martedì 13 marzo 2012

LA REPUBBLICA - 13/03/12 - LA CAMERA APPROVA IL DL SEMPLIFICAZIONI. GOVERNO BATTUTO TRE VOLTE SUGLI ODG

Il testo ottiene 442 voti a favore, 52 contro e affronta ora il vaglio del Senato. Ma passano a larghissima maggioranza tre ordini del giorno su cui l'esecutivo era contrario. Il primo riguarda l'Alcoa e un piano di rilancio del polo del Sulcis. Il secondo, un taglio del 50% sull'Imu prima casa per ciascun figlio disabile. Il terzo su una maggiore liberalizzazione delle edicole. Quarta caduta sfiorata sull'Imu nell'agricoltura.

La Camera ha approvato il decreto legge sulle semplificazioni 1 con 442 sì e 52 no. Il testo passa ora al vaglio del Senato. Contro il dl ha votato solo il gruppo della Lega. L'Idv, che aveva votato contro la fiducia 2 posta dal governo la scorsa settimana sul testo, al voto finale ha sostenuto il provvedimento. Il ministro per la Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, si dice "molto soddisfatto, lo ero per il decreto legge e lo sono ancora di più ora perché il testo ne esce arricchito". Ma la realtà è che durante l'esame degli ordini del giorno, il governo è andato in sofferenza, battuto in Aula per tre volte, su odg presentati da Pdl e Lega Nord. Patroni Griffi, comunque, non si scompone: "E' assolutamente fisiologico, lo è per gli emendamenti, a maggior ragione può esserlo per gli ordini del giorno. La dialettica è normale, è giusto che il Parlamento dia degli indirizzi e che il governo si adegui". Il primo odg si riferisce alla vicenda Alcoa di Portovesme. Il testo, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato sostanzialmente all'unanimità a parte i sei no dei deputati radicali. Presentato da due deputati sardi del Pdl, Cicu e Testoni, l'odg impegna il governo tra l'altro "a predisporre, di concerto con la regione Sardegna, un apposito piano integrato di rilancio del Polo energetico e industriale del Sulcis". Il Pd, che inizialmente votava contro, conformemente al parere del governo, a votazione aperta si è espresso a favore dell'odg del Pdl. Ironico commento di Giacomo Stucchi, della Lega nord: "E come volevasi dimostrare, sul primo ordine del giorno il governo soccombe. Senza voti di fiducia non vanno da nessuna parte". Poco dopo, governo battuto anche su un ordine del giorno della Lega, in cui si impegna l'esecutivo a considerare la necessità di integrare le detrazioni previste per la prima casa sull'Imu con un ulteriore taglio del 50% per ciascun figlio disabile grave non autosufficiente. Il testo presentato da Marco Rondini, su cui l'esecutivo aveva dato parere contrario, è passato anche in questo caso a larghissima maggioranza: 499 sì, 5 no e 7 astenuti. Il governo ha dapprima sfiorato il terzo ko, per un parere - inizialmente contrario - su un documento di Noi Sud sull'Imu nell'agricoltura, prima firma quella di Elio Belcastro. Il ministro Patroni Griffi ne ha prima chiesto la riformulazione, pena parere contrario, non accettata da Belcastro che ha chiesto la votazione dell'assemblea. Numerosi deputati sono intervenuti a sostegno dell'odg, fra cui il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che ha sollecitato il governo a intervenire per il settore agricolo. A quel punto Patroni Griffi ha fatto marcia indietro, rimettendosi all'Aula. L'ordine del giorno è stato quindi votato e approvato. Il testo prevede l'impegno per l'esecutivo a "promuovere una revisione del meccanismo del'Imu di cui le aziende agricole sentiranno tutto il peso, prevedendo una tassazione diversa per stabili agricoli non più funzionali all'attività e trasformati in abitazione e per i fabbricati che servono al lavoro e da sempre sono stati inseriti nel valore dei terreni". La terza battuta d'arresto del governo è comunque arrivata, per il parere contrario dell'esecutivo su un documento dei deputati Pdl Mazzuca e Marinello, che punta a una maggiore liberalizzazione delle edicole (in pratica, si chiede di consentire ai giornalai la vendita di quotidiani in altri punti nella stessa zona dove è situata l'edicola che si possiede). Il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi ha confermato il parere contrario, nonostante da Pdl e Udc sia arrivata la richiesta di modificarlo. "La questione sarà affrontata nel provvedimento sulle liberalizzazioni", ha spiegato. Gianfranco Fini ha tentato di salvare l'esecutivo dalla bocciatura. "Le ricordo che è un ordine del giorno", ha detto il presidente della Camera al ministro. Dello stesso tenore l'intervento di Casini, ma Patroni Griffi non ha cambiato idea. L'odg è stato quindi approvato con 413 sì, 77 no e 16 astenuti. Reduce dalla giornata difficile alla Camera, il governo ha deciso di porre la fiducia sul decreto Ambiente a Montecitorio.

