lunedì 15 novembre 2010

CORRIERE DELLA SERA - 15/11/10 - BOSSI: UN "BIS" E' POSSIBILE MA SILVIO ORA GIOCA AL RIBASSO

Il Senatur: a me Fini ha detto che non si oppone al reincarico
Sant'Omobono Terme. "A me Fini ha detto che non gli darebbe fastidio vedere Berlusconi fare il presidente del Consiglio ... io sto alle sue parole". Umberto Bossi arriva a Sant'Omobono Terme, nella Bergamasca, e sembra di ottimo umore. Ride e scherza a dispetto del clima da fine del mondo del meteo e della politica. Il leader leghista conferma quello che aveva detto Roberto Maroni il giorno prima, e cioè la disponibilità di Gianfranco Fini a un nuovo governo Berlusconi, purché preceduto da formali dimissioni. Eppure, il premier sembra aver imboccato tutta un'altra strada, quella della sfida diretta in Parlamento, a costo di una sfiducia a Montecitorio. Facendo balenare, in quel caso, la possibilità di tornare al voto soltanto per rieleggere la Camera, il ramo del Parlamento in cui i numeri almeno sulla carta, condannano l'esecutivo. Ma di questo, Umberto Bossi non vuole parlare: "Berlusconi lo sento domani (oggi) ...". Poi, però, il leader leghista aggiunge qualcosa: "secondo me, anche lui vuole andare al voto. Per questo gioca al ribasso. Mentre io giocherei al rialzo". La frase è sibillina ma l'interpretazione autentica che ne viene fornita è la seguente: Berlusconi dovrebbe apertamente ripresentarsi agli elettori spiegando quanto è accaduto. Punto e basta. Ma per il momento, il premier preferisce non farlo, considera l'ipotesi un tradimento degli elettori e una fuga dalle responsabilità. E dunque, punta alla sopravvivenza del governo nella speranza che una fiducia al Senato rafforzi la maggioranza gettando nell'incertezza i deputati. Un'interpretazione che ben si accorda con la convinzione che negli ultimi giorni si è andata radicando tra gli onorevoli leghisti, chi lo sa quanto fondata: di fronte a un voto di sfiducia, molti finiani non avrebbero il coraggio di voltare le spalle a Silvio Berlusconi. Lo dice con chiarezza il deputato bergamasco Giacomo Stucchi: "Alla fine, l'ipotesi di lasciare la poltrona in anticipo farebbe tremare molti di loro. Talebani a parte, i vari Bocchino, Briguglio, eccetera ...". E' un'interpretazione che non stride con le indiscrezioni provenienti da Roma su un' "ultima offerta" da proporre a Gianfranco Fini per il suo sostegno a un Berlusconi bis. Per Umberto Bossi, l'unica cosa di cui proprio non si può parlare è un governo non guidato dal leader pdl: "E chi lo sostituisce Berlusconi? io". A quel punto il capo padano si innamora della battuta: "Sì, sì ... lo faccio io - ride -. Così, poi, voi giornalisti vedete ... " Uno show che, per inciso, consente al leader leghista di non esprimersi sui possibili candidati premier alternativi su cui nelle ultime settimane molto si è almanaccato, da Tremonti a Maroni. Chi ieri ha voluto sgomberare il campo dalle "fantasie" in circolazione è stato Roberto Calderoli: "Sento in giro - ha detto all'Ansa - tante analisi improvvisate e tanti discorsi furbini sul fatto che noi saremmo pronti a trattare con chiunque pur di ottenere il federalismo. Vero, lo abbiamo detto, siamo pronti a trattare anche con il diavolo ma con tutti non vuol dire con chiunque. E il Chiunque che abbiamo davanti è spesso chi ha messo i bastoni tra le ruote delle riforme, i centralisti travestiti. Quelli che oggi fanno una promessa pur di disarcionare Berlusconi e domani te li ritrovi contro". E sospira: "Sapesse quanti sono venuti a tirarci per la giacchetta ...". L'unica certezza, al contrario, è che "la Lega è e resta leale a Berlusconi perché lui lo è stato con noi". Un fatto curioso: sia Bossi che Calderoli ieri hanno usato in modo forte la parola "rivoluzione". Il leader padano per dire che la base del Carroccio "è unita perché, sa che dobbiamo fare la rivoluzione". Mentre Calderoli ha avvisato in modo esplicito: "Noi leghisti siamo rivoluzionari perché abbiamo scelto di rappresentare il territorio e i bisogni delle gente. E chi dovesse scegliere una terza via, che è antidemocratica e sarebbe un ribaltone, aprirebbe la strada a una reazione dura da parte del popolo del Nord, con la ripresa delle pulsioni secessioniste". E questa frase, a sua volta, ben si accorda con la frase che circola tra i militanti leghisti: "Tenetevi pronti, che tra quindici giorni il quadro potrebbe cambiare completamente".

