Proposta di Calderoli. I maroniani evitano l’affondo sulla previdenza CAPRIATA D’ORBA (Alessandria)— Una patrimoniale. Ma soltanto per chi può. È l’idea a cui sta lavorando Roberto Calderoli per uscire dall’impasse tra tagli ai Comuni e taglio alle pensioni. Sabato sera Silvio Berlusconi è tornato alla carica con Umberto Bossi. Per insistere sul fatto che un intervento sui trattamenti di anzianità (pensione più tardi nonostante i 40 anni di contributi) e una più rapida equiparazione tra l’età pensionabile di donne e uomini siano indispensabili. Ma Bossi dice no. Ieri sera, se ne è uscito con una pernacchia all’indirizzo di Angelino Alfano: «È un bravo ragazzo, però...». Poi ha argomentato: «Non taglio le pensioni alla povera gente, gli enti locali se la caveranno e con un po’ di rumore... il governo troverà i soldi per loro». Nel Carroccio non sono soltanto i sostenitori di Roberto Maroni a premere per salvaguardare i piccoli Comuni. Calderoli, per esempio, si dice certo che alla fine «i Comuni non avranno più motivi di malcontento». E dal canto suo sta studiando una patrimoniale «sui generis». Perché «la patrimoniale in senso tradizionale è sbagliata. Va a colpire beni che sono già stati tassati e che di per sé non forniscono reddito. Cosa diversa potrebbe essere un intervento nuovo. Un’imposta su quei beni decisamente al di sopra di un tenore di vita medio ». Le solite barche? «Non soltanto le barche. L’idea è quella di individuare alcuni parametri che tratteggiano un tenore di vita medio, per poi andare all’imposizione su quei beni che decisamente lo superano. L’informatica oggi può aiutarci molto, e l’obiettivo è anche quello di smontare tutti quei giochini che si fanno per eludere il fisco, da certi leasing alle società di comodo». Nulla a che vedere, osserva Calderoli, con l’aumento dell’Iva sui beni di lusso che alcuni, a partire da Roberto Formigoni, sostengono con energia: «Bisognerebbe sapere quello di cui si parla. Il problema è che l’Iva è una tassa europea. E noi non possiamo scegliere fior da fiore i beni a cui applicarla». Quel che ormai sembra assodato è che la Lega farà muro ad ogni tentativo di intervenire sulle pensioni: Bossi intende resistere a ogni pressione. La linea emergerà dalla segreteria politica del Carroccio fissata per oggi, ma sull’argomento—a dispetto degli sforzi di Berlusconi e Angelino Alfano — sarà ben difficile che arrivino novità. Se ci fossero ancora dubbi, di ieri sono due interventi —entrambi provenienti dall’area dei sostenitori di Maroni— fatti apposta per fugarli. Il primo è del deputato bergamasco Giacomo Stucchi che in un’intervista a Radio Popolare ha respinto lo scambio proposto da Alfano (riforma delle pensioni per ridurre i tagli agli enti locali): «Ne sono certo, ho fatto le due stanotte con Bossi a parlare di queste cose». Il secondo è del sindaco di Varese Attilio Fontana, che è anche il presidente dell’Anci lombardo: «Bisogna trovare un’alternativa diversa, Enti locali e pensioni sono gli ultimi due comparti che devono essere toccati». Peraltro, Fontana dice di non capire «l’alternativa enti locali o pensioni. Nel Paese ci sono tantissimi sprechi, tantissime situazioni da modificare per recuperare le somme che si stanno cercando».
