Piuttosto che un Governo tecnico la Lega Nord preferisce il voto. Umberto Bossi ribadisce la posizione del Carroccio davanti a Giorgio Napolitano, con la delegazione leghista composta dai ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli, e dai presidenti dei gruppi parlamentari del Senato e della Camera, Federico Bricolo e Marco Reguzzoni. Poche ore prima la Lega non aveva nascosto il suo «totale disappunto» per il mancato utilizzo del decreto (escluso dopo i dubbi del Quirinale) per il varo delle misure anti-crisi. Del malumore del Carroccio si era fatto portavoce il ministro della Semplificazione che oggi, dell'incontro con il presidente della Repubblica, dice: è andato «sempre bene, anche meglio».Che la Lega fosse contraria all'ipotesi di un nuovo Governo, guidato da un tecnico come Mario Monti, Bossi lo aveva ribadito con una inequivocabile pernacchia ai cronisti che gli chiedevano un parere. E ora il no del Carroccio è arrivato anche nelle stanze del Quirinale. Nel movimento quello che dice Bossi (almeno su questioni come questa) non si discute, ma in molti sospettano che alla Lega sotto sotto questa possibilità non dispiaccia, perché le consentirebbe di ricollocarsi all'opposizione e provare così a raggranellare nuovi consensi. Il partito però parla con una voce sola. «La posizione della Lega su questo è sempre stata chiara», dice l'onorevole Carolina Lussana, che ribadisce il «no a un ribaltone mascherato da Governo tecnico». Quanto alle misure adottate contro la crisi «da sempre abbiamo chiesto a Berlusconi di avere il coraggio di rilanciare la crescita economica e di tagliare la spesa inutile». Bene i provvedimenti che «non vanno a toccare le fasce deboli della popolazione, come i giovani e le donne. Giusto il federalismo fiscale con l'attuazione dei fondi standard. Giusta la stretta al pubblico impiego».Anche Giacomo Stucchi, segretario dell'Ufficio di presidenza di Montecitorio, ribadisce «l'indisponibiltà» della Lega «a qualsiasi forma di governo alternativo a quello esistente». E conferma che il Carroccio è pronto a fare la sua parte in Parlamento per «far sì che gli impegni presi con l'Ue diventino fatti concreti», ribadendo alcuni punti fermi, come quelli «sull'inviolabilità dei diritti acquisiti per le pensioni di anzianità».Pesa il malumore per il mancato utilizzo del decreto. «Difficile spiegare ai mercati e ai partner europei - dice Stucchi - la differenza che passa nel nostro sistema legislativo tra decreto legge, emendamento e disegno di legge». Anche perché l'Europa, «in questo momento - sottolinea l'esponente leghista - guarda più alla sostanza delle cose che non alle sfumature, e direi anche storture, del nostro sistema legislativo».Resta la preoccupazione. Lo ammette Luca Zaia. «Se non c'è una cura energica, una cura da cavallo è il caso di dire - sostiene il governatore del Veneto - immagino che non se verrà fuori». Per Zaia «il Governo ha tutti gli strumenti per decidere quali siano le soluzioni migliori» e l'esponente leghista guarda «con attenzione a questi 1888 miliardi di euro di debito pubblico, ma soprattutto al fatto che lo spread è di 463 punti base. Significa che il nostro Btp decennale è del 6,4% e ci stiamo avvicinando alla soglia fatidica del 7%».
