per un fatto ideologico o per timore delle reazioni popolari. Era tempo che qualcuno avesse il coraggio di affrontare il tema a viso aperto. Ancora una volta, grazie al Presidente “! Nel corridoio dei busti incontro il senatore del Pd Felice Casson, vice presidente della Commissione Giustizia, al quale chiedo di darmi il suo parere sull’intervento di Napolitano. Ecco la risposta: “Il problema delle carceri, l'ultimo segmento del settore giustizia penale, va affrontato nel complesso comprendendo un processo di depenalizzazione dei reat e chiedendo di accelerare sull'esame dei disegni di legge sulla depenalizzazione e sulla revisione del sistema delle pene. Dalla denuncia del presidente della Repubblica - spiega - bisogna far discendere un percorso che può anche arrivare all'amnistia e all'indulto, ma che deve necessariamente ruotare intorno a una visione complessiva del sistema giustizia penale di cui fa parte anche la vergognosa situazione delle carceri. Per questo bisogna intervenire anche sulle misure alternative al carcere e sulla limitazione della carcerazione preventiva, così come va riesumato il fantomatico piano carceri, tanto sbandierato a suo tempo dal Pdl e di cui si è persa traccia. Ciò che il Parlamento può fare da subito - conclude Casson - è procedere ad una rapida approvazione delle nuove norme sulla depenalizzazione, attualmente all'esame della commissione Giustizia del Senato, ridisegnando il sistema delle pene secondo principi diversi dagli attuali e con un'attenzione ai meccanismi di rieducazione, reinserimento e delle pene alternative. Ciò che va sicuramente escluso da questo processo è qualsiasi norma a favore di singole persone".Entro alla buvette e trovo il presidente del Copasir, il leghista bergamasco Giacomo Stucchi, che mi invita a prendere una spremuta di pompelmo e mi dice: “Caro Francesco, a fronte di una crisi senza fine, certificata ogni giorno dai dati economici, i cittadini non vedono un governo in grado di venire incontro alle loro esigenze e, anzi, sono costretti ad assistere ai soliti giochetti di potere in corso nei palazzi romani. La verità è che la fiducia rinnovata dal Parlamento a Letta ha lasciato sul campo più dubbi e perplessità di prima, con la conseguenza di far rimanere l’esecutivo poggiato su piedi di argilla. Soprattutto perché Pd e Pdl continuano ad avere programmi fiscali ed economici molto diversi tra loro, come dimostra la vicenda dell'Imu".Giovedì 10, in apertura della seduta antimeridiana il presidente Grasso ha ricordato il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, sottolineando, tra l'altro, che "quello che Verdi seppe interpretare è patrimonio di tutti noi, perché la cultura è la nostra identità che ci sostiene anche nelle prove più dure. Ancora oggi la sua musica, il suo ricordo, il suo pensiero vola sulle ali dorate di un'Italia che deve riscoprire la forza e la speranza del suo destino". Incontro davanti alla buvette il senatore calabrese del Pd (nativo di Castrolibero (CS), eletto nell’America centrale e settentrionale ma residente a Chicago) Renato Turano a cui chiedo un commento sul governo. "Partiamo - mi risponde - da un presupposto che non può essere ignorato: il governo Letta è fondamentale per le sorti del Paese e non, come qualcuno vuol far credere, per fantomatici equilibri di partito. Per questo le vicende giudiziarie di Berlusconi non avrebbero in alcun modo dovuto interferire con le sorti del governo. E alla fine, fortunatamente, non è accaduto. E' prevalso il buon senso. Ed è questo quello che conta. Adesso si potrà continuare a lavorare seriamente, e senza remore, per il futuro dell'Italia. Per noi è questo che conta: l'Italia e gli italiani". In apertura di seduta il Presidente di turno Calderoli ha censurato i senatori Bitonci, Consiglio, Crosio, Centinaio (LN-Aut) i quali, al termine della seduta antimeridiana, dopo aver esposto cartelli di protesta contro la soppressione del reato di immigrazione clandestina, hanno impedito l'esecuzione degli ordini della Presidente volti a ripristinare l'ordine in Aula.Con 137 voti favorevoli, 57 contrari e 1 astenuto, il Senato, nella seduta pomeridiana di giovedì 10 ottobre, approva, con modificazioni, il ddl n. 1015 di conversione in legge del decreto-legge n. 101, sulla razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni. Il testo passa adesso alla Camera. Dopo il voto all’uscita dell’Aula fermo il senatore del M5S Nicola Morra che mi fa notare: “Oggi il Senato ha licenziato il ddl 1015 con dichiarazione di voto negativa e costruita, con ironia, su interventi di colleghi di altri gruppi che in discussione generale, ma anche in dichiarazione di voto, hanno segnalato le criticità, tante ed importanti, del provvedimento, per poi votare a favore dello stesso, mostrando lucidità e coerenza. Ichino ha sostenuto che il testo del ddl in questione era comprensibile solo a pochi iniziati, escludendo che un qualunque senatore lo potesse capire“.Intanto si avvicina il collega dello stesso gruppo, il campano Sergio Puglia, che mi dice: “Lo avevamo detto fin dal primo momento: riteniamo che l'elezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica sia un problema per la tenuta della democrazia in Italia. Il presidente della Repubblica deve essere un garante delle Istituzioni. Ogni gruppo parlamentare è una componente della massima Istituzione democratica: il Parlamento. Il Presidente Napolitano è sceso in campo politicamente, bypassando l'Ufficio di garanzia a lui affidato. Il Pd ha rifiutato Rodotà e con questo ulteriore rifiuto ha sancito e dichiarato la vera volontà di non aver mai voluto governare con il Movimento 5 Stelle. Il Pd ha scelto il garante suo e dell'amico di sempre (Berlusconi). Napolitano ha dimostrato di non voler considerare con obiettività super partes questa nuova realtà parlamentare. In Parlamento non ci sono solo i partiti che se lo sono scelto e quelli con cui storicamente ha avuto a che fare. Non può prendere le parti solo dei suoi "elettori" ma deve garantire imparzialità (democrazia). Napolitano sta dimostrando di essere palesemente sfavorevole al Movimento 5 Stelle”.Ma la giornata offre un colpo di scena che attira tutta l’attenzione dei mass-media e della politica: l’attacco frontale di Beppe Grillo e Casaleggio ai loro stessi senatori che per aver presentato (e fatto approvare anche da Pd e Sel) in commissione Giustizia l’emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità. Il duo dirigente del M5S sostiene che l’emendamento è un invito ai migranti ad imbarcarsi per l’Italia. Proprio come dice la Lega. Altro che autoritarismo di Napolitano! Peccato che nei corridoi non trovo più il senatore Puglia per chiedergli di aggiornare la sua dichiarazione...