lunedì 22 agosto 2011
sabato 16 luglio 2011
IL GIORNO - 16/07/11 - DONNA IN COMA E LICENZIATA, IL CASO APPRODA IN PARLAMENTO. PD E LEGA: "CHIAREZZA"
I deputati bergamaschi Misiani e Stucchi hanno interrogato i ministri. Il Pd: "Si tuteli la lavoratrice" e il Carroccio insiste: "Verifiche sul rispetto delle norme"
Bergamo, 16 luglio 2011 - Approda nelle aule parlamentari il caso della lavoratrice in stato vegetativo licenziata dopo sedici anni di lavoro dalla Nuova Termostampi di Lallio. Una interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali viene presentata da tre deputati del Pd, il bergamasco Antonio Misiani, Emanuele Fiano, Antonio Boccuzzi. Secondo i tre esponenti politici «la motivazione di presunti “intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento” appare del tutto discutibile, poiché la dipendente è assente da molto tempo (ciò a conferma della gravità del suo stato) per cui nessun intralcio può essere occorso alla produzione, che certamente non ha potuto essere organizzata pensando ad un rientro a breve periodo della lavoratrice. Secondo quanto affermato dal segretario provinciale della Filctem Cgil di Bergamo, in situazioni analoghe di lavoratori affetti da gravi malattie in procinto di superare il periodo di comporto per la conservazione del posto di lavoro, le aziende - anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro - non provvedono al licenziamento ma, al contrario, mantengono in essere il rapporto di lavoro». Secondo i tre interroganti «la scelta della Nuova Termostampi di licenziare la lavoratrice è dettata da una grave sottovalutazione dell’aspetto umano della vicenda». Si chiede al ministero «quali iniziative intende assumere al fine di favorire il ritiro da parte dell’azienda della cessazione del rapporto di lavoro e la piena tutela dei diritti della lavoratrice». Giacomo Stucchi, deputato bergamasco della Lega Nord, ha rivolto una interrogazione con risposta scritta al ministro del Lavoro e Politiche sociali e al ministro per lo Sviluppo economico. Stucchi chiede a entrambi i ministri «se non ritengano doveroso e urgente intervenire, al fine di accertare quanto segnalato in premessa, verificando il pieno rispetto della normativa in vigore, riguardante il diritto alla conservazione del posto di lavoro alla luce anche dei ricorsi presentati dalle organizzazioni sindacali e nel contempo sensibilizzare l’azienda in questione, ad assumere una diversa valutazione sul caso rappresentato». Dal ministero del Lavoro viene confermato l’invio degli ispettori nell’azienda di Lallio.
Bergamo, 16 luglio 2011 - Approda nelle aule parlamentari il caso della lavoratrice in stato vegetativo licenziata dopo sedici anni di lavoro dalla Nuova Termostampi di Lallio. Una interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali viene presentata da tre deputati del Pd, il bergamasco Antonio Misiani, Emanuele Fiano, Antonio Boccuzzi. Secondo i tre esponenti politici «la motivazione di presunti “intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento” appare del tutto discutibile, poiché la dipendente è assente da molto tempo (ciò a conferma della gravità del suo stato) per cui nessun intralcio può essere occorso alla produzione, che certamente non ha potuto essere organizzata pensando ad un rientro a breve periodo della lavoratrice. Secondo quanto affermato dal segretario provinciale della Filctem Cgil di Bergamo, in situazioni analoghe di lavoratori affetti da gravi malattie in procinto di superare il periodo di comporto per la conservazione del posto di lavoro, le aziende - anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro - non provvedono al licenziamento ma, al contrario, mantengono in essere il rapporto di lavoro». Secondo i tre interroganti «la scelta della Nuova Termostampi di licenziare la lavoratrice è dettata da una grave sottovalutazione dell’aspetto umano della vicenda». Si chiede al ministero «quali iniziative intende assumere al fine di favorire il ritiro da parte dell’azienda della cessazione del rapporto di lavoro e la piena tutela dei diritti della lavoratrice». Giacomo Stucchi, deputato bergamasco della Lega Nord, ha rivolto una interrogazione con risposta scritta al ministro del Lavoro e Politiche sociali e al ministro per lo Sviluppo economico. Stucchi chiede a entrambi i ministri «se non ritengano doveroso e urgente intervenire, al fine di accertare quanto segnalato in premessa, verificando il pieno rispetto della normativa in vigore, riguardante il diritto alla conservazione del posto di lavoro alla luce anche dei ricorsi presentati dalle organizzazioni sindacali e nel contempo sensibilizzare l’azienda in questione, ad assumere una diversa valutazione sul caso rappresentato». Dal ministero del Lavoro viene confermato l’invio degli ispettori nell’azienda di Lallio.