giovedì 3 novembre 2011
sabato 24 settembre 2011
CORRIERE DELLA SERA - 24/09/11 - LA LEGA SI ALLINEA ANCORA: NON BOCCEREMO IL MINISTRO
Il governo I nodi Il Carroccio Il capogruppo Reguzzoni: saremo compatti come per Milanese
Salvini: troppa pazienza. Di Pietro attacca: dal cappio alla mafia La stoccata a Formigoni Il gruppo leghista alla Regione Lombardia chiede di eliminare la figura dei sottosegretari e ridurre lo staff del presidente
MILANO - Il «che fare» del Pdl investe il Carroccio, con le brusche prese di posizione di Gianni Alemanno («Ridimensionare la Lega») e l' invito alla cautela di Alfano. Ma i padani, a loro volta, restano alle prese con un quesito simile ma contrario: che fare con Silvio Berlusconi? Quella dell' eurodeputato Matteo Salvini è una voce vicina alla base del movimento: «Non penso - tuona ai microfoni di SkyTg24 - che avanti in questa maniera si vada oltre qualche mese. Non so chi si debba dimettere, ma avanti così non si va. E la Lega di pazienza ne ha avuta anche troppa». Il riferimento è al voto in Aula sull' arresto dell' ex braccio destro di Giulio Tremonti, Marco Milanese. Eppure, la linea è già tracciata anche sulla prossima prova d' Aula: mercoledì la Lega voterà contro la mozione di sfiducia nei confronti del ministro all' Agricoltura Saverio Romano. Lo ha annunciato il capogruppo a Montecitorio Marco Reguzzoni: «Abbiamo votato compatti contro l' arresto di Milanese e la settimana prossima bocceremo la sfiducia al ministro Romano». Il capo dei deputati, che si è detto «molto sorpreso» dall' assenza di Giulio Tremonti durante il voto, ha anche tracciato, in un' intervista al Messaggero , un' ambiziosa roadmap: «Avendo i numeri in Parlamento non abbiamo più scuse: ridurremo il numero dei parlamentari, rilanceremo l' economia con la semplificazione e la sburocratizzazione, faremo la riforma del Fisco e della giustizia civile». Va anche detto che la scelta sulla sfiducia al ministro sarà fatta non già a voto segreto, ma per appello nominale. Resta il fatto che nel movimento le dichiarazioni di ieri del ministro («Sono il leader di un partito politico che sostiene il governo») sono piaciute pochissimo. Ha aggiunto Romano: «La Lega vota contro la mafia e contro la mozione di sfiducia che mi riguarda». Brontola un deputato in camicia verde: «Cosa è, una sfida?». Il lavoro, comunque, è ora quello di far digerire le novità ai militanti che, almeno a giudicare da quanto si scrive sui forum più o meno vicini al movimento, non hanno gradito affatto gli ultimi passaggi politici. La segreteria del Carroccio milanese, per esempio, ha indetto per i prossimi giorni una serie di incontri con gli elettori. Spiega il segretario Igor Iezzi che «in questo momento è fondamentale spiegare ogni passaggio alla nostra gente. È un lavoro di controinformazione rispetto alle frequenti balle della grande stampa: dobbiamo chiarire a tutti quali sono i termini reali che stanno dietro alle scelte della Lega». Il deputato bergamasco Giacomo Stucchi sulla Padania di oggi la spiega così: «Se Berlusconi cadesse si aprirebbe una crisi politica al buio che è esattamente lo scenario al quale mirano vecchi e nuovi oppositori del governo». E se «la Lega è al governo» per fare le riforme, «sono certo che il nostro popolo ha ben presente questo rischio e che condivida quindi la scelta di responsabilità fatta dal Carroccio». Intanto però Antonio Di Pietro attacca i leghisti così: «Dicevano di voler addirittura impiccare i parlamentari corrotti o sospetti di legami con la mafia, mentre la settimana prossima confermeranno la fiducia al ministro accusato di essere in combutta con i mafiosi». Ma c' è anche una seconda linea che dovrebbe dare nuovo slancio al movimento. Bossi, a Venezia, l' ha sintetizzata così: «Se l' Italia va giù, sale la Padania». Più articolata la spiegazione del deputato Massimo Garavaglia sulla Padania di qualche giorno fa. L' idea