La nuova veste dell'intelligence italiana è stata articolata dall'ambasciatore Giampiero Massolo, da circa dodici mesi responsabile del Dipartimento di informazione e sicurezza, che ha spiegato come "Servizi segreti e comunicazione non siano antitetici, ma spronano lo Stato e i cittadini a dare il meglio e a collaborare nel rispetto reciproco dei propri ruoli".In un Paese dove il rapporto con lo Stato è vissuto spesso in modo conflittuale, il nuovo corso intrapreso verso i cittadini dai Servizi italiani assume un duplice significato: di trasparenza e collaborazione. Nel solco di quella che si preannuncia come una “rivoluzione culturale” è nato il nuovo sito web del Comparto di intelligence, a disposizione degli utenti per contattare il centro nevralgico delle Informazioni per la sicurezza.Rinnovato nella grafica e nello stile, il sito presentato ieri nella Sala Polifunzionale della presidenza del Consiglio intende essere un ponte tra i cittadini e il mondo di chi tutela in modo invisibile ma costante la loro sicurezza. Un mondo “considerato spesso opaco”, forse proprio a causa delle “scarse informazioni a cui accedere” ha sottolineato il sottosegretario alla Difesa, Marco Minniti, che ha ringraziato i suoi predecessori per il lavoro e rivendicato l’impegno per avvicinare i giovani a istituzioni “che si rinnovano per essergli maggiormente vicini”, anche grazie a una nuova campagna di reclutamento e di informazione negli atenei italiani con la prospettiva di attrarre “le energie migliori”. Tra le autorità presenti all’evento, in prima fila Gianni De Gennaro e Gianni Letta, ex Autorità delegate per la sicurezza, il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, e il vice presidente dello stesso Comitato, Giuseppe Esposito. La nuova veste dell’intelligence italiana è stata articolata dall’ambasciatore Giampiero Massolo, da circa dodici mesi responsabile del Dipartimento di informazione e sicurezza, che ha spiegato come “Servizi segreti e comunicazione non siano antitetici, ma spronano lo Stato e i cittadini a dare il meglio e a collaborare nel rispetto reciproco dei propri ruoli”. Si sentiva le necessità, ha rimarcato Massolo, “di Agorà della sicurezza, un luogo di confronto con la società civile”. Chiudendo l’incontro e parlando del futuro dell’intelligence, il sottosegretario Minniti, ha ricordato come siano tante “le nuove sfide che attendono i Servizi italiani: dalla cybersicurezza, all’intelligence economica, passando per l’antiterrorismo e la sicurezza interna nella sua interezza”. “Nell’intelligence – ha ribadito – tu conti per quello che sai, e nessuno ti regala nulla. Con le nuove norme abbiamo rafforzato le Agenzie, Aise e Aisi, sotto il coordinamento del Dis. Non a caso l’incipit del sito recita: “L’Italia è il tuo paese”. È il nostro paese – ha detto – e va difeso da tutte le minacce alla sua crescita”. Parlando della centralità della cybersecurity e della difesa degli interessi nazionali, anche industriali, il sottosegretario ha spiegato che “solo nel 2012 i reati informatici sono stati 556 milioni, mettendo a segno un +42% e provocando danni per 110 miliardi di dollari”. Nei giorni caldi dello scandalo americano sullo spionaggio di Prism, Minniti ha poi voluto sottolineare come “sicurezza e libertà non siano concetti contrastanti, ma vadano difesi mantenendo un giusto equilibrio, dal momento che non c’è sicurezza se si rompono i principi delle libertà individuali; libertà che è impossibile difendere in modo adeguato senza una cultura della sicurezza che trovi le sue fondamenta non solo nella collaborazione tra cittadini e Stato, ma nel necessario contrappeso tra Servizi e controllo del Parlamento”.
martedì 18 giugno 2013
giovedì 6 giugno 2013
IL SOLE 24 ORE - 06/06/13 - Commissioni, al leghista Stucchi la presidenza del Copasir

Sulle commissioni parlamentari si chiude la partita tra le forze politiche, con la definizione degli ultimi tre tasselli. Il senatore leghista Giacomo Stucchi è stato eletto presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, alla conclusione della prima seduta del comitato. Il deputato di M5s Roberto Fico, invece, diventa ora presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai. Infine, il nuovo presidente della giunta per le elezioni e le immunità è Dario Stefano del Sel.