giovedì 26 settembre 2013

IL SECOLO XIX - 26/09/13 - COPASIR, ALLARME SICUREZZA

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto, per un colloquio privato, il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè. Il colloquio, dopo che Bernabè era stato audito in Senato, si è svolto attorno alle ore 13.00, ora in cui il manager è stato visto entrare nel palazzo del Quirinale. La cessione del controllo di Telecom agli spagnoli di Telefonica «pone seri problemi di sicurezza nazionale, visto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate». A lanciare l’allarme all’ANSA è il presidente del Copasir Giacomo Stucchi.Su questo tema - annuncia Stucchi - «faremo una riflessione come Comitato e chiederemo che venga a riferire in audizione il direttore del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, Giampiero Massolo».Brutte notizie, poi, dalla Borsa: giornata sotto pressione per Telecom (-4,67% a 0,57 euro) su cui pesa l’ipotesi di un aumento di capitale. Forti gli scambi: sono passate 254 milioni di azioni contro una media quotidiana dell’ultimo mese di 161 milioni di “pezzi”. In Brasile Tim Partecipacoes cede il 4,87%. A Madrid Telefonica poco mossa (+0,27%).«Se il Copasir ci chiederà un’audizione» sulla vicenda Telecom, «il governo andrà ovviamente a riferire». Così il ministro per i rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, a margine della capigruppo della Camera, risponde a chi gli domanda delle perplessità espresse dal Copasir.Catricalà: «Il Governo avvertito a cose fatte»In merito al riassetto Telco: «Il governo è stato avvertito a cose fatte» ha affermato il viceministro alle Comunicazioni, Antonio Catricalà, nel corso di un’audizione al Senato.Poi ha sottolineato che «se per scorporo della rete si intende separazione societaria questa si può imporre con una legge: quello che non si può fare è un esproprio senza indennizzo», aggiungendo di sperare comunque che l’imposizione non sia necessaria.E ai cronisti che gli chiedevano se si andasse quindi nella direzione di imporre la separazione societaria, Catricalà ha risposto: «Spero di no». Per il viceministro, infatti, «questa sarebbe una buona occasione per accelerare la procedura di separazione societaria con una governance indipendente». L’eventuale imposizione della legge, ha spiegato Catricalà, potrebbe prevedere l’obbligo «di dividere il servizio dalla rete telefonica». L’audizione di Bernabè. È andata avanti per pochi minuti, l’attesa audizione di Franco Bernabè, presidente della Telecom, davanti alla commissione Lavori pubblici e comunicazioni del Senato. Rispondendo indirettamente a quanto detto da Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo economico, secondo cui «nessuno ci ha avvertiti» (dell’operazione Telecom-Telefonica), Bernabè ha detto che «abbiamo avuto conoscenza ieri dalla lettura dei comunicati stampa della recente modifica dell’accordo parasociale tra gli azionisti di Telco». Secondo Bernabè, comunque, il riassetto azionario «porterà Telefonica ad avere il controllo di Telco e quindi a diventare l’azionista di riferimento di Telecom Italia, che resterà tuttavia una società quotata con circa l’85% del capitale sul mercato, incluse le azioni di risparmio». Pertanto, «le prospettive della società non riguardano solo Telefonica, ma l’intera platea degli azionisti».Inoltre, per evitare il rischio di “downgrade”, Telecom potrebbe procedere «a un aumento di capitale, aperto a soci attuali o nuovi»: questa opzione darebbe solidità finanziaria, valorizzando le potenzialità dei nuovi investimenti e contribuirebbe al rilancio dell’economia.Quanto alla vendita delle partecipazioni in America Latina di Telecom Italia, Bernabè ha detto che «determinerebbe un forte ridimensionamento del profilo internazionale del gruppo e delle sue prospettive di crescita, e comunque potrebbe non essere realizzabile in tempi brevi, compatibili con la necessità di evitare il rischio “downgrade”».La rete Telecom è «interesse strategico», per cui «saremo molto, molto attenti, non vogliamo perdere su questo aspetto strategico dell’operazione». Queste invece le prole di Enrico Letta in un’intervista a Bloomberg Tv.