è che «in caso di crisi greca, l' euro sparirebbe e a questo punto potrebbero "vincere" i contribuenti tedeschi che spingono verso la nascita di un doppio euro». Il resto del ragionamento è in discesa: «Per la Padania sarebbe il momento delle scelte. Da che parte stare? Con l' Europa che conta o con quella di serie B?». Garavaglia suggerisce che il Nord si accolli una quota parte del debito pubblico ben superiore a quella dovuta: «La Padania potrebbe rientrare nei parametri europei se non dovesse più gettare dai 50 ai 70 miliardi di euro l' anno nel calderone romano». Quanto al Centro-Sud, «si troverebbe ad avere un debito del 70%, uno dei più virtuosi del mondo moderno». Contenti tutti? E intanto, la Velina verde è tornata a farsi sentire. Il misterioso (ancora per poco) blog leghista che nelle scorse settimane aveva attaccato Roberto Maroni, ieri scriveva: «Noi siamo la pistola fumante della base incazzata che non ne può più di poltronieri e intrallazzi». Marco Cremonesi
Salvini: troppa pazienza. Di Pietro attacca: dal cappio alla mafia La stoccata a Formigoni Il gruppo leghista alla Regione Lombardia chiede di eliminare la figura dei sottosegretari e ridurre lo staff del presidente
MILANO - Il «che fare» del Pdl investe il Carroccio, con le brusche prese di posizione di Gianni Alemanno («Ridimensionare la Lega») e l' invito alla cautela di Alfano. Ma i padani, a loro volta, restano alle prese con un quesito simile ma contrario: che fare con Silvio Berlusconi? Quella dell' eurodeputato Matteo Salvini è una voce vicina alla base del movimento: «Non penso - tuona ai microfoni di SkyTg24 - che avanti in questa maniera si vada oltre qualche mese. Non so chi si debba dimettere, ma avanti così non si va. E la Lega di pazienza ne ha avuta anche troppa». Il riferimento è al voto in Aula sull' arresto dell' ex braccio destro di Giulio Tremonti, Marco Milanese. Eppure, la linea è già tracciata anche sulla prossima prova d' Aula: mercoledì la Lega voterà contro la mozione di sfiducia nei confronti del ministro all' Agricoltura Saverio Romano. Lo ha annunciato il capogruppo a Montecitorio Marco Reguzzoni: «Abbiamo votato compatti contro l' arresto di Milanese e la settimana prossima bocceremo la sfiducia al ministro Romano». Il capo dei deputati, che si è detto «molto sorpreso» dall' assenza di Giulio Tremonti durante il voto, ha anche tracciato, in un' intervista al Messaggero , un' ambiziosa roadmap: «Avendo i numeri in Parlamento non abbiamo più scuse: ridurremo il numero dei parlamentari, rilanceremo l' economia con la semplificazione e la sburocratizzazione, faremo la riforma del Fisco e della giustizia civile». Va anche detto che la scelta sulla sfiducia al ministro sarà fatta non già a voto segreto, ma per appello nominale. Resta il fatto che nel movimento le dichiarazioni di ieri del ministro («Sono il leader di un partito politico che sostiene il governo») sono piaciute pochissimo. Ha aggiunto Romano: «La Lega vota contro la mafia e contro la mozione di sfiducia che mi riguarda». Brontola un deputato in camicia verde: «Cosa è, una sfida?». Il lavoro, comunque, è ora quello di far digerire le novità ai militanti che, almeno a giudicare da quanto si scrive sui forum più o meno vicini al movimento, non hanno gradito affatto gli ultimi passaggi politici. La segreteria del Carroccio milanese, per esempio, ha indetto per i prossimi giorni una serie di incontri con gli elettori. Spiega il segretario Igor Iezzi che «in questo momento è fondamentale spiegare ogni passaggio alla nostra gente. È un lavoro di controinformazione rispetto alle frequenti balle della grande stampa: dobbiamo chiarire a tutti quali sono i termini reali che stanno dietro alle scelte della Lega». Il deputato bergamasco Giacomo Stucchi sulla Padania di oggi la spiega così: «Se Berlusconi cadesse si aprirebbe una crisi politica al buio che è esattamente lo scenario al quale mirano