domenica 11 marzo 2012

IL GIORNO - 11/03/12 - TRUFFE WEB, SGOMINATA BANDA GRAZIE A DUE BERGAMASCHI

Hanno collaborato con la polizia postale per fermare il sito di shopping online che aveva rifilato "bidoni" a decine di utenti di internet, molti dalla Bergamasca.

Grazie anche alla fondamentale collaborazione di due bergamaschi, il giornalista trevigliese Roberto Fabbrucci e il deputato della Lega Nord Giacomo Stucchi, la Polizia postale di Roma è riuscita a sgominare una banda di malviventi dedita alle truffe sul web ai danni di navigatori in cerca di acquisti convenienti. Fabbrucci è il coordinatore del gruppo nato su Facebook per raccogliere le denunce delle vittime (molti i bergamaschi) dell'organizzazione criminale, che sono state poi girate alle forze dell'ordine; Stucchi, invece, si è fatto promotore di un'interpellanza parlamentare, alla quale ha risposto il ministero dell'Interno, che ha dato un impulso decisivo all'inchiesta. Al termine dell'operazione, i poliziotti della Capitale hanno denunciato quattro persone, tra cui colui che è considerato l'ideatore della truffa online, P.V., pluripregiudicato romano, titolare del sito Madhitec finito nel mirino della magistratura (era postato sul server Aruba Spa di Arezzo) e hanno sequestrato diversi conti correnti, 50mila euro, pc portatili, telefonini, hard disc e numerosa documentazione riguardante il sito. La vicenda è venuta a galla durante le scorse festività natalizie,grazie proprio all'opera del gruppo Facebook "Madhitec Shop online", costituito da circa 280 utenti, che si sono organizzati informando la stampa e i siti specializzati nell'acquisto via web. L'opera di sensibilizzazione ha provocato anche l'intervento degli inviati della trasmissione delle Iene. Di grande importanza è stata la collaborazione tra i cittadini truffati e le forze dell'ordine. Gli amministratori del gruppo Facebook, infatti, hanno organizzato una vera e propria azione coordinata, soprattutto richiedendo ai soci di formalizzare la denuncia e inviarla all'amministratore incaricato di catalogarle. Successivamente le copie delle denunce e delle informazioni raccolte (bonifici, distinte di versamento) sono state inviate alla Polizia giudiziaria della Questura Università di Roma, diretta dalla dottoressa Lucia Franchini. Le ricerche dei poliziotti hanno quindi portato all'oscuramento del sito Madhitec e al sequestro dei conti correnti dove P.V. faceva effettuare i bonifici: Monte Paschi di Siena, Intesa San Paolo, Cassa di Risparmio di Civitavecchia, Banca delle Marche e Credito Artigiano di Roma.

martedì 14 febbraio 2012

POLITICAMENTECORRETTO.COM - 14/02/12 CARCERI, L'ULTIMA "PERLA" DI UNA MAGGIORANZA SCIAGURATA

"L'anomala alleanza tra Pdl, Pd e Terzo Polo, oltre a perdere pezzi ad ogni nuovo passaggio parlamentare, non porta a nulla di buono per i cittadini. La fiducia accordata al governo sul provvedimento svuota-carceri è infatti soltanto l'ultima 'perla' di una sciagurata maggioranza che, più che alle riforme, serie ed utili per il Paese, sta pensando a come mantenersi le poltrone in vista di un responso elettorale che non promette nulla di buono". Così in una nota il deputato della Lega Nord, e Segretario dell’Ufficio di Presidenza di Montecitorio, Giacomo Stucchi. "Nel più classico stile gattopardesco - continua l'esponente leghista - Alfano, Bersani e Casini vogliono far finta di cambiare per poi non cambiare proprio nulla e, più che una volontà riformatrice, della maggioranza vediamo all'opera solo un istinto conservatore che mira al varo di una legge elettorale che garantisca un ritorno incondizionato in Parlamento senza la 'seccatura' di opposizioni che disturbino il progetto di un totale appiattimento del Parlamento e delle sue funzioni".

