NUOVA PROTESTA del personale amministrativo giudiziario della Procura della Repubblica di Bergamo che, attraverso una lettera aperta, lancia l’ennesimo allarme contro la cronica e pesante carenza di uomini che affligge il proprio organico. «I lavoratori - si legge nella missiva - dichiarano il proprio malcontento e il dissenso contro la propria amministrazione, che dopo dieci anni di trattative è riuscita ad elaborare un contratto integrativo che demansiona e dequalifica il proprio personale giudiziario. I lavoratori invitano il ministro della Funzione Pubblica a verificare le loro condizioni di lavoro, le loro buste paga (circa 20 mila euro medi annui lordi) e lo invitano a leggere l’ultima relazione ispettiva che riconosce a questo ufficio costanti miglioramenti, mettendo in evidenza una notevole organizzazione, improntata a criteri di funzionalità, efficienza e capacità di innovazione». Sulla vicenda sono intervenuti i parlamentari bergamaschi della Lega, Giacomo Stucchi, Ettore Pirovano, Nunziante Consiglio e Pierguido Vanalli, che hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta ai ministri della Giustizia, della Funzione Pubblica, del Lavoro e Politiche sociali. «I lavoratori della Procura della Repubblica - sottolineano nel documento gli esponenti lumbard - hanno reso noto attraverso la diffusione di una lettera aperta la situazione in cui versa il personale amministrativo giudiziario. Gli stessi lavoratori dichiarano all’unanimità il proprio malcontento e il dissenso contro la propria amministrazione, la quale ha formulato un contratto integrativo che demansiona e dequalifica il personale. Tali lavoratori, inoltre, sostengono che tutti gli altri settori del pubblico impiego hanno avuto una riqualificazione, che consiste in un riconoscimento economico e professionale del lavoro svolto». «Chiediamo - concludono i parlamentari del Carroccio - di verificare la sussistenza di quanto esposto dai lavoratori della Procura della Repubblica di Bergamo, al fine di una eventuale riformulazione del contratto che, secondo quanto sostenuto dagli stessi nella lettera aperta, li vedrebbe fortemente penalizzati rispetto a tutti gli altri dipendenti dei settori pubblici”.
sabato 16 gennaio 2010
lunedì 11 gennaio 2010
ALTRENOTIZIE - 11/01/10 - ASSALTO ALLA COSTITUZIONE
Che la Costituzione repubblicana del 1948 non piacesse al Presidente del Consiglio era cosa nota da molto tempo. Quanto sta accadendo in questi giorni, tuttavia, dà modo di capire chiaramente quale sia il filo rosso che collega le 99 proposte di modifica giacenti in Parlamento. L'ultima uscita in ordine di tempo del Ministro dei Lavori Pubblici, Renato Brunetta, secondo il quale l'affermazione che "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" non significherebbe nulla, è solo la punta dell'iceberg. La volontà politica eversiva che anima la maggioranza di governo emerge, infatti, in tutta la sua brutalità, dalla lettura attenta delle proposte di modifica già depositate dai parlamentari nelle rispettive camere di appartenenza. Non che questi godano di una indipendenza politica od intellettuale, ma dopo le esternazioni del premier, secondo il quale la Costituzione italiana sarebbe nulla più che "una legge fatta molti anni fa, sotto l'influenza della fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla costituzione russa come a un modello", l'assalto è iniziato. Si va dai leghisti, come il deputato Giacomo Stucchi, che pensa all'autonomia della provincia di Bergamo, al più temerario senatore del Popolo della Libertà, Lucio Malan, che vorrebbe revisionare "l'ordinamento della