vecchi e nuovi oppositori del governo». E se «la Lega è al governo» per fare le riforme, «sono certo che il nostro popolo ha ben presente questo rischio e che condivida quindi la scelta di responsabilità fatta dal Carroccio». Intanto però Antonio Di Pietro attacca i leghisti così: «Dicevano di voler addirittura impiccare i parlamentari corrotti o sospetti di legami con la mafia, mentre la settimana prossima confermeranno la fiducia al ministro accusato di essere in combutta con i mafiosi». Ma c' è anche una seconda linea che dovrebbe dare nuovo slancio al movimento. Bossi, a Venezia, l' ha sintetizzata così: «Se l' Italia va giù, sale la Padania». Più articolata la spiegazione del deputato Massimo Garavaglia sulla Padania di qualche giorno fa. L' idea è che «in caso di crisi greca, l' euro sparirebbe e a questo punto potrebbero "vincere" i contribuenti tedeschi che spingono verso la nascita di un doppio euro». Il resto del ragionamento è in discesa: «Per la Padania sarebbe il momento delle scelte. Da che parte stare? Con l' Europa che conta o con quella di serie B?». Garavaglia suggerisce che il Nord si accolli una quota parte del debito pubblico ben superiore a quella dovuta: «La Padania potrebbe rientrare nei parametri europei se non dovesse più gettare dai 50 ai 70 miliardi di euro l' anno nel calderone romano». Quanto al Centro-Sud, «si troverebbe ad avere un debito del 70%, uno dei più virtuosi del mondo moderno». Contenti tutti? E intanto, la Velina verde è tornata a farsi sentire. Il misterioso (ancora per poco) blog leghista che nelle scorse settimane aveva attaccato Roberto Maroni, ieri scriveva: «Noi siamo la pistola fumante della base incazzata che non ne può più di poltronieri e intrallazzi». Marco Cremonesi
giovedì 8 settembre 2011
CORRIERE DELLA SERA - 08/09/11 - BERSANI CON DI PIETRO E VENDOLA. RENZI ATTACCA, VELTRONI ASSENTE
Sono le 11 del mattino quando, in mezzo al corteo anti-manovra, arriva Pier Luigi Bersani: gran mucchio di fotografi e telecamere, il servizio d' ordine della Cgil fatica obiettivamente a contenere la ressa, il leader del Pd si mette a fianco di Susanna Camusso e comincia a scendere lungo via Merulana. Era il momento più atteso, Bersani l' aveva promesso: «Anche il Pd sarà in prima linea». I leader dell' opposizione, Terzo polo escluso, ci sono tutti: Vendola, Ferrero, Diliberto, Bonelli, Di Pietro. «Qui la coalizione c' è - sibila il leader dell' Italia dei Valori -. Il problema non è chi c' è, ma chi manca. Se alcuni hanno la puzza sotto il naso, è un problema della loro coscienza». Già, chi manca. Nelle cento piazze della Cgil, certe assenze si sono notate. «Ma il Pd da che parte sta?», si chiedeva ironico a fine giornata il deputato della Lega Nord Giacomo Stucchi. Ma non solo lui, in realtà. Pd diviso, spaccato. Tra chi c' era e chi no. Al corteo di Firenze, per esempio, non è pervenuto il sindaco Matteo Renzi. C' era, invece, uno striscione velenoso: «Renzi, il sindaco che la destra ci invidia». Nella stessa piazza, però, s' è vista Rosy Bindi, che del Pd è la presidente. Sibillina, la Bindi: «Ci sono persone che ritengono che non si debba ricorrere a strumenti di lotta radicali, estremi, anche se pacifici, come quello che la Cgil ha scelto. Si assumano le loro responsabilità: noi non abbiamo dubbi da che parte stare». Il sindaco «rottamatore» del Pd, qualche ora più tardi, ha risposto a modo suo alle gerarchie del partito: «Bersani tiri fuori le idee, non solo gli striscioni. Gli elettori del Pd non si aspettano di sapere se siamo in piazza o no, ma se abbiamo prospettive, proposte, per il lavoro e per i giovani. La manovra del governo sembra fatta dal mago Silvan, con provvedimenti che appaiono e scompaiono. Poi però i mercati te la fanno pagare...». E così, a Firenze, Renzi non c' era, mentre - per dire - i suoi colleghi di Torino e Bologna, Piero Fassino e Virginio Merola, hanno seguito