mercoledì 6 luglio 2011
AGENPARL - 06/07/11 - MANOVRA: STUCCHI (LNP), SODDISFAZIONE PER NORMA RITIRATA
"Una rottura non c'è. Il casus belli è stato eliminato. La norma che aveva provocato malumori è stata ritirata". Giacomo Stucchi, vicecapogruppo della Lega, in un'intervista rilasciata oggi per Il Mattino, si limita a constatare i fatti. E sottolinea che la manovra economica è positiva perchè "salvaguarda gli interessi del Nord. E poi è giusto che i tagli alla spesa pubblica incidano più sui costi della burocrazia centrale, da sempre un pachiderma dai costi incontrollabili. E ancora risponde alle richieste della Lega che ha fortemente voluto, rispondendo alle richieste che sono arrivate dagli elettori, una manovra il più possibile equa e sopportabile e comunque con un punto fermo". Stando alle parole di Stucchi, la priorità rimane comunque: "Garantire la stabilità dei conti pubblici e la riduzione del deficit, che sono vitali per l'economia generale, senza incidere sulla qualità di vita dei cittadini".
venerdì 17 giugno 2011
AGENPARL - 17/06/11 - MASSA CARRARA: STUCCHI (LNP) PORRE FINE AL BIVACCO DEI CLANDESTINI
Da circa un anno un gruppo di clandestini bivaccherebbe nelle piazze di Massa Carrara, protestando contro il mancato rilascio del permesso di soggiorno. E' quanto denuncia il deputato della Lega Nord, Giacomo Stucchi in un'interrogazione al Ministro dell'Interno e al Ministro del Lavoro. I clandestini lamentano di essere stati truffati da un'agenzia interinale che avrebbe promesso loro l'assunzione presso alcune famiglie, circostanza che secondo Stucchi non è stata provata in alcun modo. Il deputato leghista chiede quindi di poter mettere fine a questa situazione e che il Ministro del Lavoro verifichi i requisiti dell'agenzia interinale.
giovedì 2 giugno 2011
IL SOLE 24 ORE - 02/06/11 - FONTANA: VOTERO' DUE SI' SULLE RISORSE IDRICHE
In una Lega che già si dibatte in vista di Pontida e della verifica parlamentare dell'ultima settimana di giugno è arrivata pure la tegola del referendum. In realtà era stato lo stesso Umberto Bossi a mostrare di gradire il test sull'acqua dal momento che il Carroccio ha sempre avuto un approccio decisamente più pubblico sulla gestione dei servizi locali rispetto agli altri partiti di maggioranza e opposizione. Infatti, non erano in pochi i padani contrari alla legge Fitto-Ronchi tant'è che si erano beccati il marchio di «statalisti» dalle forze dell'opposizione. «Oggi invece ci troviamo nel paradosso che quelli che ci puntavano il dito contro adesso cavalcano i referendum, tra questi ci sono perfino Udc e Fli: siamo alla demagogia». La sorpresa è di Massimo Garavaglia, vicepresidente leghista alla Bilancio del Senato, l'uomo attraverso cui "passano" tutte le norme economiche che decide in stretto collegamento con Giancarlo Giorgetti (e Giulio Tremonti). E proprio lui che quella legge la conosce bene, spiega la ragione per cui un doppio sì costituirebbe un problema nonostante la simpatia per quel quesito. «Il punto non è politico, da quel punto di vista ci ritroviamo. Il nodo è tecnico perché il quesito è posto male e da quell'impostazione ne deriverà un irrigidimento su tutta la normativa che riguarda i servizi pubblici locali costringendo alla gestione in house. Tra l'altro credo che difficilmente la nuova versione possa essere accolta da Bruxelles». Questi sono i dubbi ma come ammette lo stesso Garavaglia «sono cose che capiscono in pochi, solo i tecnici e gli esperti mentre questi referendum sono guidati da altro e mirano ad altro».Il riferimento è sempre quello: Silvio Berlusconi. È il bersaglio grosso dei quesiti con il legittimo impedimento e, se verrà colpito, sarà un problema in più per il Senatur nell'andare avanti con questo Governo. «Sui referendum una decisione verrà assunta lunedì dai vertici di Via Bellerio ma credo che l'ipotesi più