THE HORSEMOON POST - 26/09/13 - Stucchi, Copasir: su Telecom Italia garantire la sicurezza nazionale. Audizione di Massolo, DIS, ai primi di ottobre


Roma – Nell’operazione Telecom «è necessario che venga garantita la sicurezza nazionale, con riferimento al carattere particolarmente sensibile e delicato delle reti di trasmissioni dati» ha dichiarato all’Adnkronos il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi. «L’operazione Telecom nei dettagli non è ancora nota – ha detto Stucchi – soprattutto per i punti più sensibili che attendono alle competenze del Copasir. Da una parte occorre tutelare la privacy e garantire la sicurezza nella comunicazione dei dati, ad esempio delle imprese più importanti». «La rete – ha sottolineato il presidente del Copasir – è una infrastruttura strategica per tutto il Paese. Il Comitato per la Sicurezza della Repubblica verificherà che il traffico dati sulle rete avvenga senza preoccupazione alcuna per la sicurezza nazionale, nel pieno rispetto delle norme in vigore in tema di trasmissione dati. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia» ha osservato il numero uno di Palazzo San Macuto. «Nel prossimo ufficio di presidenza – ha anticipato Stucchi – il Copasir chiederà l’audizione del direttore del Dis, Giampiero Massolo (nella foto a sinistra), per avere il quadro della situazione sulla sicurezza della rete» dopo l’operazione Telecom Italia. L’audizione di Massolo si terrà dopo la missione che il Comitato presieduto da Stucchi farà a Washington la prossima settimana, per una serie di incontri legati alla questione del trattamento dei dati. «Al prossimo ufficio di presidenza – ha spiegato Stucchi – io e il vice presidente, Giuseppe Esposito, porremo in evidenza la necessità di audire Massolo sui temi della sicurezza delle reti», aggiungendo poi di aver già «sentito il direttore del Dis, Giampiero Massolo. Mi ha assicurato - ha confermato il presidente del comitato di controllo sull’intelligence – che invierà nelle prossime ore un’informativa al Copasir sui possibili rischi in termini di sicurezza nazionale di un’operazione di questo tipo, trattandosi di un’infrastruttura strategica come le rete Telecom». L’audizione di Massolo sarebbe prevista per i primi giorni di ottobre, ha confermato Stucchi, che peraltro ha anche confermato che «se in ufficio di presidenza del Comitato si ravviserà l’esigenza di approfondire alcune questioni con il premier Enrico Letta o con il sottosegretario Marco Minniti, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, daremo seguito a queste richieste di audizioni» Il Quirinale, probabilmente anche per gli aspetti che attengono alla sicurezza nazionale, ha informato che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto ieri il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè.«Telecom è un’impresa privata quindi il ruolo del Governo in fase preventiva è molto modesto» ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, parlando a “Otto e ½” su La7, ma «c’era un lavoro per adattare la norma che consente di intervenire su settori strategici anche privati, di società non controllate dallo Stato. Adesso questi lavori saranno accelerati» ha confermato Saccomanni.