Bersani. E non s' è visto a Trieste nemmeno il sindaco Cosolini, mentre l' europarlamentare Debora Serracchiani, del Pd come lui, non ha fatto mancare la sua presenza («Il partito è il partito e il sindacato è il sindacato, ma l' articolo 8 fa proprio schifo...», ha spiegato). Eppoi a Brescia c' era il funerale di Mino Martinazzoli: «Coincidenza simbolica», sospira il senatore pd Lucio D' Ubaldo, che infatti c' è andato, disertando il corteo di Roma insieme ai suoi colleghi ex popolari Garavaglia, Rusconi e Galperti. Tutti al funerale del vecchio segretario della Dc: anche Franceschini e Follini. Però la Bindi e Bersani hanno fatto ugualmente in tempo a partecipare alle esequie. D' Ubaldo glissa: «In questo momento serve coesione, per dare fiducia ai mercati...». Roberto Giachetti, ex rutelliano, è un altro che non ha aderito: «Il risultato di questo sciopero, scusate, qual è stato alla fine? S' è rotta di nuovo l' unità sindacale». «Le divisioni sindacali non fanno mai bene», aveva chiosato alla vigilia Walter Veltroni, che infatti s' è tenuto alla larga. Eppoi c' è Giuseppe Fioroni, il caposquadra degli ex popolari, il primo a schierarsi nettamente contro lo sciopero: «Già, ma ora non mi sento più solo. L' altra sera a Pesaro sono stato insultato, ma alla fine la gente applaudiva. Noi dobbiamo essere forza di governo, lasciamo cavalcare a Di Pietro e Vendola l' onda della protesta. Noi non siamo surfisti». Fabrizio Caccia
mercoledì 7 settembre 2011
LA STAMPA.IT - 07/09/11 - LO SCIOPERO VISTO DAL GOVERNO
Gli scioperi hanno facce diverse a seconda di chi li guarda. Mentre milioni di italiani sono bloccati nel traffico o si avviano a piedi verso i luoghi di lavoro, contesta l’entusiasmo delle cifre annunciate dalla Cgil. Il 60% di adesione? Macché. Per Sacconi ha protestato «un’Italia molto minoritaria; le adesioni sono bassissime e dire minoritaria è già eccessivo rispetto alla dimensione molto contenuta delle adesioni». Un fallimento totale, dunque, anche se le scuole avevano i portoni sprangati e trovare un’autobus praticamente impossibile nelle grandi città. «Mi auguro che la bassa adesione allo sciopero - conclude - anche in un contesto così enfatizzato, porti a far riflettere la Cgil e il Pd circa la necessità di un clima di maggior condivisione».Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha cifre anche più precise. Cita i dati pervenuti alle ore 17 e annuncia un’adesione del 6,99%. La scuola è un capitolo a parte, precisa il ministero di Brunetta. L`adesione è stata del 3,42% relativo al 56,45% del campione di riferimento. Il ministero ricorda infine che nell`ultimo sciopero generale indetto lo scorso 6 maggio dalla Cgil il dato riferito alla stessa ora presentava un`adesione del 13,28%: «quasi il doppio di quello odierno».La conclusione del ministro Brunetta? Che la crisi dei mercati finanziari, sia frutto del «masochismo italico». E la protesta di ieri ne è un esempio: «Un sindacato che fa lo sciopero proprio oggi, anche se con un’adesione piccola, solo al 3-4%».La Lega se la prende con la sinistra. «Ci chiediamo da che parte sta - afferma Giacomo Stucchi, segretario di presidenza della Camera del partito di Bossi - Che senso ha che il maggior partito di opposizione, in Senato collabori con la maggioranza per il varo della manovra, salvo poi scendere in piazza a fianco della Cgil per lo sciopero generale?»Anna Maria Bernini, ministro per le Politiche Europee accusa la Cgil di non avere alcuno «spirito sindacale» ma soltanto «pregiudizio politico» perché protesta prima che la manovra sia approvata definitivamente. «È paradossale - dice - come la Cgil abbia convocato uno sciopero generale mentre è ancora in corso tra maggioranza e opposizioni il dibattito parlamentare sulla manovra. E mentre governo e parti sociali sono ancora seduti allo stesso tavolo per siglare un patto per la crescita e lo sviluppo nell’interesse del Paese».