martedì 2 novembre 2010

IL GIORNALE - 02/11/10 - LA LEGA STA CON SILVIO: RIVOLTA DI POPOLO SE FANNO IL RIBALTONE

Bossi: "Con le puttanate nascondono scandali veri" Calderoli: "E' il golpe dei fighetta senza voce nè voti"
Roma Bossi l'ha già detto venerdì scorso nel quartier generale della Lega, davanti ai suoi: Berlusconi quella telefonata «se la poteva evitare», bastava chiamare l'amico Umberto che avrebbe poi chiamato Maroni, e finita lì, «si metteva a posto tutto», senza finire nelle grinfie dei nemici. «Silvio ha fatto un po' il pollo», dice un fedelissimo di Bossi, «ma di telefonate di politici
nelle questure ne arrivano dozzine, solo che fanno chiamare gli assistenti, non lo fanno loro direttamente, son solo più furbi ai...». Malumori? «La nostra gente, e non solo quella, pensa questo: chissenefrega delle ragazze, se aBerlusconi piacciono sono fatti suoi - racconta Giacomo Stucchi, onorevole leghista molto attivo sul territorio – Cercano di incastrarlo con queste storie perché non trovano altro, siccome non ruba come fanno altri, vanno a vedere cosa fa la sera, ma tutti capiscono che è una campagna pretestuosa».Certo, la Lega ne avrebbe fatto volentieri a meno di Ruby. Se c'è un rimprovero che il Carroccio sta facendo, a tutti i livelli, a Berlusconi è questo: la mancanza di furbizia e di prudenza. Come se non ci fossero orde di nemici pronti a cogliere ogni minimo passo falso del premier per accusarlo di qualsiasi nefandezza e muovergli guerra, colpendo di rimbalzo anche l'alleato. «Loro vogliono parlare di queste puttanate per nascondere gli scandali veri» ha detto Bossi ai suoi nell'ultimo incontro, «cornei concorsi falsi al Sud, una vergogna », e poi per cercare di bloccare la rivoluzione, «il federalismo». Per il resto, la storiella della marocchina è catalogata dai leghisti con sostantivi che non è carino ripetere su un giornale. Il senso generale, pubblicabile, è «stupidata». Bossi è «preoccupato», dicono quelli che hanno avuto modo di parlargli, perché vede chiaro un disegno «sovversivo» per mandare all' aria il governo e sostituirlo con un papocchio gradito ai poteri forti. Con la scusa della riforma elettorale, «una cosa che alle gente non interessa affatto» spiega Manuela Dal Lago, deputata e presidente della commissione Attività produttive, e che vogliono fare «solo per togliere il premio
di maggioranza». «Fini è percepito come il traditore di una maggioranza solida e forte - continua la fedele di Bossi - che avrebbe l'opportunità storica di cambiare il Paese, se lui non facesse di tutto per affossarla». Niente è più lontano dagli umori leghisti quanto una tentazione verso tavoli o esecutivi tecnici, cosa che invece i giornali continuano a far balenare nelle cronache degli ultimi giorni. Calderoli ieri ha perso la pazienza su questo punto: «Macché governo tecnico, macché Lega interessata a un governo tecnico! lo sono preoccupato che qui, profittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un colpo di Stato, ma sarebbe il golpe dei fighetta, di quelli che frignano e che non hanno voce e voti. Mase c'è colpo di Stato la rivolta del popolo è legittima». Un ribaltone sarebbe «un golpe» per la Lega, un' operazione «antidemocratica» secondo Berlusconi, stessa linea dunque. Ma la Lega cosa farà? Per adesso niente, attesa tattica. Quello che i leghisti si sentono ripetere dal loro popolo in ogni festa o incontro pubblico, però, è:voto, voto, voto. Andare alle urne per azzerare tutto e dare una lezione a Fini «il traditore», «il meridionalista ». I leghisti in Parlamento hanno fatto quattro conti, e sono convinti che alla Camera il Pdl - Lega avrebbe la maggioranza, e al Senato anche (grazie al premio in regioni chiave come Veneto e Lombardia). Però se Bossi attende a muovere gli eserciti è perché i decreti delegati sul federalismo fiscale sono a un passo dall' approvazione, ed è il risultato che la Lega insegue da vent'anni. Il termine ultimo è febbraio marzo. Una volta portato a casa il federalismo, può succedere tutto. E si potrebbe finalmente fare i conti con Fini, non in Parlamento ma nelle urne. Sempre che non facciano prima «un golpe dei fighetti ». A quel punto la Lega è pronta a tornare Lega soltanto di lotta. Come ai vecchi tempi, quando si dava del «fascistone » a Fini. Molti, tra Veneto e Piemonte, non vedono l'ora.