Repubblica sulla base del principio della divisione dei poteri". Anticipando di un anno il Ministro Brunetta, nel novembre del 2008 Malan proponeva di modificare l'articolo 1, trasformando l'Italia in una Repubblica "fondata sui principi di libertà e responsabilità, sul lavoro e sulla civiltà dei cittadini che la formano". Una Repubblica - così la sogna Malan - dove i senatori a vita non votano, il Presidente del Consiglio non presta giuramento e il governo non ha bisogno della fiducia delle Camere. A questi si aggiunge Davide Caparini che vorrebbe stralciare dal testo dell'articolo 33 quella parte secondo cui la scuola privata vive “senza oneri per lo Stato”. Il loro meglio però, prevedibilmente, i parlamentari del PdL lo esprimono in materia di giustizia: si contano infatti ben quattro disegni di legge per il ripristino dell'immunità parlamentare e si lavora anche su come semplificare il procedimento legislativo. Una proposta del deputato Giorgio Jannone vorrebbe modificare l'articolo 72 e fare in modo che "non sempre l'assemblea sia chiamata a votare progetti di legge approvandoli articolo per articolo e con votazione finale". Un tentativo forse da interpretare come un servizio al presidente Berlusconi, che già aveva proposto, in una delle sue tante uscite dissennate, di approvare le leggi attraverso il voto dei soli capigruppo. C'è chi poi come Raffaello Vignali vorrebbe addirittura modificare gli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale, supremo organo di garanzia insieme al Presidente della Repubblica dell'ordine costituzionale, rea di essersi messa troppe volte contro gli interessi del Re di Arcore. Le riforme riguardanti la magistratura sono, ovviamente, tra le più stravaganti. Giuseppe Valentino propone una corte di giustizia disciplinare, Antonio Caruso un'alta corte di giustizia, Gaetano Pecorella, forse stanco di doversi sempre studiare tutte le carte dei molti processi a carico del suo assai munifico cliente, passa invece il suo tempo occupandosi di PM e Procure, immagina una divisione delle carriere sancita dalla stessa Costituzione. Ovviamente proporre una modifica non equivale a modificare, ma quello che tuttavia colpisce - e che traspare palesemente dalle molte proposte già depositate - è la totale ignoranza delle ragioni storiche e politiche che portarono a quello straordinario compromesso ideologico che ha rappresentato, e tuttora rappresenta, la Costituzione italiana del 1948. Una carta unica, che rappresenta un punto fermo nella storia del costituzionalismo europeo e che viene considerata da molti addetti ai lavori come un vero è proprio prodigio giuridico, proprio per quella lungimiranza delle disposizioni che la rendono, ancora oggi a distanza di più di 60 anni, straordinariamente attuale. La Costituzione del 1948 trovò la sua premessa nella resistenza, nel ripudio dello Stato autoritario e dei suoi dogmi, nella volontà di ripristinare la democrazia e i principi dello Stato di diritto, umiliati durante il ventennio fascista. Sulla base dell'idea liberale che vuole il potere regolato e sottoposto a limiti giuridici per garantire diritti e libertà, storicamente congiunto all'idea democratica, s’innestarono elementi propri delle dottrine delle due ideologie dominanti: quella cristiano sociale e quella socialista. La Costituzione italiana va, infatti, collocata in uno scenario più ampio, addirittura mondiale, traversato da idee e speranze comuni maturate attraverso esperienze tragiche che non si volevano ripetere. Per questi motivi, nonostante sia corretto, è tuttavia riduttivo vedere nella Costituzione solo