mercoledì 25 settembre 2013

CORRIERE DELLA SERA - 25/09/13 - Telecom, allarme del Copasir: «Sicurezza nazionale in pericolo»

La cessione del controllo di Telecom agli spagnoli di Telefonica «pone seri problemi di sicurezza nazionale, visto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate». A lanciare l'allarme all'agenzia Ansa è il presidente del Copasir Giacomo Stucchi. Allarme compreso dal premier Letta, in visita negli Stati Uniti: «Ci sono poi gli asset strategici, come la rete, che non vogliamo perdere», ha detto Enrico Letta, parlando a Bloomberg Tv. Della loro importanza, «siamo molto consapevoli e vogliamo seguirne lo sviluppo, perché non vogliamo perdere questi aspetti strategici dell'operazione. Non è un problema di nazioni, ma un problema di interessi strategici», ha concluso. LA RETE- Dunque l'allarme del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è sulla rete Telecom, che deve far capo allo Stato: «Questo deve accadere e controlleremo che ciò accada. Se l'indirizzo del Governo è questo, sarà condiviso dal Comitato e faremo di tutto perché ciò avvenga veramente», afferma Stucchi, senatore della Lega Nord. Il presidente del Copasir ha aggiunto che «è necessario appurare quel che sta accadendo ed è opportuno che Giampiero Massolo (direttore del dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ndr) venga a riferire al Copasir sui dettagli dell'operazione» che ha portato la spagnola Telefonica al controllo di Telecom «e sulle problematiche che possono discenderne in termini di sicurezza». LA GOLDEN SHARE - Intanto il viceministro dello Sviluppo Economico, Antonio Catricalà, a margine di un'audizione in commissione al Senato su Telecom Italia risponde ai cronisti sulla possibilità di utilizzo della Golden share: «Per la verità da diversi giorni stiamo lavorando a questo regolamento e a quello sulle strutture strategiche di carattere difensivo e di sicurezza. Non siamo giunti a una definitiva conclusione. Le decisioni spettano al presidente Letta, aspettiamo che rientri dagli Usa». Il premier riferirà alla Camera martedì mattina. Per giovedì 26, invece, è prevista l'audizione in Senato del presidente della Consob Giuseppe Vegas. «ABBIAMO LE MANI LIBERE» - Catricalà ha anche aggiunto: «Sul piano tecnico abbiamo lavorato tanto, ma ormai è una decisione di carattere politico, di vertice». In ogni caso, «la parte buona di una medaglia che non si presenta buona» è che «come non hanno detto niente a Bernabè così hanno fatto con noi, volevano farla nel loro legittimo privato - ha concluso - Siccome non siamo stati informati abbiamo le mani libere, perché nessuno ha detto sì». TITOLO AL -4,6% IN BORSA - Nel frattempo i mercati non hanno reagito bene. Il titolo è stato sospeso per eccesso di ribasso, era arrivato a perdere quasi il 5%, ed è entrato in asta di volatilità. Riammesso alle contrattazioni, cede alla chiusura di Piazza Affari il -4,6%. In ribasso le azioni collegate anche all'estero: in Brasile Tim, dopo aver guadagnato martedì circa il 10%, corregge circa del 5%; a Madrid Telefonica perde lo 0,31%. Intensi gli scambi, pari a 221 milioni di pezzi passati di mano a fronte dei 162 milioni di media in un'intera seduta dell'ultimo mese. I PICCOLI AZIONISTI - Nel frattempo si muove l'Associazione dei piccoli azionisti Telecom (Asati), che chiede nuovamente la convocazione di un'assemblea straordinaria per l'aumento di capitale da 3 miliardi euro, riunione a cui dovranno partecipare «tutti i principali azionisti, fondi italiani ed esteri», «per superare il blocco previsto di Telco». Inoltre, invita tra gli altri il governo ad approvare «celermente» i regolamenti attuativi per la «Golden Power», e la Consob e la Sec a controllare che gli accordi tra i soci Telco non aggirino l'obbligo di opa. Qualora queste azioni non venissero adottate, «Asati si attiverà presso tutte le Autorità nazionali e internazionali, non ultima la magistratura e il Tribunale Europeo di Straburgo per i diritti dell'uomo, per denunciare tutti quei consiglieri che nel corso del prossimo cda del 3 ottobre possano ledere con le loro decisioni, supportando Telco, gli interessi di tutte le minorities, dei livelli occupazionali, anche in riferimento a tutti i dipendenti azionisti in servizio e in pensione». ZANONATO-SINDACATI - Tra le reazioni alla vendita di Telecom anche quella dei sindacati. Con una lettera i segretari generali dei sindacati, Camusso, Bonanni e Angeletti, chiedono un incontro urgente su Telecom al ministro per lo sviluppo economico, Flavio Zanonato. «Li incontro volentieri» ha risposto il ministro in un tweet.