martedì 26 ottobre 2010

AGENPARL - 26/10/10 - CONTRAFFAZIONE: REGUZZONI (LNP), STUCCHI FARA' UN OTTIMO LAVORO CONTRO UNA PIAGA DA DEBELLARE

Roma, 26 ott - “Siamo attenti alle cose concrete e alla politica del fare. E dopo il successo storico in Europa sul regolamento del “Made in “ per i prodotti tessili, oggi abbiamo un altro strumento utile i cui compiti saranno anche quelli di curare l’attuazione della legge Reguzzoni- Versace”. A dichiararlo è, in una nota, il capogruppo della lega Nord alla Camera Marco Reguzzoni, in merito all’insediamento della Commissione parlamentare d’inchiesta per la lotta alla contraffazione, la cui presidenza è stata affidata all’onorevole leghista Giacomo Stucchi. “Si tratta di uno strumento molto importante - commenta Reguzzoni – e che la Lega ha fortemente voluto perché costituisce un’arma straordinaria per recuperare competitività per le nostre aziende e posti di lavoro”. “È stato calcolato – spiega il capogruppo leghista – che ammonta a svariate decine di miliardi di euro il danno economico derivante la nostra economia dalle pratiche di concorrenza sleale, operate spesso da Paesi come la Cina. Recuperarne anche solo 10 miliardi corrisponderebbe a ridare il posto di lavoro a 200mila cassaintegrati: misura che consentirebbe il rilancio della nostra economia e dei salari dei nostri lavoratori”. “Ho voluto fortemente la nomina di Giacomo Stucchi, deputato leghista bergamasco di lungo corso – conclude Reguzzoni – perché la ritengo la persona giusta per combattere adeguatamente questa piaga. Abbiamo inoltre inserito il deputato Fabio Rainieri che potrà supportare il lavoro dell’onorevole Stucchi con riguardo alla produzione agricola e alimentare”.

IL SOLE 24 ORE - 26/10/10 - IL LEGHISTA STUCCHI E' PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA SULLA CONTRAFFAZIONE

Giacomo Stucchi, deputato della Lega nord, è stato eletto presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sulla contraffazione in ambito commerciale. La scelta Stucchi, 41 anni, bergamasco, già presidente della commissione per le Politiche dell'Ue della Camera dal 2001 al 2006 e attuale segretario dell'ufficio di presidenza di Montecitorio, è stata appoggiata anche da alcuni parlamentari dell'opposizione. Vicepresidenti sono Giuseppe Galati (Pdl) e Ludovico Vico (Pd), mentre segretari sono Anna teresa Formisano (Udc) e Filippo Ascierto (Pdl). «Ringrazio i colleghi per la fiducia», ha commentato il neopresidente subito dopo l'elezione, «ed esorto tutti a mettersi a lavoro nell'ambito dei compiti e delle prerogative che il Parlamento riconosce alla ommissione. Le aziende e i cittadini si aspettano un contributo rilevante nella lotta al fenomeno della contraffazione e della pirateria ai danni delle attività commerciali». La commissione, ha sottolineato Stucchi, «dovrà essere punto di riferimento nella battaglia all'illegalità economica e alla concorrenza sleale». Un problema che deve essere trattato come un'emergenza. I numeri del mercato del falso in Italia, infatti, sono elevatissimi: 7 miliardi di euro e 130mila posti di lavoro non creati, con notevoli conseguenze negative anche sulle entrate tributarie. Un mercato che, dunque, incassa miliardi nonostante le sanzioni siano state rafforzate.