il prodotto dell'antifascismo, il rigetto della dittatura come esperienza italiana. La lotta antifascista s’iscrive, infatti, nell'ampio scenario di una guerra mondiale condotta e vinta contro tutti i fascismi, uno scenario dominato dall'intento di costruire un mondo diverso e migliore, che potesse ridare dignità alla persona umana. Il valore della persona era nella cultura comune dei costituenti; tutti, dal primo all'ultimo, siano essi stati comunisti, socialisti, liberali, repubblicani o democristiani. Un'unione di forze, di spiriti e d’intenti che oggi sarebbe impensabile, ma che allora si raggiunse dando alla luce il documento che oggi è alla base dell'unità nazionale. I costituenti erano infatti decisi nell'affermare i diritti non solo come garanzia di una sfera intoccabile di libertà e di partecipazione politica, ma anche come tutela effettiva dei diritti stessi attraverso l'assicurazione di condizioni esistenziali dignitose. Accanto alle libertà tradizionali, di pensiero, di espressione, di religione, si affiancavano la libertà dalla paura e dal bisogno. Accanto alla necessità di assicurare teoricamente al cittadino le libertà politiche si sentì la necessità di metterlo in condizione di potersene praticamente servire. Di libertà politica "potrà parlarsi solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo benessere economico", senza il quale la possibilità di esercitare i propri diritti viene meno. Così parlava Carlo Rosselli, grande giurista al cui pensiero s’ispirò quel Piero Calamandrei del gruppo autonomista, cui si deve uno dei passaggi forse più importanti della nostra Costituzione: quell'articolo tre comma due, secondo il quale "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica economica e sociale del paese". È per tutte queste ragioni che la costituzione trova in se stessa la propria ragione di esistere. In essa si trova la piena esplicazione di quei principi su cui si fonda il potere costituito ed è per questo che anche le leggi di revisione costituzionale sono sottoposte al giudizio di costituzionalità. In altri termini, non è possibile inserire nella Costituzione quello che si vuole: per esempio, purtroppo per Brunetta, non vi si potrebbe inserire una norma che dica: "L'Italia una Repubblica democratica fondata sulla rendita finanziaria"; perché sarebbe in contrasto con il principio fondamentale previsto dall'articolo 1, secondo il quale "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Perciò una norma del genere, anche se è prevista con una legge di revisione costituzionale, sarebbe essa stessa incostituzionale. Così, anche un lodo Alfano costituzionalizzato sarebbe sempre incostituzionale, perché in contrasto con l'articolo 3, quello che perentoriamente afferma che "tutti cittadini sono uguali davanti alla legge". Dovranno darsi dunque pace: sia che la loro impunità sia prevista da una legge ordinaria, sia che sia prevista da una legge costituzionale, sempre incostituzionale rimarrà. Il nostro paese ha già conosciuto il cancro della dittatura, è riuscito a liberarsene e ha deciso di dotarsi degli indispensabili strumenti giuridici necessari per evitare una ricaduta. La Costituzione è la nostra storia, per questo va difesa a tutti i costi.
lunedì 16 novembre 2009
AGI NEWS ON - 16/11/09 - SINDACO DEL BERGAMASCO DENUNCIA: SPIATE LE SEDUTE DI GIUNTA