giovedì 19 gennaio 2012

IL RIFORMISTA - 19/01/12 - CON L'OCCHIO ALLA PIAZZA

Rischio paralisi. I “Forconi” bloccano la Sicilia, i taxi vogliono una mobilitazione a oltranza, i benzinai annunciano scioperi di dieci giorni. Palazzo Chigi chiede una conversione rapida dei decreti “Cresci Italia”.

Ci sono i «forconi» che paralizzano la Sicilia. E i tassisti che finiscono dentro una guerra civile. Senza dimenticare i benzinai, che annunciano una lunga serrata. Ieri sera, quando Monti sale al Quirinale con i tre decreti sulle liberalizzazioni, a Palazzo si materializza «l’allarme piazza». Al tramonto, quando comincia l’ultimo countdown verso l’approvazione dei tre decreti sulle liberalizzazioni, tra i partiti iniziano a circolare i più oscuri presagi. E non si tratta soltanto di quelli che ormai hanno idealmente occupato i banchi dell’opposizione. Non si tratta di Antonio Di Pietro, che adesso si schiera coi tassisti archiviandoli bonariamente alla voce «poveri cristi». Né della Lega Nord, che con Giacomo Stucchi chiede a mezzo stampa a Monti se «esiste ancora la sua maggioranza». No, il malessere è anche altrove. A Palazzo Chigi, ad esempio, non dev’essere piaciuta tanto l’iniziativa berlusconiana di presentare un pacchetto di liberalizzazioni alternativo proprio a poche ore da quello del governo. E anche dentro il Terzo Polo c’è chi, come il finiano Fabio Granata, lancia un grido l’allarme all’indirizzo dell’esecutivo: «Il movimento dei forconi, i tassisti, i farmacisti: se il governo non sta attento, il Paese rischia una deriva sociale esplosiva». Dice proprio così Granata, uno dei parlamentari che s’è battuto di più contro l’ultimo berlusconismo. «Esplosiva». Senza considerare che dentro il Pd, che pure ha incassato la cancellazione di ogni richiamo all’articolo 18 dalla bozza della riforma Fornero, ora pare assalito dai dubbi. «L’Italia ha drammaticamente bisogno di crescita economica», scandisce il capogruppo al Senato Anna Finocchiaro. «Drammaticamente» Mentre il bersaniano Antonio Misiani, che è anche il tesoriere del partito, prende carta e penna per protestare contro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio: «Consultazioni con Gasparri e Terzo Polo sulle liberalizzazioni alla vigilia del Consiglio dei ministri? Forse non sarebbe male se Catricalà chiarisse perché e di che cosa si tratta». A chiarire sarà prima il Pdl, precisando che il capogruppo al Senato non ha avuto alcun incontro con membri del governo. Ma il malessere nella maggioranza a tre punte, che deriva dalle possibili ricadute nell’opinione pubblica del pacchetto sulle liberalizzazioni, rimane. Anticipando uno scenario che un membro del governo Monti riassume così: «Dai partiti ci aspettiamo una conversione rapidissima dei decreti sulle liberalizzazioni, con un maxiemendamento su cui verrà posta la fiducia. Non vorremmo trovarci dentro un Vietnam parlamentare condizionato dalla piazza...». Già, la piazza. Anzi, le piazze. Quali poteri stanno per dichiarare guerra al governo? Il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello dice a RadioRai che tra i protagonisti dei blocchi in Sicilia ci sono «esponenti riconducibili a Cosa nostra». E di «possibili infiltrazioni mafiose» parla anche il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso. Il finiano Granata non nega questo scenario ma avverte: «Dobbiamo dare alla gente un segnale di equità sociale. Capire che pagheranno anche i poteri forti come i petrolieri, non solo farmacisti e tassisti». Ancora poche ore e i provvedimenti con le liberalizzazioni saranno approvati dal governo in un consiglio dei ministri che affronterà anche il tema dell’asta sulle frequenze televisive (e l’addio al beauty contest?). Poi inizierà la lunga maratona per la conversione dei decreti. Un Vietnam parlamentare di fronte a una piazza che ribolle. Sempre di più.