domenica 10 ottobre 2010

IL GIORNALE.IT - 10/10/10 - I LOMBARDI IN PARLAMENTO: ECCO BUONI E CATTIVI

Deputati e senatori lombardi ai raggi X. La più brava? Paola Frassinetti (Pdl) presente a ben 6.708 delle votazioni in aula a Montecitorio (il 99,7 per cento) anche se il premio per il parlamentare più assiduo va a Giancarlo Serafini, pure lui del Pdl che con un bello zero nella casellina delle assenze alle 4.191 chiamate, può vantare un imbattibile primato a Palazzo Madama. Dietro di lui, con una sola assenza, il leghista Armando Valli.Questi, secondo i dati elaborati dal Sole 24 Ore, son numeri e non chiacchiere come quelle che tanto piacciono al tribuno molisano Tonino Di Pietro i cui luogotenenti in Lombardia non brillano certo per diligenza. Sarà che l’ex magistrato e i suoi son sempre in tivù, ma il gruppo che meno frequenta i banchi di Montecitorio è proprio quello dell’Italia del valori, con il 20 per cento delle assenze. Come non c’è il professor Umberto Veronesi, senatore in quota al Pd bocciato da una classifica che lo vede al primo posto delle «bigiate». Ben il 65 per cento. E tra i primi dieci «assenteisti», degli eletti in Lombardia, ben nove sono del centrosinistra. Al secondo posto un’altra icona dei democrat, l’ex magistrato di Mani pulite Gerardo D’Ambrosio. A seguire Giuliana Carlino (IdV), ex consigliere a Palazzo Marino furiosa nella famosa notte degli «emendamenti in bianco» ai tempi di Gabriele Albertini, Mauro Ceruti (Pd), Gianpiero De Toni (Idv), Tiziano Treu (Pd). A interrompere la lista il senatore del Pdl Marcello dell’Utri a cui però sono stati concessi ben 3.618 permessi per missioni autorizzate o congedi. Poi ancora tanto Pd con Emanuela Baio, Daniele Bosone, Guido Galperti, Fiorenza Bassoli, E l’ex sottosegretario del governo Prodi Luigi Vimercati, preceduto dal presidente della Fondazione Fiera Gianpiero Cantoni (Pdl). Ma a questo livello la percentuale delle assenze è già ridotta a un quasi fisiologico 5 per cento. Nella classifica dei virtuosi, tra i 47 senatori lombardi dietro a Serafini e Valli si piazzano i leghisti Roberto Mura, Lorenzo Bodega, Irene Aderenti e Sandro Mazzatorta. Poi il pdl Alessio Butti e il finiano Giuseppe Valditara con solo lo 0,5 per cento delle assenza. Mosca bianca del centrosinistra Maria Cinzia Fontana che si piazza al nono posto. E per trovare un suo collega bisognerà scendere parecchio. Tutti del centrodestra Fabio Rizzi (Lnp), Valerio Carrara (Pdl), Ombretta Colli (Pdl), Guido Possa (Pdl).Tornando alla Camera, nel girone dei virtuosi dietro alla Frassinetti ci sono Marco Desiderati (Lnp), il vicepresidente Maurizio Lupi (Pdl), Antonio Palmieri (Pdl), Claudio D’Amico (Lnp), Gregorio Fontana (Pdl). L’unico del Pd è Marco Carra (settimo) seguito dai leghisti Davide Caparini, Nicola Molteni, Roberto Maroni, Giacomo Stucchi e da Mariella Bocciardo del Pdl. Tra i più assenteisti l’ormai anziano ex ministro Mirko Tremaglia con il 76,4 per cento delle assenze, Antonio Angelucci (Pdl), la moglie dell’ex ministro Franco Bassanini Linda Lanzillotta (Api), l’ex enfant prodige della sinistra Enrico Letta (Pd) con il 42,9 per cento delle assenze, Andrea Orsini (Pdl), Ettore Pirovano (Lnp), Savino Pezzotta (Udc) e il cognato di Di Pietro Gabriele Cimadoro assente una volta su tre. Non fanno bella figura nemmeno i pd Antonello Soro, Furio Colombo, Alessia Maria Mosca, Anna Teresa Formisano (Udc), Matteo Colaninno e Barbara Pollastrini.