Un leghista al vertice del Copasir
Stucchi ha ottenuto sei voti. Contrari i tre esponenti del Movimento 5 Stelle, che sostenevano la candidatura dell'ex capogruppo Vito Crimi e il rappresentante di Sel, Claudio Fava, che era stato candidato dal suo partito alla stessa carica. Vice presidente è il senatore Giuseppe Esposito (Pdl), mentre segretario è Felice Casson (Pd).
Stucchi ha ottenuto sei voti. Contrari i tre esponenti del Movimento 5 Stelle, che sostenevano la candidatura dell'ex capogruppo Vito Crimi e il rappresentante di Sel, Claudio Fava, che era stato candidato dal suo partito alla stessa carica. Vice presidente è il senatore Giuseppe Esposito (Pdl), mentre segretario è Felice Casson (Pd).
CORRIERE DELLA SERA - 06/06/13 - Fico (M5S) presidente della vigilanza Rai Stucchi (Lega) eletto al Copasir
L'esponente 5stelle eletto con 29 voti. Il senatore leghista eletto dal comitato parlamentare sui servizi riunito a San Macuto
il voto
Fico (M5S) presidente della vigilanza Rai
Stucchi (Lega) eletto al Copasir
Stucchi (Lega) eletto al Copasir
L'esponente 5stelle eletto con 29 voti. Il senatore leghista eletto dal comitato parlamentare sui servizi riunito a San Macuto
FICO ALLA COMMISSIONE VIGILANZA RAI - «Spero che in questa legislatura faremo un ottimo lavoro e, senza nasconderci, e in tutta trasparenza, spero che il faro della commissione sia cercare di far distaccare la politica dall'informazione e dalla tv di stato che è di tutti i cittadini». Così il neo presidente della commissione di vigilanza Roberto Fico, eletto presidente della Commissione vigilanza Rai. Fico ha ottenuto 29 voti, una preferenza è andata ad Augusto Minzolini (Pdl), un voto a Mariastella Gelmini (Pdl) e una preferenza a Paola De Micheli (Pd). I presenti sono stati 37, tutti votanti. Le schede bianche sono state 5. Per essere eletto presidente, alla luce dei presenti al voto, erano necessari 24 voti. Con 29 voti, il «grillino» Roberto Fico è stato eletto presidente della commissione di Vigilanza Rai. Le schede bianche sono state 5: un voto è stato dato a Augusto Minzolini, uno a Mariastella Gelmini e uno alla Pd Paola De Micheli.
lunedì 3 giugno 2013
FORMICHE.NET - SIGNORI L'ECONOMIA NON RIPARTE CON IL PRESIDENZIALISMO
Giacomo Stucchi, in una conversazione con Formiche.net, critica il dibattito sulle riforme istituzionali, indica le vere priorità per l'Italia e sulla Lega di Maroni e sul Copasir dice che...
Non confondiamo la scala di priorità e le emergenze, ammonisce il deputato della Lega Nord Giacomo Stucchi che, in una conversazione con Formiche.net, sferza il governo su Imu e costo del lavoro. E per risparmiare, punta sui costi standard della sanità, adducendo (con somma sorpresa) un esempio di regione virtuosa anche nel Mezzogiorno …
Enrico Letta ha annunciato: “Mai più un capo dello Stato con le vecchie regole”. Il presidenzialismo è la priorità per il Paese?
Assolutamente no, in questo momento le emergenze da affrontare sono da identificare nell’occupazione e nella gestione della crisi economica. Circa le riforme penso alla modernizzazione delle istituzioni che passa, in primis, dalla fine del bicameralismo perfetto, dal Senato federale, dal dimezzamento dei parlamentari oltre che da una ridistribuzione delle competenze fra governo centrale ed enti locali. Ciò al fine di superare una serie di controversie in sede di Corte Costituzionale.
Assolutamente no, in questo momento le emergenze da affrontare sono da identificare nell’occupazione e nella gestione della crisi economica. Circa le riforme penso alla modernizzazione delle istituzioni che passa, in primis, dalla fine del bicameralismo perfetto, dal Senato federale, dal dimezzamento dei parlamentari oltre che da una ridistribuzione delle competenze fra governo centrale ed enti locali. Ciò al fine di superare una serie di controversie in sede di Corte Costituzionale.