ragionevole sia quella della libertà di voto, sarebbe difficile articolare gli orientamenti sui 4 quesiti». È quello che si sente di anticipare Gianni Fava, deputato leghista, anche se la base sembra già pronta a bocciare con quattro sì il Cavaliere. Questo segnalerebbero i vari siti o gli ascoltatori di Radio Padania anche se c'è chi gli umori li conosce bene e cerca di distinguere. È Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese, appena rieletto al ballottaggio e molto amico di Roberto Maroni. È lui il primo a sparigliare annunciando il «sì» sull'acqua. «Sono contrario alla legge attuale dunque da cittadino darò il mio voto». Una dichiarazione che fa subito scattare scenari ulteriori di un addio al Cavaliere ma Fontana frena. «Non voterò contro il legittimo impedimento, anzi, bisognerebbe restaurare lo spirito garantista della Costituzione. Inoltre – conclude Fontana – non credo che a questi referendum debba essere data una valenza politica». Il sindaco ammette che il malumore nella base c'è «ma non con le esasperazioni dei giornali, non per abbattere Berlusconi».Del resto a frenare letture catastrofiste è soprattutto chi è a stretto contatto con i vertici come Giacomo Stucchi, deputato bergamasco molto vicino a Calderoli: «Il voto amministrativo ha già dato un segnale, non credo che il referendum possa aggravare o cambiare questo dato. Ci vuole uno scatto e lo annunceremo a Pontida. Per quanto riguarda i quesiti l'unico per noi interessante è sull'acqua ma è posto in modo tale che complicherebbe le cose perché estremizza e irrigidisce tutta la normativa sui servizi pubblici». E pensare che l'appuntamento di Pontida era stato fissato al 12 giugno, data dei referendum, e poi spostato al 19 per bon ton istituzionale verso il Colle.
martedì 24 maggio 2011
LA POLITICA ITALIANA.IT - 24/05/11 - MILANO, STUCCHI (LEGA): CON PISAPIA SMANTELLATI MARGINI SICUREZZA
"Trasformerà comunità meneghina in multirazziale"
ROMA - "Se Pisapia sarà sindaco di Milano il 'laboratorio' di Via Padova, come lui stesso ha definito la zona simbolo della massiccia presenza di immigrati nel capoluogo lombardo, con tutti i problemi connessi, potrebbe diventare sistema". Lo scrive sul suo blog il deputato della Lega Nord Giacomo Stucchi."Se Pisapia - continua - metterà in pratica il suo programma, e non c`è una sola ragione per credere che non lo faccia se legittimato dal voto, potrebbe trasformare la comunità meneghina in una società multirazziale più di quanto non lo sia già adesso. Con l`aggravante, però, che alcuni argini di sicurezza che il Governo in carica ha messo a disposizione dei Comuni, e che a Milano si sono tradotti in ordinanze anti-dormitori e anti-degrado, saranno state nel frattempo smantellate".
giovedì 12 maggio 2011
IL SOLE 24 ORE - 12/05/11 - LA SFIDA DELLA LEGA AL PDL: PRIMI NELLA ZONA "ROSSA"
Non c'è solo Bologna. La Lega si è intestata il comando della sfida contro il centro-sinistra in 14 Comuni dell'Emilia-Romagna (tra cui Cento e Salsomaggiore) sui 30 in cui si vota. Ancora prima del voto, insomma, è riuscita a spuntare quasi la metà delle candidature a sindaco bilanciando già il suo rapporto di forza con il Pdl e aspettando di fare i conti finali dopo i ballottaggi. Bologna è il simbolo della fragilità del primo partito della coalizione di centro-destra ma gli altri 14 Comuni sono la conferma che questa volta i leghisti hanno visto un «boccone ghiotto» come dice Paolo Stefanini che con il suo libro "Avanti Po" descrisse l'avanzata padana nelle terre "rosse" dell'Emila e della Toscana. «Le divisioni del Pdl – dice – sono l'occasione giusta per crescere ancora. Questa volta a spese del Pdl». Dunque, «la costola della sinistra» adesso non farà male al Pd ma mira al suo alleato per scalzarlo da dominus della coalizione. Lo stesso copione che si è visto – e si vede – in "Padania".