IL FATTO QUOTIDIANO - 25/09/13- Telecom, Copasir: “La cessione a Telefonica pone problemi di sicurezza nazionale”

Il passaggio in mano straniera della rete della compagnia telefonica preoccupa il presidente Giacomo Stucchi: "E' la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate". Franceschini: "Se il Comitato lo chiederà, il governo andrà a riferire.

Le informazioni riservate di interesse nazionale in mano straniera. Questo è lo scenario che preoccupa Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, dopo la cessione di Telecom agli spagnoli di Telefonica. L’operazione “pone seri problemi di sicurezza nazionale“, spiega l’esponente della Lega Nord, “visto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate”.“Ho già sentito il direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ndr), Giampiero Massolo“, fa sapere Stucchi. “Mi ha assicurato che invierà nelle prossime ore un’informativa al Copasir sui possibili rischi in termini di sicurezza nazionale di un’operazione di questo tipo, trattandosi di un’infrastruttura strategica come le rete Telecom”. Agli inizi di ottobre l’ambasciatore Massolo sarà poi ascoltato in un’audizione alla sede del Copasir, rende noto il presidente. Che non esclude un incontro con il premier: “Se in ufficio di presidenza del Comitato si ravviserà l’esigenza di approfondire alcune questioni con il premier Enrico Letta o con il sottosegretario Marco Minniti, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, daremo seguito a queste richieste di audizioni”. Da parte dell’esecutivo risponde Dario Franceschini, ministro dei Rapporti con il Parlamento: “Se il Copasir ci chiederà un’audizione, il governo andrà ovviamente a riferire“.A Stucchi fa eco il vicepresidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. ”Non solo l’Italia sta perdendo quote di potere economico, ma adesso rischia di non poter più controllare porzioni di sicurezza nazionale”, dice il senatore Pdl Giuseppe Esposito in un’intervista a Libero. “Attraverso la rete fissa di Telecom passano tutti i dati sensibili relativi alle comunicazioni di ambasciate e ministeri, il governo deve intervenire per salvaguardare i processori di sicurezza nazionale. Chiedo a Palazzo Chigi una task force per monitorare quanto sta accadendo nei grandi gruppi che stanno per finire in mani straniere. Dalla rete passano tutte le comunicazioni strategiche del Paese”.Le compagnie telefoniche ricoprono un ruolo fondamentale nella gestione di dati sensibili. Basti pensare alla collaborazione con la magistratura e con le forze dell’ordine per permettere le intercettazioni delle utenze legate a un’indagine. La stessa Telecom proprio su questo fronte ha fatto un discreto scivolone finito al centro della bufera giudiziaria concentrata attorno alla figura di Giuliano Tavaroli. Nel periodo in cui era capo della security dell’azienda all’epoca presieduta da Marco Tronchetti Provera, è stata portata avanti una vasta operazione di dossieraggio a danno di oltre 4mila persone e 132 società spiate illegalmente.