Secondo Giorgio Napolitano diciotto mesi è il tempo giusto per le riforme: ma su Imu, Iva e Irap vi soddisfano le promesse del governo?
No, per l’Imu non siamo per niente soddisfatti. Siamo per la soppressione sulla prima casa così come era scritto inizialmente nel programma di tre anni fa del governo Berlusconi Che prevedeva tra l’altro una serie di questioni legate all’imposta applicabile sugli affitti degli appartamenti, che rimaneva a livello locale e che avrebbe quindi consentito di non gravare su seconde case e attività produttive, così come invece sta purtroppo accadendo. Ne chiediamo l’eliminazione senza che si mettano in difficoltà i comuni.
No, per l’Imu non siamo per niente soddisfatti. Siamo per la soppressione sulla prima casa così come era scritto inizialmente nel programma di tre anni fa del governo Berlusconi Che prevedeva tra l’altro una serie di questioni legate all’imposta applicabile sugli affitti degli appartamenti, che rimaneva a livello locale e che avrebbe quindi consentito di non gravare su seconde case e attività produttive, così come invece sta purtroppo accadendo. Ne chiediamo l’eliminazione senza che si mettano in difficoltà i comuni.
I sindaci devono iniziare a preoccuparsi seriamente?
Proprio in questi giorni ho incontrato alcuni sindaci che mi presentavano il problema di dover procedere all’anticipazione di cassa, il che significa dover corrispondere interessi passivi non indifferenti, dal momento che le banche non regalano nulla: non lo hanno mai fatto nonostante tutti gli aiuti di cui hanno beneficiato.
Proprio in questi giorni ho incontrato alcuni sindaci che mi presentavano il problema di dover procedere all’anticipazione di cassa, il che significa dover corrispondere interessi passivi non indifferenti, dal momento che le banche non regalano nulla: non lo hanno mai fatto nonostante tutti gli aiuti di cui hanno beneficiato.
Il sistema produttivo del Nord est con quale stato d’animo attende l’aumento dell’Iva?
Se si procederà con l’aumento dei prezzi, perché questo è ciò che accadrà con l’1% di incremento dell’Iva, ma senza riuscire a comprendere come questa scelta deprimerà ancora di più la domanda, vorrà dire affossare ulteriormente la capacità di produzione. E quindi lo stesso pil.
Se si procederà con l’aumento dei prezzi, perché questo è ciò che accadrà con l’1% di incremento dell’Iva, ma senza riuscire a comprendere come questa scelta deprimerà ancora di più la domanda, vorrà dire affossare ulteriormente la capacità di produzione. E quindi lo stesso pil.
Il governo dove potrebbe trovare risorse aggiuntive?
Magari iniziando dai costi standard per la sanità: avremmo subito un risparmio tra i nove e i dodici miliardi. Questo si può fare, visto che regioni virtuose non mancano al nord come al sud, cito la Basilicata accanto a Emilia Romagna e Lombardia.
Magari iniziando dai costi standard per la sanità: avremmo subito un risparmio tra i nove e i dodici miliardi. Questo si può fare, visto che regioni virtuose non mancano al nord come al sud, cito la Basilicata accanto a Emilia Romagna e Lombardia.
Secondo Il Sole 24 Ore servono 60 miliardi per salvare l’Italia e compensare le eventuali decisioni su occupazione, Imu e Iva: servirà uno choc all’economia, come chiede Berlusconi?
Occorre una terapia d’urto, nel senso che i disoccupati, oltre ad essere tali, portano con loro giustamente l’esigenza dei sussidi legati alla mobilità. E a prescindere dall’età. Sostengo che spesso sia più in difficoltà il 40enne con due figli a carico, rispetto al 20enne che, anche se disoccupato allo stesso modo, potrà avere comunque un’altra ancora di salvezza all’interno del nucleo familiare.
Occorre una terapia d’urto, nel senso che i disoccupati, oltre ad essere tali, portano con loro giustamente l’esigenza dei sussidi legati alla mobilità. E a prescindere dall’età. Sostengo che spesso sia più in difficoltà il 40enne con due figli a carico, rispetto al 20enne che, anche se disoccupato allo stesso modo, potrà avere comunque un’altra ancora di salvezza all’interno del nucleo familiare.