martedì 17 gennaio 2012

CORRIERE DELLA SERA - 17/01/12 - E IL SENATUR SBOTTO': POTREI DIMETTERMI

MILANO - «Mi dimetto». Umberto Bossi ha accusato il colpo. Dopo la «fatwa», poi rientrata, contro Roberto Maroni, nella tarda mattinata di ieri, in via Bellerio, in molti riferiscono di aver sentito l'inaudito, il «Capo» che parla di passi indietro: «Il partito non è più con me». Un umore crepuscolare che, va detto subito, non supera l'ora di pranzo. Nel pomeriggio il leader leghista ha già cambiato attitudine e vede, tutti insieme, Giancarlo Giorgetti - già da lui definito «il mediatore confusionale» - e i «tre Roberti»: Calderoli, Cota e soprattutto lui, Roberto Maroni. Anche qui, è vero, il capo padano dice di essere rimasto colpito dalle reazioni della base agli ultimi eventi. Tutti i presenti gli confermano che nessuno ha mai messo in discussione il suo ruolo, che la fiducia in lui è intatta. Ma anche che alcuni problemi non possono più essere tenuti sottotraccia. La sostanza del discorso dei maroniani è ben sintetizzata da uno dei dirigenti leghisti più vicini all'ex ministro dell'Interno, il bergamasco Giacomo Stucchi: «Nessuno mette in dubbio Bossi, ma i suoi consiglieri sì». Secondo il deputato, «il problema non è chi sta o chi non sta con Bossi, perché il partito è Bossi. La base chiede che al fianco del leader ci sia chi è legittimato dal basso». Di più: «Ruoli che vanno ricoperti da persone come Maroni, Calderoli, Cota, Giorgetti e non da chi se ne appropria e basta. La nostra gente non vede di buon occhio il Cerchio magico». Bossi recepisce, ma non promette nulla. Mostra, semmai, di volersi gettare tutto quanto dietro le spalle senza troppo approfondire. E propone che tutti i presenti, lui escluso, vadano di fronte ai microfoni di Radio Padania per interpretare, una volta di più, l'eterna ammuina della Lega graniticamente unita. Ma così non è stato. Secondo un amico di lunga data di Maroni, che ieri mattina ha raggiunto quota 320 inviti a manifestazioni pubbliche, ora l'ex ministro dell'Interno vuole un segnale. Il sospetto, che i sostenitori del «clan di Gemonio» non fanno nulla per allontanare, è che la retromarcia di Bossi sia stata semplicemente una mossa tattica per evitare clamorose contestazioni alla manifestazione di domenica prossima contro il «governo ladro». La barra dei «barbari sognatori», i sostenitori di Roberto Maroni, punta diritta ai congressi. Già alcune circoscrizioni, a partire da domenica scorsa, hanno approvato mozioni in tal senso e in tutta la Lombardia ci si attendono pronunciamenti analoghi almeno dall'80% delle segreterie. Ma l'altro appuntamento che sta alzando l'adrenalina all'interno del Carroccio è il «Maroni day» di domani sera a Varese. La manifestazione ieri mattina è stata spostata in una sala più capiente. Probabilmente Bossi non ci sarà, e altrettanto probabilmente Roberto Maroni terrà un discorso molto netto «sulla Lega degli onesti, su casa nostra, sul nostro territorio», come riferisce un deputato. Mentre l'appuntamento degli appuntamenti è per domenica. A dispetto della fragile tregua siglata tra i leader del Carroccio, resta comunque un appuntamento ad alto rischio. In cui è difficile che i più ardenti sostenitori dell'ex ministro rinuncino a portare in piazza del Duomo il loro tifo. Dal fronte opposto, la risposta è netta: «Se andrà così, finisce a botte».