mercoledì 29 settembre 2010

LA REPUBBLICA - 29/09/10 - SPIRANO, NEL PAESE VERDE LEGA ANCHE IL CENTRALINO PARLA BERGAMASCO

Strisce pedonali, mezzi comunali, portale web, giornalino: tutto di un unico coloreCorsi di dialetto per i piccoli. Il sindaco: "Nello statuto c'è la tutela della nostra lingua"
SPIRANO - S.P.Q.S.: sono pazzi questi spiranesi. Per dirla con Asterix, quello vero, mica Bossi, uno potrebbe pensare che da queste parti il consenso ha dato alla testa. Sarà anche così ma ce la mette tutta il sindaco Giovanni Malanchini, 36 anni, imprenditore della plastica, uno che alle sei del mattino è già in ufficio a scrivere su carta intestata in bergamasco, per convincerti che dietro alla dialettizzazione del paese, dietro ai cartelli bilingui come le qualifiche di assessori e consiglieri, al notiziario, alla segreteria telefonica in slang locale; dietro al verde che tutto tinge - i dossi pedonali, la scuola, i furgoni dei servizi sociali - dietro a tutto questo non c'è solo un metodo (Lega) ma anche dello studio. "Ci siamo rivolti a uno storico e a un cantautore locale, che tra l'altro, lo scriva, è tutto fuorché leghista". A 617 chilometri dal "porcile romano", sdraiato sulle lande bergamasche tra fabbriche e campagne, c'è Spirano. Che potrebbe benissimo stare nel land bavarese o in Alto Adige. In fondo il modello quello è. Spirano incarna il sogno leghista dell'indipendenza, dell'affrancamento-secessione se non ancora amministrativa almeno culturale dall'Italia. Un luogo dove prima viene il dialetto e poi semmai l'italiano, dove il 50 per centodella popolazione (5.365) vota Lega e dove il 70 per cento di quelli che vanno a parlare col sindaco si esprime - ricambiato - in dialetto. Tutto o quasi è lega-lizzato, qui. Sono solo stati attenti a non inciampare nella scivolosa sindrome Adro: niente Soli delle Alpi, per capirci. E cioè il simbolo del Carroccio. Ma tutto il resto sì, alla grande. "Sono cose che piacciono alla gente. Sia ai giovani che agli anziani", ragiona il vicesindaco Giancarlo Menotti. E già. In principio fu la toponomastica. Sotto i cartelli con il nome delle vie hanno affisso la seconda dominazione, in dialetto, che indica la contrada dell'epoca (si va dal 1500 al 1800). Poi sono arrivate le altre novità: la carta intestata del sindaco e della giunta (bilingue, italiano e bergamasco); lo stemma del paese, il giornalino con il notiziario per i cittadini; i messaggi di auguri del sindaco ai neodiciottenni; il calendario. Tutto in "lingua bergamasca", perché, chiosa il primocittadino alla vigilia del 150° dell'unità d'Italia, "mia figlia ha sei mesi e voglio che impari il bergamasco". Il Comune ha organizzato un corso per educare l'eloquio dei giovani nel segno del "recupero della tradizione". "Nel nostro statuto, sedici pagine, il più breve d'Italia, c'è la tutela della lingua bergamasca". L'immagine che sintetizza il processo di padanizzazione sociale di Spirano è il sorriso di Tony Iwobi, leghista nigeriano, capogruppo stravotato, presidente della commissione cultura. In pratica l'ufficio da cui escono le varie trovate che qui nessuno considera folcloristiche. "In giunta parliamo solo in dialetto", racconta fiero il sindaco Malanchini. L'ultimo guizzo dell'amministrazione è la segreteria telefonica in idioma orobico. Chi chiamerà il centralino del Comune impatterà con una voce local su base composta dallo chansonnier bergamasco Luciano Ravasio. Guai a parlare di forzature. "I nostri amministratori amano le loro comunità - dice il parlamentare Giacomo Stucchi - e solo difendendo la nostra identità si tutelano gli interessi veri dei cittadini". È la speranza il punto forte di Spirano. Nel senso che il colore dominante è il verde: verdi i dossi dei passaggi pedonali ("abbiamo fatto un concorso e tutti hanno presentato il verde"), verde la nuova scuola media, verdi i mezzi dei servizi sociali, verdi il giornalino e il portale web del Comune. Verde declinato in varie tonalità. "Il nostro è acceso, quasi brillante. Non il classico verde Lega", sfuma il sindaco. "Non che me ne vergogni eh... ". Gli chiediamo cosa pensa della battuta di Bossi e dei romani: "Tanto clamore esagerato. Comunque io ho dei clienti romani e hanno sempre pagato regolarmente".