Bergamo, 16 nov. - Qualcuno sta spiando il piccolo Comune di Azzano San Paolo con microspie in Sala Giunta? Cosi' sembra, almeno secondo l'allarme del sindaco, che ha avvisato i carabinieri, i quali hanno fatto partire un'inchiesta. Il Comune di Azzano, alle porte di Bergamo, e' piccolo ma sta per dare il via ad alcuni enormi progetti edilizi (primo fra tutti il centro commerciale del "Polo del lusso") e per questo qualcuno puo' essere interessato a conoscere le conversazioni tra sindaco e assessori. Conversazioni che sono stati registrate parola per parola in un nastro che un cittadino ha fatto conoscere al sindaco, la leghista Simona Pergreffi. Da qui la denuncia e l'inchiesta. "Una trascrizione precisa, parola per parola - ha detto oggi il primo cittadino nella conferenza stampa che ha reso noto il caso - Quella Giunta non prevedeva argomenti particolarie il cittadino che aveva la registrazione non ha particolari interessi politici. Dopo la scoperta non abbiamo trovato cimici o altri strumenti particolari. Le indagini sono in corso. Credo che tali intimidazioni non debbano avere alcun effetto. Le minoranze mi hanno manifestato la loro solidarieta' e ho molto apprezzato". Il deputato leghista Giacomo Stucchi ha riferito che gia' da domani si attivera' con le segreterie dei ministeri dell'Interno e della Giustizia per chiedere di verificare se ad Azzano se ci siano state violazioni della legge. (AGI)
venerdì 6 novembre 2009
LA REPUBBLICA -06/11/09 - BOSSI-MARONI, PRESSING SU TREMONTI E GIOCO AL RIALZO SULLE REGIONALI
MILANO - In via Bellerio, dove hanno il gusto dell´allegoria, lo chiamano in vari modi: «duetto», «tandem», «dai e vai» che poi sarebbe il solito schema leghista, puntura e mungitura. Il canovaccio è rodato, compresa la reprimenda del capo che coltiva il vezzo di chiosare a seconda dell´ispirazione (più o meno muscolare). Maroni spinge, sonda, apre il campo (anche a se stesso, per far pesare il proprio ministero agli occhi soprattutto di Tremonti). Bossi, monarca leghista neo-moderato, fa da garante, alla Bossi, per la stabilità di governo e per il patto di fiducia con Berlusconi. Sapendo bene che ora gli tocca tenere a freno anche i suoi "colonnelli", tra i quali - con il quadro politico così agitato - lo spirito di competizione torna ad animare quello di iniziativa. L´obiettivo finale è però uno solo: ottenere. Il più possibile. In questo caso, soldi. Da Tremonti. E poi alzare la posta con il presidente del consiglio; vincere il braccio di ferro sulle candidature regionali (giochi non ancora chiusi persino in Lombardia nonostante la sicurezza ostentata da Formigoni, «sulla mia candidatura non ci sono mai stati problemi»); e saziare la pancia dell´elettorato. Non c´era bisogno delle formalità («con Bossi nessun problema», ha precisato il ministro degli Interni Maroni, figurarsi se diceva il contrario) per capire che dietro l´affondo anti-Tremonti del titolare del Viminale («pronto a votare con l´opposizione») e la tempestiva bacchettata del capo leghista («farà quello che dico io») non esiste nessuna divaricazione. Non tra loro due. E forse nemmeno tra la Lega e Tremonti, se è vero quello che assicura un autorevole dirigente del Carroccio: «E´ vero, Maroni se può mettersi in gara con Tremonti non si tira indietro. Ma ha fatto il suo mestiere, ha chiesto soldi perché sulla sicurezza si è giocato la faccia e ha costruito il successo di risultati che gli riconoscono tutti. Bossi, da parte sua, ha parlato da segretario del secondo partito della coalizione, garantendo che, alla fine, è lui che tratta. Umberto e Roberto si sono messi d´accordo per acchiappare il risultato. Anzi, per blindarlo... «. Il risultato sarebbe un´intesa di massima già raggiunta tra il ministro del Tesoro e lo stesso Bossi. Una sorta di deroga alle sforbiciate impietose di Tremonti. Sui fondi per la sicurezza. Da via XX