giovedì 3 novembre 2011

L'ESPRESSO - 03/11/11 - E L'ONOREVOLE FA LA DIRETTA ON LINE

Il casiniano Rao. Il piddino Sarubbi. Il leghista Stucchi. Sono alcuni dei deputati che mandano dall'aula i loro tweet durante i lavori. Una moda che sta già contagiando il Senato e il Parlamento Ue. E che sembra piacere ai cittadini-utenti. Di sicuro qualche battuta da centoquaranta caratteri non sarà sufficiente a cambiare l'opinione degli italiani sulla 'Casta', ma anche grazie a Twitter qualcosa si sta muovendo. Negli ultimi mesi sono infatti sbarcati sul sito di microblogging un gran numero di politici, almeno centosettanta secondo il monitoraggio del sito Casta Tweet, e tra i deputati c'è chi ha iniziato a raccontare in tempo reale le sedute della Camera, con retroscena e curiosità altrimenti difficili da scoprire. Messaggi brevi, commenti taglienti e persino risposte personali agli utenti che hanno voglia di partecipare alla discussione. Un'operazione trasparenza che sta fornendo un inedito punto di vista sui guai della maggioranza in Parlamento anche in questi giorni.Buona parte del merito di questa avventura va ad Andrea Sarubbi, deputato del Pd e creatore dell'hashtag #opencamera, un parola chiave usata adesso da tanti deputati e semplici elettori per parlare di politica su Twitter. «E' un passo avanti verso i cittadini, un modo per rendere i parlamentari più a portata di mano e non farli percepire come chiusi in una Torre d'avorio», spiega Sarubbi a l'Espresso «Mi sono avvicinato a Twitter dopo aver letto dell'uso che ne faceva la regina Rania di Giordania e mi sono reso conto che se utilizzato in maniera personale, quindi non attraverso uno staff e non per diffondere comunicati stampa, è un modo intelligente di avvicinare i cittadini alla politica». Che sia necessario fare qualcosa per riavvicinare la politica ai cittadini è evidente. Solo per citare dei dati, secondo il rapporto sulla competitività globale stilata dal World Economic Forum, l'Italia occupa oggi la posizione 127 su 142 paesi per la credibilità dei politici e la posizione 135 quando si parla di trasparenza. «Usare Twitter secondo me è importante e non è una perdita di tempo, perché posso assicurarvi che se uno vuole perdere tempo può farsi i solitari sull'iPad. Fare la cronaca live invece richiede molta attenzione e lavoro e spesso sono l'ultimo a lasciare l'aula perché rispondo ai tweet di chi mi segue. Inoltre è anche un modo per far sapere agli elettori che nelle Commissioni o in Aula si sta lavorando». Attraverso i tweet (così vengono chiamati i singoli messaggi su Twitter) è possibile quindi avere una cronaca essenziale e in tempo reale di quello che accade a Montecitorio: un 'format' che in poche settimane ha conosciuto un successo senza precedenti e reso lo stesso Sarubbi uno dei deputati più seguiti in rete. Visto il buon esito dell'esperimento, e la visibilità ottenuta, all'avventura di #opencamera si sono nel tempo uniti altri esponenti democratici come Alessandro Bratti, Ettore Rosato, Pierangelo Ferrari ed Emanuele Fiano. Le cronache in diretta dall'aula sono però rimaste appannaggio del Pd solo per poco tempo, e adesso si sono affacciati in questo campo anche esponenti di altri partiti. Roberto Rao, deputato dell'Udc e già responsabile della comunicazione del partito sui social network, si è unito alla pattuglia di chi twitta da Montecitorio. «Ormai i cronisti parlamentari seguono le sedute solo in poche occasioni e le telecamere della tv riprendono solo chi parla», spiega Rao a l'Espresso, «Con #opencamera si sopperisce all'assenza di cronisti e spesso si finisce per fornire notizie prima delle agenzie di stampa o al posto di queste». Il diffondersi del fenomeno non ha però fatto felici tutti i colleghi, e lo stesso Rao confessa che c'è stato anche qualcuno che ha definito la cosa come 'una roba di sinistra e di comunisti'. «Ma è una classica risposta quando si ha paura di quello che non si conosce», getta acqua sul fuoco Rao.Come ammettono gli stessi autori, fare la cronaca in diretta è comunque assai più facile dai banchi dell'opposizione e non è un caso che tra le file della maggioranza sia molto raro trovare politici così attivi sul social network. Un'eccezione che vale la pena di segnalare è quella del deputato leghista Giacomo Stucchi, da alcune settimane diventato il "contro twittatore" della maggioranza, sempre attraverso l'hashtag #opencamera. «Le cronache delle sedute le facevo da anni sulla mia pagina Facebook, ma Twitter è uno strumento più essenziale che può essere gestito con facilità anche dal cellulare e qui faccio politicamente da contro-altare a quello che dice l'opposizione», spiega Stucchi, che proprio su Twitter ha battibeccato con Sarubbi a proposito di un applauso in aula rivolto al ministro Maroni.