lunedì 6 settembre 2010

IL GIORNALE.IT - 06/09/10 - BOSSI SE LO ASPETTAVA: "PARLA COME LA SINISTRA" MARONI: "E' RINATA AN"

Roma. Tutto sarà più difficile adesso, e al minimo segnale di intoppo subito al voto. La reazione alle parole di Fini, molto dure anche sulla Lega Nord, si fanno attendere più di un’ora. Poi arriva Bossi, che sembra mettere una pietra sopra la possibilità di proseguire il cammino con un «alleato» come quello uscito da Mirabello: «Fini non ha detto niente di importante né di nuovo: ha detto, peggio, che la sinistra ha ragione e che bisogna rifare la legge elettorale. Per Berlusconi la strada è molto stretta: se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini per far passare una legge non dura molto. La situazione è difficile, perché è come se Fini avesse detto “non voglio accordi con la Lega”. Anzi, peggio: “Io ce l’ho con il nord”. Se Berlusconi dava retta a me si andava a elezioni e non c’erano Fini ne Casini né la sinistra che scompariva». Poi sulla questione monegasca, Bossi ha attaccato direttamente Fini: «Fini si è preso addirittura un appartamento del suo partito e se lo è incamerato. Dunque non mi pare possa dare lezioni di bon ton».Il primo a parlare, prima che ci fosse una linea ufficiale sul dopo-Mirabello, era stato Roberto Castelli, che già avvertiva aria di temporale sopra la maggioranza: «Prevedo una dura vita in Parlamento. Si crea anche un duro vulnus istituzionale, perché Fini si pone come un segretario di partito e contemporaneamente come presidente della Camera». Nella mattina il ministro Roberto Maroni aveva creato il pathos necessario per il discorso del presidente della Camera, caricandolo di aspettative e di responsabilità per l’esito della legislatura («Se c’è una maggioranza si continua, se non c’è si va a elezioni, un governo diverso da quello deciso dagli elettori sarebbe inaccettabile»). Con l’ambiguità profonda in cui si è collocato Fini, dissidente ma interno alla maggioranza e anche al Pdl, l’esito, secondo la Lega, è ancora incerto, ma molto più negativo che positivo. Perché l’attacco al federalismo troppo nordista, alla Padania come invenzione, al governo che si è «appiattito sulla Lega», non sono piaciuti affatto, e hanno rafforzato l’idea di un Fini nemico del Nord e antagonista della Lega. «Mi pare evidente che sia rinata Alleanza Nazionale, un partito che assicura gli interessi del sud più che quelli della Padania che per Fini non esiste ma per noi esiste e come - commenta Roberto Maroni a margine della festa della Lega nord a Torino. «La questione è seria, bisognerà valutare nei prossimi giorni se ci sono le condizioni per andare fino alla fine della legislatura oppure no. La questione adesso è nelle mani del presidente del Consiglio». La risposta che si respira dentro il Carroccio, anche se non detta, è no. Con queste premesse non si potrà andare avanti molto, e allora meglio votare al più presto, «i tempi tecnici per farlo prima di Natale ci sono - spiega il deputato della Lega Giacomo Stucchi -. Si è creata una situazione imbarazzante, con un soggetto politico che pretende di stare nella maggioranza mentre il suo leader dice che quella stessa maggioranza non rappresenta gli interessi del Paese. Aspettiamo di vedere cosa succederà in aula tra dieci giorni, poi decideremo». Negli ultimi giorni la Lega aveva fatto sfoggio di grande tatticismo, cercando di far rientrare la frattura e proponendosi anche come mediatrice col «galantuomo» Fini. Fiducia mal riposta, ragionano ora i vertici del Carroccio, dopo l’attacco doppio a Berlusconi e alla Lega, dipinta sostanzialmente come una forza locale e disgregatrice. La verità è che il discorso del leader di Fli ha confermato i peggiori sospetti serpeggianti nel Carroccio, quello di una formazione nata per difendere gli interessi assistenzialisti del centro-sud, che punta proprio all’asse Berlusconi-Bossi come principale obiettivo da colpire. Perché quando si parla di federalismo, ma ci si mette dopo un aggettivo («solidale»), si tratta certamente di «una fregatura», assicura l’eurodeputato della Lega