lunedì 22 agosto 2011
CORRIERE DELLA SERA.IT - 22/08/11 - "PATRIMONIALE SOLO SUI BENI DI LUSSO"
Proposta di Calderoli. I maroniani evitano l’affondo sulla previdenza CAPRIATA D’ORBA (Alessandria)— Una patrimoniale. Ma soltanto per chi può. È l’idea a cui sta lavorando Roberto Calderoli per uscire dall’impasse tra tagli ai Comuni e taglio alle pensioni. Sabato sera Silvio Berlusconi è tornato alla carica con Umberto Bossi. Per insistere sul fatto che un intervento sui trattamenti di anzianità (pensione più tardi nonostante i 40 anni di contributi) e una più rapida equiparazione tra l’età pensionabile di donne e uomini siano indispensabili. Ma Bossi dice no. Ieri sera, se ne è uscito con una pernacchia all’indirizzo di Angelino Alfano: «È un bravo ragazzo, però...». Poi ha argomentato: «Non taglio le pensioni alla povera gente, gli enti locali se la caveranno e con un po’ di rumore... il governo troverà i soldi per loro». Nel Carroccio non sono soltanto i sostenitori di Roberto Maroni a premere per salvaguardare i piccoli Comuni. Calderoli, per esempio, si dice certo che alla fine «i Comuni non avranno più motivi di malcontento». E dal canto suo sta studiando una patrimoniale «sui generis». Perché «la patrimoniale in senso tradizionale è sbagliata. Va a colpire beni che sono già stati tassati e che di per sé non forniscono reddito. Cosa diversa potrebbe essere un intervento nuovo. Un’imposta su quei beni decisamente al di sopra di un tenore di vita medio ». Le solite barche? «Non soltanto le barche. L’idea è quella di individuare alcuni parametri che tratteggiano un tenore di vita medio, per poi andare all’imposizione su quei beni che decisamente lo superano. L’informatica oggi può aiutarci molto, e l’obiettivo è anche quello di smontare tutti quei giochini che si fanno per eludere il fisco, da certi leasing alle società di comodo». Nulla a che vedere, osserva Calderoli, con l’aumento dell’Iva sui beni di lusso che alcuni, a partire da Roberto Formigoni, sostengono con energia: «Bisognerebbe sapere quello di cui si parla. Il problema è che l’Iva è una tassa europea. E noi non possiamo scegliere fior da fiore i beni a cui applicarla». Quel che ormai sembra assodato è che la Lega farà muro ad ogni tentativo di intervenire sulle pensioni: Bossi intende resistere a ogni pressione. La linea emergerà dalla segreteria politica del Carroccio fissata per oggi, ma sull’argomento—a dispetto degli sforzi di Berlusconi e Angelino Alfano — sarà ben difficile che arrivino novità. Se ci fossero ancora dubbi, di ieri sono due interventi —entrambi provenienti dall’area dei sostenitori di Maroni— fatti apposta per fugarli. Il primo è del deputato bergamasco Giacomo Stucchi che in un’intervista a Radio Popolare ha respinto lo scambio proposto da Alfano (riforma delle pensioni per ridurre i tagli agli enti locali): «Ne sono certo, ho fatto le due stanotte con Bossi a parlare di queste cose». Il secondo è del sindaco di Varese Attilio Fontana, che è anche il presidente dell’Anci lombardo: «Bisogna trovare un’alternativa diversa, Enti locali e pensioni sono gli ultimi due comparti che devono essere toccati». Peraltro, Fontana dice di non capire «l’alternativa enti locali o pensioni. Nel Paese ci sono tantissimi sprechi, tantissime situazioni da modificare per recuperare le somme che si stanno cercando».
sabato 16 luglio 2011
IL GIORNO - 16/07/11 - DONNA IN COMA E LICENZIATA, IL CASO APPRODA IN PARLAMENTO. PD E LEGA: "CHIAREZZA"
I deputati bergamaschi Misiani e Stucchi hanno interrogato i ministri. Il Pd: "Si tuteli la lavoratrice" e il Carroccio insiste: "Verifiche sul rispetto delle norme"
Bergamo, 16 luglio 2011 - Approda nelle aule parlamentari il caso della lavoratrice in stato vegetativo licenziata dopo sedici anni di lavoro dalla Nuova Termostampi di Lallio. Una interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali viene presentata da tre deputati del Pd, il bergamasco Antonio Misiani, Emanuele Fiano, Antonio Boccuzzi. Secondo i tre esponenti politici «la motivazione di presunti “intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento” appare del tutto discutibile, poiché la dipendente è assente da molto tempo (ciò a conferma della gravità del suo stato) per cui nessun intralcio può essere occorso alla produzione, che certamente non ha potuto essere organizzata pensando ad un rientro a breve periodo della lavoratrice. Secondo quanto affermato dal segretario provinciale della Filctem Cgil di Bergamo, in situazioni analoghe di lavoratori affetti da gravi malattie in procinto di superare il periodo di comporto per la conservazione del posto di lavoro, le aziende - anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro - non provvedono al licenziamento ma, al contrario, mantengono in essere il rapporto di lavoro». Secondo i tre interroganti «la scelta della Nuova Termostampi di licenziare la lavoratrice è dettata da una grave sottovalutazione dell’aspetto umano della vicenda». Si chiede al ministero «quali iniziative intende assumere al fine di favorire il ritiro da parte dell’azienda della cessazione del rapporto di lavoro e la piena tutela dei diritti della lavoratrice». Giacomo Stucchi, deputato bergamasco della Lega Nord, ha rivolto una interrogazione con risposta scritta al ministro del Lavoro e Politiche sociali e al ministro per lo Sviluppo economico. Stucchi chiede a entrambi i ministri «se non ritengano doveroso e urgente intervenire, al fine di accertare quanto segnalato in premessa, verificando il pieno rispetto della normativa in vigore, riguardante il diritto alla conservazione del posto di lavoro alla luce anche dei ricorsi presentati dalle organizzazioni sindacali e nel contempo sensibilizzare l’azienda in questione, ad assumere una diversa valutazione sul caso rappresentato». Dal ministero del Lavoro viene confermato l’invio degli ispettori nell’azienda di Lallio.