IL SOLE 24 ORE - 03/11/11 - LEGA DECISA AL VOTO PIUTTOSTO CHE UN GOVERNO TECNICO, RESTA IL DISAPPUNTO PER IL MANCATO DECRETO

Piuttosto che un Governo tecnico la Lega Nord preferisce il voto. Umberto Bossi ribadisce la posizione del Carroccio davanti a Giorgio Napolitano, con la delegazione leghista composta dai ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli, e dai presidenti dei gruppi parlamentari del Senato e della Camera, Federico Bricolo e Marco Reguzzoni. Poche ore prima la Lega non aveva nascosto il suo «totale disappunto» per il mancato utilizzo del decreto (escluso dopo i dubbi del Quirinale) per il varo delle misure anti-crisi. Del malumore del Carroccio si era fatto portavoce il ministro della Semplificazione che oggi, dell'incontro con il presidente della Repubblica, dice: è andato «sempre bene, anche meglio».Che la Lega fosse contraria all'ipotesi di un nuovo Governo, guidato da un tecnico come Mario Monti, Bossi lo aveva ribadito con una inequivocabile pernacchia ai cronisti che gli chiedevano un parere. E ora il no del Carroccio è arrivato anche nelle stanze del Quirinale. Nel movimento quello che dice Bossi (almeno su questioni come questa) non si discute, ma in molti sospettano che alla Lega sotto sotto questa possibilità non dispiaccia, perché le consentirebbe di ricollocarsi all'opposizione e provare così a raggranellare nuovi consensi. Il partito però parla con una voce sola. «La posizione della Lega su questo è sempre stata chiara», dice l'onorevole Carolina Lussana, che ribadisce il «no a un ribaltone mascherato da Governo tecnico». Quanto alle misure adottate contro la crisi «da sempre abbiamo chiesto a Berlusconi di avere il coraggio di rilanciare la crescita economica e di tagliare la spesa inutile». Bene i provvedimenti che «non vanno a toccare le fasce deboli della popolazione, come i giovani e le donne. Giusto il federalismo fiscale con l'attuazione dei fondi standard. Giusta la stretta al pubblico impiego».Anche Giacomo Stucchi, segretario dell'Ufficio di presidenza di Montecitorio, ribadisce «l'indisponibiltà» della Lega «a qualsiasi forma di governo alternativo a quello esistente». E conferma che il Carroccio è pronto a fare la sua parte in Parlamento per «far sì che gli impegni presi con l'Ue diventino fatti concreti», ribadendo alcuni punti fermi, come quelli «sull'inviolabilità dei diritti acquisiti per le pensioni di anzianità».Pesa il malumore per il mancato utilizzo del decreto. «Difficile spiegare ai mercati e ai partner europei - dice Stucchi - la differenza che passa nel nostro sistema legislativo tra decreto legge, emendamento e disegno di legge». Anche perché l'Europa, «in questo momento - sottolinea l'esponente leghista - guarda più alla sostanza delle cose che non alle sfumature, e direi anche storture, del nostro sistema legislativo».Resta la preoccupazione. Lo ammette Luca Zaia. «Se non c'è una cura energica, una cura da cavallo è il caso di dire - sostiene il governatore del Veneto - immagino che non se verrà fuori». Per Zaia «il Governo ha tutti gli strumenti per decidere quali siano le soluzioni migliori» e l'esponente leghista guarda «con attenzione a questi 1888 miliardi di euro di debito pubblico, ma soprattutto al fatto che lo spread è di 463 punti base. Significa che il nostro Btp decennale è del 6,4% e ci stiamo avvicinando alla soglia fatidica del 7%».