Settembre la Lega avrebbe ottenuto la disponibilità a sfilare dalle spese correnti e dunque dai patti di stabilità che regolano il portafoglio dei Comuni - sono i sindaci, oltre ai sindacati di polizia, a incalzare Maroni - i soldi per la difesa dei cittadini dalla criminalità. Anche quelli destinati alle ronde. «Le adesioni sono basse - ragiona il parlamentare Giacomo Stucchi - perché se un cittadino si presenta in Comune e gli dicono che non ci sono soldi per le pettorine e per i telefonini, mica si iscrive... «. Dice Paolo Grimoldi: «E´ finita la politica dei soldi gettati al vento, ma sulla sicurezza non si scherza». Per leggere la partita che sta giocando la Lega nella maggioranza occorre poi tenere conto di alcuni aspetti. Primo: la portata dell´insofferenza per i tagli di Tremonti non è inferiore a quella avvertita nel Pdl, dove è forse maggiore. Secondo: il Carroccio sa bene che, nonostante i malumori di Berlusconi, è questo il momento per alzare il tiro (Veneto e Piemonte e/o Lombardia, che «con quella saremmo a posto»). «Ma nessuno di noi vuole veder tramontare il viaggio verso le riforme», ammonisce un diplomatico Mario Borghezio. Terzo ma non ultimo: anche i dirigenti di via Bellerio, come quelli degli altri partiti al governo, coltivano aspirazioni personali. Non certo per fare le scarpe a Bossi, quanto piuttosto per riposizionarsi nel caso l´esecutivo dovesse subire improvvisi scossoni. Maroni mira a detenere il primato di ministro più amato. Se possibile facendo ombra proprio a Tremonti («lui non è la Lega», Maroni dixit). Ci sono voci che vorrebbero meno intensi i rapporti tra lo stesso ministro dell´Interno e il titolare della Semplificazione, Roberto Calderoli. Il quale negli ultimi mesi passa sempre più tempo con il Senatur. Qualcuno dice occupando il ruolo che fu un tempo di Giancarlo Giorgetti, finito nella rosa di nomi dei papabili sostituti di Tremonti semmai si fosse dimesso. Fermenti interni. Sullo sfondo c´è il Nord che chiede molto, anzi moltissimo. «La Lega è in grado di usare armi di distrazione di massa - avverte Daniele Marantelli, deputato varesino del Pd e ambasciatore nei rapporti con il Carroccio - ma alla fine la pancia della gente non la riempi coi diversivi. Questo Bossi e Maroni lo hanno capito, e forse lo temono».
venerdì 30 ottobre 2009
VITA.IT - 30/10/09 - DISABILI. PENSIONI AI CAREGIVER, UNA PRPOSTA ALLA CAMERA
E' calendarizzata per il prossimo 9 novembre in Aula a Montecitorio la proposta di legge n. 82 (d'iniziativa di Giacomo Stucchi LNP) recante "Benefici previdenziali in favore di coloro che assistono portatori di handicap". Abbinata ad altre 13 proposte affini, la disposizione introduce il diritto, per quanti si fanno carico dell'assistenza a un disabile con una percentuale di invalidità uguale o superiore al 70 per cento, all’erogazione del trattamento pensionistico di anzianità, a seguito del versamento di trenta anni di contributi previdenziali. "Al fine di permettere un’adeguata assistenza ai portatori di handicap", dice la ralazione introduttiva della pdl, "si introducono, inoltre, norme a favore dei coniugi degli stessi, prevedendo anche l’eventualità che entrambi siano disabili". Per agevolare le categorie meno abbienti è previsto che possono avvalersi dei benefıci i soggetti facenti parte di un nucleo familiare con reddito lordo non superiore a 50.000 euro annui. Infine, poiché non sempre è sufficiente un’agevolazione economica o contributiva per garantire un dignitoso sostegno, la proposta di legge prevede un periodo transitorio che varia dai tre agli otto anni di aspettativa retribuita.