Bergamo, 16 luglio 2011 - Approda nelle aule parlamentari il caso della lavoratrice in stato vegetativo licenziata dopo sedici anni di lavoro dalla Nuova Termostampi di Lallio. Una interrogazione al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali viene presentata da tre deputati del Pd, il bergamasco Antonio Misiani, Emanuele Fiano, Antonio Boccuzzi. Secondo i tre esponenti politici «la motivazione di presunti “intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento” appare del tutto discutibile, poiché la dipendente è assente da molto tempo (ciò a conferma della gravità del suo stato) per cui nessun intralcio può essere occorso alla produzione, che certamente non ha potuto essere organizzata pensando ad un rientro a breve periodo della lavoratrice. Secondo quanto affermato dal segretario provinciale della Filctem Cgil di Bergamo, in situazioni analoghe di lavoratori affetti da gravi malattie in procinto di superare il periodo di comporto per la conservazione del posto di lavoro, le aziende - anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro - non provvedono al licenziamento ma, al contrario, mantengono in essere il rapporto di lavoro». Secondo i tre interroganti «la scelta della Nuova Termostampi di licenziare la lavoratrice è dettata da una grave sottovalutazione dell’aspetto umano della vicenda». Si chiede al ministero «quali iniziative intende assumere al fine di favorire il ritiro da parte dell’azienda della cessazione del rapporto di lavoro e la piena tutela dei diritti della lavoratrice». Giacomo Stucchi, deputato bergamasco della Lega Nord, ha rivolto una interrogazione con risposta scritta al ministro del Lavoro e Politiche sociali e al ministro per lo Sviluppo economico. Stucchi chiede a entrambi i ministri «se non ritengano doveroso e urgente intervenire, al fine di accertare quanto segnalato in premessa, verificando il pieno rispetto della normativa in vigore, riguardante il diritto alla conservazione del posto di lavoro alla luce anche dei ricorsi presentati dalle organizzazioni sindacali e nel contempo sensibilizzare l’azienda in questione, ad assumere una diversa valutazione sul caso rappresentato». Dal ministero del Lavoro viene confermato l’invio degli ispettori nell’azienda di Lallio.
mercoledì 6 luglio 2011
AGENPARL - 06/07/11 - MANOVRA: STUCCHI (LNP), SODDISFAZIONE PER NORMA RITIRATA
"Una rottura non c'è. Il casus belli è stato eliminato. La norma che aveva provocato malumori è stata ritirata". Giacomo Stucchi, vicecapogruppo della Lega, in un'intervista rilasciata oggi per Il Mattino, si limita a constatare i fatti. E sottolinea che la manovra economica è positiva perchè "salvaguarda gli interessi del Nord. E poi è giusto che i tagli alla spesa pubblica incidano più sui costi della burocrazia centrale, da sempre un pachiderma dai costi incontrollabili. E ancora risponde alle richieste della Lega che ha fortemente voluto, rispondendo alle richieste che sono arrivate dagli elettori, una manovra il più possibile equa e sopportabile e comunque con un punto fermo". Stando alle parole di Stucchi, la priorità rimane comunque: "Garantire la stabilità dei conti pubblici e la riduzione del deficit, che sono vitali per l'economia generale, senza incidere sulla qualità di vita dei cittadini".
Iscriviti a:
Post (Atom)