Cosa propone in concreto?
Piuttosto che avere a casa una persona che devo aiutare con un contributo e gravando sulle casse dello Stato, è meglio che questa persona sia impiegata ma con uno sgravio fiscale, anche completo. Che comunque già solleva il datore di lavoro circa il costo sociale e solleva anche lo Stato che non paga la disoccupazione. In più si avrà una persona occupata: un dato certamente positivo.
Piuttosto che avere a casa una persona che devo aiutare con un contributo e gravando sulle casse dello Stato, è meglio che questa persona sia impiegata ma con uno sgravio fiscale, anche completo. Che comunque già solleva il datore di lavoro circa il costo sociale e solleva anche lo Stato che non paga la disoccupazione. In più si avrà una persona occupata: un dato certamente positivo.
In Francia in questi giorni si discute di una possibile riforma dei servizi, dopo i fatti di Parigi: quale lo stato di salute dei nostri servizi, visto che come si dice potrebbe essere uno dei candidati alla guida del Copasir?
Ne sono stato componente ma della candidatura non so nulla, l’ho appreso dai giornali. Abbiamo un nuovo capo della Polizia e mi pare un buon punto di inizio. L’obiettivo dei servizi è la tutela dei cittadini, senza che vi siano storture di alcun tipo.
Ne sono stato componente ma della candidatura non so nulla, l’ho appreso dai giornali. Abbiamo un nuovo capo della Polizia e mi pare un buon punto di inizio. L’obiettivo dei servizi è la tutela dei cittadini, senza che vi siano storture di alcun tipo.
Come procede il nuovo corso della Lega 2.0, tra Maroni che fa un passo indietro e la generazione dei Zaia, Tosi e Salvini che ne vorrebbe fare uno in avanti?
Il nuovo corso si sta sempre più affermando. Determinate figure della vecchia Lega 1.0 con ruoli rilevanti non sono poi così influenti come in passato. Non è solo un passo verso la leadership di Maroni, ma una chiara scelta politica in direzione dell’offerta nuova che noi stessi andiamo a proporre sul territorio. E’ un salto generazionale notevole con un dato che in pochi sottolineano: i vari Giorgetti, Salvini, oltre il sottoscritto, sono una generazione che ha iniziato a votare Lega a 18 anni e non ha fatto un’esperienza politica precedente altrove.
Il nuovo corso si sta sempre più affermando. Determinate figure della vecchia Lega 1.0 con ruoli rilevanti non sono poi così influenti come in passato. Non è solo un passo verso la leadership di Maroni, ma una chiara scelta politica in direzione dell’offerta nuova che noi stessi andiamo a proporre sul territorio. E’ un salto generazionale notevole con un dato che in pochi sottolineano: i vari Giorgetti, Salvini, oltre il sottoscritto, sono una generazione che ha iniziato a votare Lega a 18 anni e non ha fatto un’esperienza politica precedente altrove.
giovedì 25 aprile 2013
L'ESPRESSO - 25/04/13 - DOVE VA A PARARE LETTA
Il vicesegretario del Pd «non può» fallire, altrimenti si torna al voto. Ma adesso deve mettere a posto tutte le caselle dei ministeri. Insomma, siamo alla divisione della torta. E il coltello ce l'ha in mano Berlusconi
Stretto, e in salita. Il cammino di Enrico Letta verso Palazzo Chigi in groppa a un governo di larghe intese pare una mulattiera. Come previsto. Veti incrociati sui nomi, paletti preventivi, ciottoli, frane, incrostazioni. Il disagio evidente del Pd all'abbraccio col Caimano. E il dubbio - riferito da un dirigente democratico - sulle reali intenzioni del Cavaliere, che «non si capisce se vuole il governo o vuole andare a votare». Saranno giorni di fuoco, almeno fino a sabato: quando il Cavaliere di ritorno dagli Stati uniti potrà impartire la benedizione - o l'estrema unzione - agli accordi fin lì trovati. Sono partite, comunque, le consultazioni: omaggio alla natura politicista dell'esecutivo in via di creazione (la mattinaSel, Scelta civica, Lega, il pomeriggio Pdl Pd e M5S), senza i tanti salamelecchi con le parti sociali (Letta ha fatto sapere di averle già incontrate in occasione delle interminabili consultazioni