mercoledì 28 ottobre 2009
IM-IMPRESA MIA - 28/10/09 - PANSAC DI ZINGONIA: SALVAGUARDARE FUTURO LAVORATORI
Nella seduta dello scorso 26 ottobre, i deputati leghisti Giacomo Stucchi, Ettore Pirovano, Nunziante Consiglio e Pierguido Vanalli hanno rivolto un'interrogazione ai ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, sollevando il caso della nuova Pansac di Zingonia, in provincia di Bergamo, un'azienda specializzata nella produzione di pellicole protettive per alimenti, operante nel settore della gomma-plastica. Lo stabilimento bergamasco, insieme agli altri siti di Mira, Portogruaro e Marghera, tutte in provincia di Venezia, e il sito di Ravenna e è di proprietà di Fabrizio Lori, giovane presidente della squadra di calcio dell'AC Mantova (serie B). I deputati informano che nello stabilimento di Zingonia, dove in organico ci sono 87 persone, l'assemblea dei lavoratori ha proclamato un pacchetto di 16 ore di agitazione a partire da mercoledì 21 ottobre contro ritardi nel pagamento degli stipendi e contro comportamenti da parte della direzione rispetto al sito bergamasco definiti anomali, in quanto privi di chiarezza sulle prospettive e sulla tenuta dell'occupazione e i rappresentanti sindacali hanno più volte chiesto un incontro con la proprietà dell'azienda, che non li ha ricevuti, per la risoluzione di questioni organizzative interne e per avere rassicurazioni in merito al lavoro nei prossimi mesi. Alla luce di questi fatti, i deputati chiedono ai ministri se non ritengano necessario convocare la proprietà dell'azienda e i rappresentanti dei lavoratori, al fine di individuare ogni utile soluzione che possa permettere ai dipendenti interessati di ottenere garanzie circa il loro futuro occupazionale nello stabilimento bergamasco di Zingonia.
venerdì 9 ottobre 2009
CAMERA.IT - 09/10/09 - ESUBERI ALLA TENARIS DALMINE?
ROMA, 09/10/2009. Nella seduta del 7 ottobre scorso, è stata portata all’attenzione del premier Silvio Berlusconi e dei ministri dello Sviluppo economico, Claudio Scajola e del Welfare, Maurizio Sacconi, una vicenda riportata dai giornali della provincia di Bergamo circa possibili esuberi alla Tenaris Dalmine. A sollevare il caso alcuni deputati leghisti di cui si è fatto portavoce, il deputato della Lega Nord Giacomo Stucchi (nella foto). Nell’interpellanza si fa riferimento al'edizione del 29 settembre 2009 de L'Eco di Bergamo che riportava a pagina 30 l'esito dell'incontro avvenuto tra la proprietà e i rappresentanti sindacali dei lavoratori, presso la sede della Confindustria di Bergamo, evidenziando come nel biennio 2010-2011 il piano industriale proposto da Tenaris Dalmine, a fronte di 114 milioni di euro di investimenti, prevedesse però l'esubero di 1.024 persone (di cui 836 impegnati negli stabilimenti bergamaschi). Secondo la Tenaris Dalmine l'impatto sociale dei tagli occupazionali potrebbe essere in parte attenuato dal fatto che più della metà dei soggetti interessati potrebbe accedere alla pensione in un arco temporale inferiore o pari ai cinque anni. La prospettiva peggiore riguarderebbe gli stabilimenti di Dalmine e Sabbio con una perdita di organico complessiva di 717 posti, oltre alla situazione anch'essa molto preoccupante di Costa Volpino con una riduzione di 119 occupati e di Arcore con 64 lavoratori interessati, e la situazione ancor più compromessa di Piombino che con 120 dipendenti potrebbe essere anche completamente chiuso. In merito a questa vicenda, i deputati leghisti chiedono di sapere se il Governo non ritenga di assumere iniziative nei confronti della Tenaris Dalmine affinché riveda le scelte annunciate, offrendo anche la piena collaborazione dei Ministeri preposti al fine di mantenere in essere un livello di produzione adeguato a garantire la situazione occupazionale esistente. Inoltre, se, qualora la Tenaris Dalmine dovesse confermare le decisioni assunte nel piano industriale illustrato ai sindacati, non si ritenga opportuno attivare una specifica unità di crisi presso il Ministero del Welfare coinvolgendo pienamente i rappresentanti dei lavoratori e richiedendo la presenza al tavolo pure del Ministero dello sviluppo economico, al fine di individuare ogni possibile soluzione che eviti o limiti notevolmente ripercussioni negative sugli attuali livelli occupazionali, garantendo comunque fin da ora la copertura economica degli eventuali ammortizzatori sociali necessari.
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