«Sfatiamo questo mito che il Carroccio cresce a spese della sinistra. Qui a Bologna la sfida è sull'egemonia del centro-destra». Fausto Anderlini, sociologo, con le sue ricerche demoscopiche ha descritto da tempo il fenomeno "verde" nelle roccaforti ex Pci e, a ogni tornata elettorale, quel colore ha macchiato sempre più l'Emilia-Romagna. Un'escalation che è partita dal 2,5% delle politiche 2001 fino all'8% del 2008 per poi accelerare all'11% delle europee 2009 e ancora al 15% delle regionali 2010. Un'exploit che in alcune zone dell'Emilia ha raggiunto anche consensi oltre il 20% (come si vede dalla cartina) e ha permesso di espugnare piccoli luoghi simbolici come Viano, comune rosso in provincia di Reggio Emilia. «Ma non è il muro rosso che viene buttato giù, a cadere – stavolta – è il muro del Pdl», ripete Anderlini. È dunque questa la sfida leghista: vincere sul Pdl più che vincere tout court. Minimizza Angelo Alessandri, deputato e segretario della Lega in Emilia: «Fino a due anni fa invece abbiamo preso molto dal centro-sinistra, oggi forse è vero che c'è più competizione con il Pdl ma chi vota Lega è deluso dalla politica e qui, dati i numeri, vuol dire deluso dal Pd. Anche perché tra la gente e tra gli amministratori il "no" del Pd al federalismo non è compreso né accettato». In questo voto la Lega si cimenta pure in due luoghi "sacri" per gli amanti della musica e candida un suo uomo a Zocca, paese di Vasco Rossi (cantautore amatissimo da Pierluigi Bersani) e uno a Monghidoro, dove è nato Gianni Morandi.Al di là dell'Appennino, invece, la strada è in salita. «La Toscana oggi è com'era l'Emilia qualche anno fa. Per noi è una stagione di semina, di investimenti politici: non è ora che aspettiamo il risultato». Giacomo Stucchi, deputato leghista in ascesa, non è di casa in Toscana. Bergamasco, vicino a Roberto Calderoli, è stato inviato nell'altra roccaforte rossa da Umberto Bossi: tecnicamente è "legato federale", una funzione che affianca il segretario della Toscana proprio per dare un calibro in più a questa gara. Qui si vota in provincia a Lucca e poi per i sindaci di Grosseto, Arezzo, Siena: nessun candidato leghista, si parte da posizioni più arretrate. «Far passare la "Padania" qui era dura ma ora, con un'azione di governo credibile su sicurezza, immigrazione e federalismo, possiamo giocarci la nostra partita immaginando un'escalation come c'è stata in Emilia. Abbiamo bisogno di due anni ancora». E l'inizio si colora di una strategia che punta dritto all'attacco delle cooperative. «C'è un forte malessere sia per le Coop della distribuzione che stanno uccidendo i piccoli commercianti sia per le grandi imprese edili che hanno di fatto escluso gli artigiani o i piccoli imprenditori. Ecco – conclude Stucchi – noi diamo una sponda agli esclusi da questo sistema economico di potere». Situazione diversa in Emilia dove invece Lega e cooperative hanno maturato un rispetto, se non una sintonia. «Sono loro che hanno scelto di sganciarsi dalla sinistra diventando Spa e ora vogliono muoversi con più libertà», spiega Alessandri. Un pragmatismo diverso da quello Toscana dove la campagna della Lega è ben diversa da quella emiliana: è una campagna da "piccoli numeri" che però vuole crescere puntando sul malessere, sulla rabbia, sugli esclusi. «La sinistra – racconta Stucchi – è sparita dalle periferie, dai piccoli paesi, si è arroccata nelle grandi città e nei centri storici ignorando quello che avviene tra i ceti più bassi. La svolta di centro-destra a Prato è la dimostrazione che c'è un malessere che la sinistra non sa più governare». Un'altra prova per la «costola della sinistra» che rilegge una storia tra gazebo nei mercati e richiamo identitario che pare funzionare anche oltre il Po.© RIPRODUZIONE RISERVATAIl Carroccio «dilaga» oltre il PoToscanaUmbriaMarcheEmilia Romagna
Iscriviti a:
Post (Atom)