di Bersani, e tanto basta). Vuol far presto, ha detto e ripetuto, ma deve fare anche i conti con uno schema «nuovo», «non più quello con cui si era fatto i conti in precedenza», trovare «l'equilibrio» sul programma (il Pdl vuole a tutti i costi l'abolizione dell'Imu, ma per Letta non pare sia praticabile) ma anche sul come «costruire la squadra» di un esecutivo che nelle intenzioni del premier incaricato dovrebbe durare un paio d'anni. Quanto sia nuovo lo schema, e difficile l'equilibrio, Letta ha cominciato a saggiarlo già mercoledì, nelle prime prove pratiche di governo Pd-Pdl. Quando i nomi delle opposte fazioni hanno cominciato a cozzare l'uno contro l'altro, in un lancio incrociato di fulmini e saette. Orrore in casa Pd per l'ipotesi di Mariastella Gelmini all'Istruzione, per esempio. Raccapriccio nel Pdl per l'ipotesi di Anna Maria Cancellieri all'Interno: scottato dagli scioglimenti per mafia di comuni come quello di Reggio Calabria, il partito di via dell'Umiltà sognerebbe per quel posto Schifani. «Schifani? Ma io un governo con dentro Schifani non lo voto», ha detto Sandro Gozi a "Un giorno da Pecora". Suscitando lo sdegno di Cicchitto, ma in verità dando voce a un sentimento assai diffuso nel Pd: «Ai democratici andrebbero bene giusto Quagliariello e Frattini, i più politicamente scoloriti: gli altri no», dice una fonte assai vicina al Nazareno. Certo nessuno di coloro che hanno fatto parte degli esecutivi del Cavaliere, che sono quasi tutti i dirigenti del partito.
Ma il punto è proprio questo: il Pdl - che pretende dicasteri di peso, come quello di Maurizio Lupi allo Sviluppo e Renato Brunetta all'Economia - vuole un governo in cui le larghe intese si vedano chiaramente, con un ruolo non marginale per sé, e nomi"di peso e«sostegno reale e visibile» del Pd, come ha detto ieri Alfano (vicepremier in pectore insieme con, forse il montiano Mario Mauro); e che il Pd a questo abbraccio col 'giaguaro' non può sottrarsi, dopo essersi affidato a corpo morto a Napolitano e aver dato in pasto al progetto il proprio vicesegretario. La verità dell'operazione Letta, ragionano infatti a Palazzo, sta in quel 'non a tutti i costi' che il premier incaricato ha pronunciato ieri al Qurinale, come a evocare la sua spada di Damocle. Infatti, se il mai nato esecutivo Bersani era il primo tentativo di una legislatura appena iniziata, questo di Letta appare come l'ultimo tentativo di una legislatura a rischio chiusura. Ma a tutti i costi Letta deve provare a «trovare le condizioni»per farlo partire. Lo vuole Napolitano, che ha ribadito essere«l'unica alternativa possibile» (allo scioglimento delle Camere). Ma in fondo ormai deve volerlo anche il Pd: è il baluardo contro l'ipotesi di elezioni anticipate, che il Cavan questo momento rischierebbero di essere un bagno di sangue. Per una volta, almeno, non è un problema di numeri: il nuovo esecutivo, se parte, avrà un bacino potenziale di 456 voti a Montecitorio e 239 al Senato, vale a dire uno scarto, rispettivamente, di 140 e 79 voti. Potenza di fuoco che salirebbe ancora se, come pare, anche la Lega si risolvesse a entrare in partita: «Se Letta ci dirà che seguirà la linea dei saggi, noi saremo molto attenti», dice Giacomo Stucchi senza porre altre condizioni. Quanto al rischio di un nuovo "caso Marini", questo appare assai improbabile: se non altro perché il voto di fiducia non è segreto, ciascun parlamentare Pd dovrà dire apertamente sì o no al proprio vicesegretario. Si tratta dunque di trovare l'equilibrio. Tra forze, però, che paiono avere ancora molte resistenze (Pd) e molti piani di riserva (Pdl).
mercoledì 24 aprile 2013
IL GIORNALE - 24/04/12 - ACCORDO SUI TECNICI. MA I PARTITI INSISTONO PER I BIG IN SQUADRA
Roma - Il conto alla rovescia verso la soluzione del «rebus Palazzo Chigi» è ormai partito. Esaurite le consultazioni, Giorgio Napolitano, dopo una notte di riflessione, scioglierà gli ultimi dubbi e assegnerà l'incarico al premier che riterrà più adatto a guidare il Paese nella tempesta attuale.
Il tempo della pretattica e dei veti incrociati è finito. Il range dei possibili presidenti del Consiglio si sta restringendo e difficilmente la scelta cadrà su nomi diversi da Giuliano Amato ed Enrico Letta, con il primo più gradito al Pdl e il secondo sponsorizzato dal Pd. Se la candidatura di Matteo Renzi a Palazzo Chigi doveva uscire dalla direzione del Pd, ebbene l'affondo non è stato portato con grande convinzione. La riunione dei democratici si è rivelata soprattutto un processo al partito. E le sole indicazioni sono state offerte su nomi esterni, come quello di Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, identificato da alcuni come candidato a bassa intensità politica. Insomma se davvero dovesse uscire una candidatura Renzi (ipotesi a questo punto improbabile) questa certo non raccoglierebbe un consenso unanime nel partito che si è lasciato sfuggire l'occasione per un lancio in grande stile del sindaco di Firenze. L'uomo su cui invece il Pd sta puntando è Enrico Letta, sia pure nella giungla delle divisioni interne, visto che l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio raccoglie sì l'appoggio di Pier Luigi Bersani ma non è ben visto da Rosy Bindi. A detta di molti Letta sarebbe meno «divisivo» di Amato e offrirebbe una immagine più nuova. A meno che, sostengono altri, non si decida di puntare su nomi meno usurati come Graziano Delrio o Sergio Chiamparino (che potrebbero entrare anche nel totogoverno). La selezione della squadra dovrà anche fare i conti con la necessità di arrivare all'obiettivo prima possibile. Giorgio Napolitano vorrebbe chiudere entro la settimana, Silvio Berlusconi ritiene che anche se fossero necessarie quarantotto ore in più non sarebbe un problema. Ma comunque entro breve i nodi si scioglieranno e l'esecutivo potrà affrontare la prova più dura: quella della fiducia. In questo senso si vanno profilando le posizioni dei vari partiti, con il Carroccio che ha ufficializzato il suo no alla creatura che sta per nascere. «Si è aperta una partita dai ritmi serrati che non prevede tempi supplementari. Un governo a guida Amato, o tecnico come quello di Monti, vedrebbe però la Lega Nord all'opposizione» annuncia il vice segretario, Giacomo Stucchi. La composizione del mosaico governativo varierà, naturalmente, in base alla scelta del presidente del Consiglio, soprattutto sul fronte della scelta dei vicepremier. Se Amato sarà il presidente del Consiglio, Berlusconi vorrebbe Gianni Letta come sottosegretario alla presidenza. Un nome di garanzia su cui Berlusconi non sarebbe disposto a cedere. Difficile invece che l'operazione possa andare in porto se la decisione del Colle dovesse ricadere su Enrico Letta. In questo caso come sottosegretario o come vicepremier potrebbe esserci uno tra Renato Schifani, Maurizio Lupi o Mara Carfagna.Per quanto riguarda la rosa dei ministri l'intenzione è quella di ancorare il più possibile l'esecutivo a nomi «pesanti» che implichino un profilo alto e un coinvolgimento dei partiti. Resistono, pertanto, le ipotesi di profili di primo piano come Massimo D'Alema agli Esteri o Dario Franceschini alla Difesa per il Pd e a questo punto forse anche l'ex premier Mario Monti. Per il Pdl il nome nuovo è quello di Antonio Martino alla Difesa, oltre a quello di Gaetano Quagliariello alle Riforme, oltre che dello stesso Schifani. Mentre per l'Economia oltre alla «riserva» di Bankitalia c'è sempre in lizza il nome di Pier Carlo Padoan, oggi all'Ocse. Una squadra che verrebbe completata attingendo al bacino dei saggi come Luciano Violante alla Giustizia (con la possibilità di una outsider come Fernanda Contri). Prima dei nomi, però, bisognerà lavorare sui numeri. Per evitare che le divisioni interne al Pd possano agire da braciere in cui arrostire non un candidato al Colle bensì un premier.
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